INTERVISTA A MARIA GRAZIA CUCINOTTA

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Attrice, produttrice e regista.

L’abbiamo conosciuta ai tempi de Il postino, al fianco del compianto Massimo Troisi. È di Maria Grazia Cucinotta che stiamo parlando. Sarà lei una degli ospiti di punta della quindicesima edizione del SA.FI.TER. – Film Festival Internazionale del Cortometraggio, che si terrà dal 29 giugno al 9 luglio 2017 tra San Severo e Conversano. La partecipazione alla kermesse ideata e diretta da Romeo Conte è stata l’occasione perfetta per intervistarla e per parlare della sua ultima fatica dietro la macchina da presa, ossia il cortometraggio Il compleanno di Alice, ma anche dei suoi futuri impegni come attrice, regista e produttrice.

COME, DOVE E QUANDO, É NATO IL PROGETTO DE IL COMPLEANNO DI ALICE?

Il progetto è nato da una storia che aveva scritto mia sorella e dai racconti di mia figlia e dei ragazzi in generale, ma anche dall’esigenza di volere parlare di un fenomeno che invece di diminuire continua a crescere a dismisura. Mi sono rivolta ai ragazzi, ai genitori e più in generale a un pubblico italiano. Ma comunque quello che tratto è un tema universale che riguarda tutto il mondo. C’è da dire che il bullismo c’è sempre stato, ma negli ultimi anni è diventato ancora più aggressivo. L’umiliazione continua anche fuori dalla scuola, diventando eterna e di conseguenza ancora più dolorosa. In realtà, nel mio cortometraggio ho raccontato il dolore che può provocare un’azione che per i ragazzi può anche rappresentare uno scherzo. I ragazzi non conoscono ancora la vita e quindi non pensano alle conseguenze che certe azioni possono avere su una persona che è più sensibile di un’altra. Magari lo fanno per sentirsi superiori o perché hanno delle frustrazioni all’interno dell’ambiente domestico. Anche il bullo è una vittima e dunque dovremmo iniziare con il “curarlo”, così da capire perché si comporta in un certo modo. Il bullizzato solitamente è la persona più sensibile all’interno di un gruppo e questo lo porta a diventare la vittima designata. Con Il compleanno di Alice volevo attirare anche l’attenzione dei genitori, perché le loro disattenzioni possono provocare gravi danni. Oggi siamo tutti presi dalla carriera e quando torniamo a casa ci portiamo i problemi del lavoro. Questo ci porta a sottovalutare o peggio ancora a ignorare i problemi dei figli, con i nostri che finiscono con il prevalere sui loro, ma non per cattiveria, perché riteniamo che i bambini non possano avere gli stessi problemi degli adulti.

QUAL È SECONDO LEI UN O IL MODO – SE ESISTE – PER PROVARE A COMBATTERE, O QUANTOMENO AD ARGINARE, IL PROBLEMA DEL BULLISMO?

Richiede un percorso lunghissimo. Si tratta di un processo mentale che inizia con il rieducare i ragazzi, per fare in modo che siano uniti. In più occorre anche lavorare sui genitori e sugli insegnanti, per fargli capire che non si è schierati da una parte e dall’altra, ma si deve essere complici per riuscire a fare una catena. Non si può pensare che un insegnante si possa sostituire a un genitore e allo stesso tempo non si può pensare che un insegnante debba educare tuo figlio se tu non lo fai.

RESTANDO AGGANCIATI ALL’ATTUALITÀ, QUAL È IL SUO PENSIERO RIGUARDO IL FENOMENO DELLA “BLUE WHALE”?

Non posso credere che i social siano così poco controllati. Oggi si arriva a intercettare e a controllare qualsiasi cosa e non un fenomeno come quello della “Blue Whale“, che ha portato al suicidio di più di duecento ragazzini in tutto il mondo. È una cosa davvero tremenda, che mi spinge a pensare alla grande solitudine dei ragazzi e alla disattenzione dei genitori. Anche se si è un genitore attentissimo come me, a volte è difficile intuire un problema del proprio figlio, perché oggi i ragazzi sono diventati molto bravi a nascondere le cose. E questi non detti si tramutano di conseguenza in nemici segreti, in quelle ombre che si insinuano dentro la tua casa senza che te ne accorga, perché non puoi mai arrivare a pensare che un ragazzino si possa togliere la vita. Esistono persone al mondo che arrivano persino a farti il lavaggio del cervello, che arrivano a minacciare di uccidere la tua famiglia se non prosegui nel “gioco”. E questi ragazzini finiscono con il sentirsi in colpa, perché arrivano a pensare che queste minacce possano concretizzarsi e diventare realtà. La colpa di tutto questo è in primis della mancanza di comunicazione tra i genitori e i figli. Bisogna fare capire ai propri figli che qualsiasi cosa succeda, loro sono più importanti e non devono avere paura di parlarne, perché è con il dialogo con un adulto che si può arrivare a risolvere il problema di turno, qualsiasi esso sia. Questo il consiglio che posso dare.

Torniamo a parlare del suo lavoro dietro la macchina da presa. Già nel suo primo cortometraggio da regista del 2011 dal titolo Il maestro, l’ambiente scolastico ha rappresentato il punto di partenza per affrontre le tematiche di turno. SI PUÒ PARLARE DELLA PRESENZA DI UN FILO ROSSO CHE CONGIUNGE I DUE CORTOMETRAGGI?

Si tratta in realtà di una coincidenza e non di un filo rosso. All’inizio per evitare delle possibili connessioni tra i due cortometraggi avevamo pensato di cambiare ambientazione, ma alla fine abbiamo scelto di mantenerlo. Di fatto, la scuola è l’ambiente dove si trascorre gran parte della giovinezza. Tuttavia, i due lavori si differenziano per storia, personaggi e temi affrontati. Ciò che li accomuna semmai è il concetto di violenza. In entrambi i cortometraggi che ho diretto si parla di forme di violenza, seppur completamente diverse l’una dall’altra. Ne Il maestro si parlava dell’abbandono di un anziano. Chi più di una persona che da insegnante negli anni ha cresciuto tanti figli altrui e poi si ritrova a fare i conti con la solitudine, perché dimenticato da tutto e da tutti, può capire cosa significa veramente l’abbandono una volta andato in pensione. Dunque, l’ambiente scolastico faceva da sfondo e da punto di partenza per raccontare una storia di abbandono. Dall’altra parte, ne Il compleanno di Alice, il tema mi ha portato all’interno della scuola per raccontare dall’interno il fenomeno del bullismo.

QUAL È STATA LA RISPOSTA DA PARTE DELLE GIOVANI INTERPRETI DE IL COMPLEANNO DI ALICE E DEL PUBBLICO DOPO LA VISIONE DEL CORTOMETRAGGIO?

All’inizio ho fatto un casting con una sala piena di bambine, ma nessuna di queste voleva fare il ruolo della bullizzata, nessuna voleva fare il ruolo di Alice, perché tutte, anche quelle più piccoline, volevano interpretare le bulle. Ed è stato difficile fare capire loro che quello del bullo non era il ruolo della vincente, bensì della perdente. E non lo hanno capito fino a quando si sono ritrovate sul set e hanno visto il male che i rispettivi personaggi facevano a una coetanea. In quel momento hanno capito che ciò che facevano veniva visto con disprezzo. Questo per dire che il fatto che ci sia stato un cambiamento in loro e nel loro sguardo è stato per me una grandissima vittoria. Da parte del pubblico, invece, i ragazzini rispondono bene al messaggio e alla visione del cortometraggio, perché l’opera in sé comunica attraverso un linguaggio e un approccio a loro famigliare. Ma sono i genitori a capire ancora meglio il vero significato, perché Il compleanno di Alice e il messaggio di cui si fa portatore è indirizzato soprattutto a loro. Di conseguenza, la maggior parte degli adulti che hanno avuto modo di vederlo sono usciti devastati dalla visione. Questo perché la maggior parte di noi, a causa del lavoro e dei mille impegni giornalieri, commettiamo una serie di errori che ci portano a sottovalutare, a far finta di non capire, a crearci degli alibi che si tramutano poi in bugie che fanno male non solo a noi stessi, ma anche ai nostri figli.

CI PARLA DEL CASTING E DI COME HA TROVATO LA BRAVISSIMA PROTAGONISTA?

Anna Mariano, che nel cortometraggio interpreta il ruolo della protagonista, l’ho trovata per pura fortuna. Devo dire che durante il casting ho lasciato le tante bambine che si sono presentate molto libere, perché ho sempre pensato che anche se sono in tenera età hanno un loro istinto a guidarle. Mi ricordo che erano tutte quante sedute, ma c’era una faccina che spiccava tra tutte ed era la sua. E’ una ragazzina piena di vita, ma allo stesso tempo è molto fragile. Aveva qualcosa in più di tutte, ma non perché le altre avessero qualcosa in meno. Anna era perfetta per quel ruolo, perché avevo capito che poteva restituirmi sia il lato gioioso che quello più doloroso. Questo perché lei sapeva cosa significava il dolore e quindi sarebbe stata in grado di darmi anche l’altra parte. Ma anche tutti gli altri bambini sono stati bravissimi. Abbiamo girato in tre giorni, senza mai fermarci e con grande fatica, ma grazie a loro ci siamo riusciti.

Non si può pensare che un insegnante si possa sostituire a un genitore e allo stesso tempo non si può pensare che un insegnante debba educare tuo figlio se tu non lo fai.

DOVE AVETE GIRATO?

Abbiamo girato a Enziteto, in una scuola che io porterei come esempio in tutta Italia. E’ una scuola che si trova in un quartiere difficile della periferia di Bari, ma dove i bambini hanno a disposizione un’oasi di felicità. Lì ci sono le maestre che hanno costruito la scuola, che hanno disegnato la scuola e colorato con loro la scuola. Il tutto in mezzo a un quartiere assai complicato, dove tra l’altro non è nemmeno tanto facile entrare. E lì, nell’Istituto Scolastico di Enziteto, la cosa bella è che i bambini possono fare i bambini. Fuori possono trovare qualsiasi tipo di problema, ma dentro la scuola no. Lì sono dei bambini. Punto.

COME È STATO GIRARE IN PUGLIA?

La Puglia la adoro perché è una delle Regioni che più sta aprendo le porte al cinema, capendo l’importanza del cinema non soltanto dal punto di vista del business, ma della comunicazione e del futuro. L’Italia non è un Paese industriale, ma un vero e proprio museo a cielo aperto e dunque dobbiamo sapere “sfruttare” i meravigliosi scenari naturali che ci mette a disposizione per un settore importante come quello del turismo. E lo possiamo fare soprattutto promuovendo la terra attraverso il cinema. La Puglia lo ha capito e sta facendo un ottimo lavoro.

Lei sarà tra gli ospiti della prossima edizione del SA.FI.TER. proprio con Il compleanno di Alice, che sarà proiettato nella tappa di Conversano il 8 luglio, come evento fuori concorso. CONOSCEVA IL FESTIVAL E COSA PENSA DEL PROGRAMMA?

Non ho avuto modo di approfondire l’intero programma, ma da una prima occhiata mi è sembrato davvero interessante e ricco di ospiti. Come capirai sono sempre con la valigia in mano, ma sono sempre aperta alle manifestazioni dedicate al cinema, basta che ci sia rispetto per gli autori, per le loro opere e per il pubblico. E a quanto so al SA.FI.TER. ce ne molto di rispetto. Conoscevo la manifestazione di Romeo Conte e del suo staff e ne ho sentito parlare molto bene, per questo ho accettato l’invito. Anche la formula itinerante mi sembra molto interessante.

Ai SA.FI.TER. sarà presente anche nelle vesti di attrice nel ruolo di se stessa nel cortometraggio di Maurizio Forcella, Timballo, selezionato nel concorso della sezione “Corto Italia”. COSA L’HA SPINTA A PARTECIPARE A QUESTO PROGETTO?

Intanto la prima cosa che mi ha colpita è il fatto che parla dell’unione delle diverse culture attraverso il cibo. Quest’ultimo ha un ruolo fondamentale nell’unire e riunire attorno a una tavola persone di culture e nazionalità diverse. E allo stesso tempo la possibilità di girare in una terra che ha sofferto e che è stata ferita a morte dal terremoto, ossia nella provincia di Teramo in Abruzzo, per la precisione a Campli. Girare il corto lì ha dato la possibilità di parlare anche di quella terra e di dare fiducia e speranza di rinascita.

ATTRICE, PRODUTTRICE E REGISTA, IN CHE RUOLO SI SENTE PIÙ A SUO AGIO IN QUESTO MOMENTO?

La produzione è un aspetto che sto sempre di più delegando a mio marito e al suo socio, perché a me piace più il lato artistico. Adesso l’unica cosa di produzione sulla quale mi sto impegnando è la realizzazione di una serie televisiva dedicata al mondo dei teenagers dal titolo Teen. Parte da un fatto di cronaca realmente accaduto tra un gruppo di ragazzini che ci riporta a ritroso nel passato, ma con rimandi anche al futuro. Viviamo con loro il percorso per capire perché è successo e chi è il responsabile. Il tutto vivendo in mezzo ai ragazzi ed entrando nella loro quotidianità, per conoscere le loro storie, le loro paure e il loro punto di vista. Abbiamo aperto un bando (l’entry form da compilare lo si può trovare sul sito www.mariagraziacucinotta.com) per cercare i cinquanta protagonisti attraverso un casting aperto ai ragazzi che frequentano dal 1° al 5° superiore di tutte le scuole italiane.

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