ROMEO CONTE: UN VIAGGIO CHIAMATO SA.FI.TER.

Romeo Conte: un viaggio chiamato SA.FI.TER. | Red Carpet Magazine

Giugno è anche e soprattutto tempo di festival. Nella moltitudine di manifestazioni dedicate alla Settima Arte che affollano il ricco cartellone nostrano uno spazio di riguardo lo occupa di diritto il SA.FI.TER – Film Festival Internazionale del Cortometraggio, l’ormai storica kermesse itinerante che quest’anno giunge alla sua 15esima edizione. Dal 29 giugno al 9 luglio 2017, la “carovana” toccherà quattro incantevoli località pugliesi, per una undici giorni che lascerà sicuramente il segno grazie a una line up di grande qualità, formata da opere sulla breve e sulla lunga distanza provenienti da tutto il mondo. A completare il ricco e variegato programma ci pensa poi un parterre composto da registi e attori della nuova e della vecchia generazione. Ma per scoprire cosa bolle in pentola abbiamo incontrato l’arcigno e indomabile direttore Romeo Conte, che in questa intervista riavvolge le lancette del tempo per raccontarci in esclusiva la genesi della manifestazione, la sua maturazione e per regalarci qualche succulenta anticipazione sull’imminente edizione.  

Dove, come e quando nasce il SA.FI.TER e quali sono state le sue evoluzioni?

Cominciamo con il dire che quando siamo partiti, ossia nel 2003, di festival ce n’erano in Italia, ma non così tanti. Nell’ultimo ventennio c’è stata una crescita esponenziale, un proliferare di manifestazioni cinematografiche grandi e piccole, che nemmeno la crisi e la ristrettezza dei budget a disposizione sono riuscite ad arrestare. Il SA.FI.TER – Film Festival Internazionale del Cortometraggio è nato da un’idea, ossia quella di valorizzare il mio paese di origine che è San Vito dei Normanni, che poco aveva a che fare con il cinema. Tutto partì per gioco. All’epoca c’era ancora la pellicola, oppure i vecchi supporto analogici come il VHS o il BETA, non le moderne tecnologie e gli attuali formati che hanno facilitato moltissimo il lavoro a coloro che il cinema lo fanno e a chi lo mostra, ossia i festival e le rassegne. Ora esistono delle piattaforme digitali su Internet che ti permettono di visionare e ricevere file in ogni momento e da ogni parte del Mondo. Basta pensare che per selezionare i cento corti che mostreremo quest’anno ne abbiamo visionati più di mille.   

Ma riavvolgiamo il nastro al 2003. Ricordo che fu una prima edizione davvero fantastica, dove riuscimmo a coinvolgere l’intera comunità di questo piccolo paesino in provincia di Brindisi. Già da quella prima edizione ci accorgemmo che la manifestazione era stata in grado di attirare l’attenzione di numerosi addetti ai lavori e di talent provenienti dal resto dell”Europa e non solo. In tal senso, il SA.FI.TER ha sempre avuto un carattere e un riconoscimento internazionale. Già da allora, le opere selezionate da me e dal mio staff erano l’espressione di un cinema di grandissima qualità.

Vista la splendida e positiva risposta ottenuta, decisi allora di “sfruttare” questo mezzo per far conoscere ancora meglio il territorio, quello della Puglia per l’appunto, trasformando negli anni seguenti l’evento in una manifestazione itinerante a tappe, spingendosi fino a Salve, vicino Gallipoli, oppure Nardò, Ostuni, Carovigno, Mesagne e Fasano. In questo modo, la gente di quei luoghi, dove l’offerta cinematografica e culturale non era particolarmente ricca – per non dire scarsa – aveva l’opportunità di vedere il cinema e con esso incontrare coloro che lo facevano da davanti e da dietro la macchina da presa, ossia gli attori e i registi, ma anche giornalisti o tecnici del settore. Di conseguenza, i personaggi che sono stati ospiti del festival hanno potuto scoprire le bellezze del territorio, diventato così veri e propri ambasciatori di questa beneamata Puglia, la stessa che oggi tutti celebrano e amano.

E qui viene la nota dolente, perché di difficoltà ce ne sono state molte nel corso degli anni, che hanno reso più complicata l’organizzazione dell’evento. Nonostante i consensi raccolti edizione dopo edizione, la pazienza e la buona volontà spese, i numerosi tentativi fatti per fare radicare il festival nel brindisino e nel leccese non sono andati sempre a buon fine. Nemmeno la mission del festival, vale a dire quella di valorizzare la Settima Arte, il territorio e anche il lavoro delle nuove generazioni di registi e autori, è stata sufficiente a convincere i responsabili di turno. Questo mi è dispiaciuto tantissimo.

Ci tengo a sottolineare che il mio festival è sempre stato indipendente dalla politica per quanto concerne la componente decisionale, tuttavia ha avuto e ha ancora bisogno del contributo delle Amministrazioni locali per potere sopravvivere. La nostra caratteristica principale è, quindi, l’indipendenza, uno status che oggi costa davvero molto caro e che ti impone il più delle volte di fare delle scelte radicali. Scelte, queste, che però ti consentono di camminare a testa alta in “mondo”, quello dell’audiovisivo e dei festival, che si regge su sottili e spesso intricati equilibri. Noi rivendichiamo con orgoglio questa indipendenza e con noi i Comuni e le realtà private che ci sostengono. Una parte importante arriva, infatti, dagli sponsor. Senza di loro e senza il loro contributo non potremmo fare niente. Molti festival sono andati a sostituire la coscienza politica delle Amministrazioni comunali o regionali di questo bel Paese. Noi ci siamo distaccati da certe logiche. Da parte nostra c’è sempre stata un’apertura nei confronti dei vari referenti con i quali ci siamo andati via via a confrontare. Non abbiamo mai avuto problemi o pregiudizi a collaborare con nessuna di queste Amministrazioni, tanto che negli anni abbiamo sviluppato il progetto con la Destra, la Sinistra e il Centro. Ovviamente, come potrete immaginare, queste Amministrazioni cambiano alla velocità della luce e diventa impossibile mantenere una continuità. Naturalmente, i primi a pagare un simile valzer siamo stati noi, che ogni volta siamo stati costretti a ricominciare da zero. Sapendo di questa situazione, alcuni amici e colleghi di Bari tre anni fa mi consigliarono di emigrare e così ho fatto, portando la kermesse in terra barese e nelle sue zone limitrofe. Il problema a quel punto era il nome del festival: SA.FI.TER viene infatti da Salento Finibus Terrae, che è legato al territorio dell’alto brindisino e del leccese. Questa emigrazione ci ha spinto, dunque, a conservare l’acronimo originale, affiancandogli però il clam “Puglia on the road“. Infatti, quella che ci apprestiamo a vivere, dal 29 giugno al 9 luglio 2017, sarà un’edizione che da San Severo ci porterà sino a Conversano.

Il corto viene visto come una palestra, come un saggio per coloro che vogliono provare a fare questo mestiere, per cui viene declassato, sminuito e le opportunità di visibilità non sono le stesse di quelle offerte ai lungometraggi.

Quali sono le peculiarità del festival e la sua mission?

Chi ha contraddistinto sempre questo festival è stata l’anima del suo direttore, un direttore che a sua volta è anche un regista, che in quanto tale conosce le esigenze e le difficoltà del mondo dell’audiovisivo e delle dimensioni festivaliere. Un direttore che nella sua carriera dietro la macchina da presa ha diretto dei cortometraggi e sa a quali difficoltà tecniche ed economiche va incontro chi li realizza, a maggior ragione in una nazione come l’Italia dove, diversamente dal resto del mondo, non esiste un mercato per la produzione breve. Il corto viene visto come una palestra, come un saggio per coloro che vogliono provare a fare questo mestiere, per cui viene declassato, sminuito e le opportunità di visibilità non sono le stesse di quelle offerte ai lungometraggi.  

Tra le principali prerogative c’è quella di salvaguardare le nuove generazioni e i giovani autori. Al nostro festival sono cresciuti i vari Matteo Rovere, Andrea Zaccariello, Edoardo De Angelis, Sydney Sibilia, Pippo Mezzapesa e Gabriele Mainetti. Lo stesso Nicola Guaglianone, che oggi è uno degli sceneggiatori più quotati del cinema italiano, è stato ospite più volte in passato. Oggi sono contento che in minima parte ci ho visto bene all’epoca. Questo è sempre stato l’obiettivo primario del festival, ossia quello di scovare gli autori e cercare di dare loro massima visibilità. Poi la buona cucina e la bellezza dei luoghi dove andiamo a proiettare chiudono il cerchio, facendo da cornice perfetta e ideale alle opere dei registi sopraccitati e di tutte quelle che il SA.FI.TER ha accolto in questi anni, senza nessuna disparità di trattamento. Da noi tutti devono stare bene, devono essere trattati allo stesso modo, perchè non facciamo distinzioni tra registi o attori di serie A e di serie Z. Da noi l’ospitalità è sacra. La kermesse è anche un’importante occasione di incontro tra gli addetti ai lavori, indipendentemente dallo status e dalla fama che hanno raggiunto. Al SA.FI.TER i grandi attori e registi possono confrontarsi con le nuove leve, scambiarsi opinioni e trascorrere momenti di condivisione parlando di Settima Arte e di temi attuali, senza alcuna barriera e a contatto diretto con il pubblico.

Parliamo ora di questa 15esima edizione: cosa bolle in pentola e quali saranno le tappe che la attendono?

Questa 15esima edizione prenderà il via il 29 giugno da San Severo, in provincia di Foggia, dove ci fermeremo sino all’1 luglio nell’arena allestita in Piazza del Municipio. Si tratta di una piccola cittadina situata in una terra difficile e piena di problematiche, a cominciare dallo sfruttamento e dal caporalato. Ciò ci ha permesso di individuare una serie di aree tematiche intorno alle quali costruire la palinsesto di questa tappa inaugurale. A San Severo, infatti, programmeremo la sezione dedicata ai cortometraggi sui diritti umani provenienti da tutto il mondo. Opere importanti, queste, che toccano argomenti altrettanto importanti, che non lasceranno indifferenti.

Poi dall’alto foggiano ci sposteremo al Multicinema Galleria di Bari il 2 e 3 luglio, per una due giorni che ospiterà la sezione internazionale Mondo Corto e quella Corti Puglia, una vetrina competitiva dove ogni anno trovano spazio i lavori firmati da giovani registi pugliesi, quest’ultimi sempre più prolifici. Vi posso garantire che ce ne sono moltissimi e di grande talento, che meritano un’opportunità di visibilità.

Da lì faremo tappa alle Grotte di Castellana dove, dal 4 al 6 luglio, proietteremo all’interno della Grotta delle Grave, a circa settanta metri di profondità, i titoli delle sezioni Commedie d’amore e Children World; quest’ultima patrocinata da Unicef. Si tratta di una location stupenda, davvero magica; una cattedrale naturale da mozzare il fiato. Lì verranno coinvolte anche le scuole locali, con gli studenti che potranno incontrare gli attori e i registi dei film in cartellone.  

E last but not least approderemo a Conversano dal 7 al 9 luglio, per una tappa conclusiva che avrà come protagoniste le opere di Corto Italia, proiettate sullo schermo allestito in Corso Domenico Morea. Insomma, tanta carne al fuoco per un programma ricco ed estremamente variegato, tutto da gustare.

Per quanto riguarda gli ospiti e i lungometraggi fuori concorso, cosa puoi anticiparci?

Il SA.FI.TER è prima di tutto un festival per cortometraggi, ma ogni anno ospitiamo nel programma dei lungometraggi fuori concorso che vanno ad affiancare i tanti titoli delle sezioni competitive dedicate alla produzione breve, anch’essi accompagnati dagli autori e da alcuni interpreti. Cominciamo a San Severo con la proiezione di due opere dedicate al tema dell’integrazione: Vieni a vivere a Napoli, un film a episodi diretto da tre cineasti campani: Edoardo De Angelis, Guido Lombardi e Francesco Prisco; e Sta per piovere di Haider Rachid, una pellicola del 2013 che merita di essere riproposta e riscoperta.

Nella seconda tappa, invece, il pubblico potrà assistere alla proiezione de Il padre d’Italia, seconda prova dietro la macchina da presa sulla lunga distanza di Fabio Mollo, impreziosita dalle intense e coinvolgenti interpretazioni di Luca Marinelli e Isabella Ragonese.   

Dalla Mostra di Venezia 2016, per la precisione dalla sezione Orizzonti, arriva Il più grande sogno di Michele Vannucci, con Mirko Frezza, Alessandro Borghi e Ivana Lotito. Ad esso il compito di animare una delle serate della tappa delle Grotte di Castellana; tappa che vedrà anche la presentazione di Il segreto di Pulcinella di Mary Griffo e la partecipazione del regista e di alcuni interpreti di Smetto quando voglio – Masterclass. E a Conversano chiuderemo in bellezza con il nuovo di film di Stefano Incerti, La parrucchiera, e con il pluri-premiato Indivisibili di Edoardo De Angelis.

Tra gli ospiti già confermati possiamo annunciare la presenza di Neri Parenti, Maria Grazia Cucinotta, che accompagnerà il cortometraggio da lei interpretato dal titolo Timballo (regia di Maurizio Forcella), Ivano Marescotti, Massimiliano Gallo, Giovanni Esposito, Alessio Boni, Anna Ferruzzo e Stefano Fresi. Un parterre di tutto rispetto per un’edizione che si annuncia di altissimo livello.