Top
Al-Bano-redcarpetmagazine

AL BANO

«La vita mi ha dato tanto e mi ha tolto tanto, ma io resto un lottatore»

 

Cantare. Prima piano a mezza voce, inciampando su alcune parole, Prendere la rincorsa e arrivare tutto d’un fiato al ritornello, lasciarsi andare in un duetto improvvisato e cantare. Più di una volta mi sono sorpreso a farlo. Su My way di Sinatra, sulle note di Volare e poi di petto, a squarciagola, urlando Nel sole.

 

di Gino Morabito

 

Al Bano, tu scopri la passione per la musica suonando la chitarra con tuo padre nei campi. Lasci gli studi e ti trasferisci a Milano per fare il cantante di professione.

Frequentavo un istituto di suore, a San Donaci, e lì sì che le maestre rendevano facile lo studio. Alle superiori trovai un’altra mentalità: gli insegnanti facevano sicuramente il loro dovere, ma non ti invogliavano. Questo, insieme al particolare momento che stavo vivendo, mi portò a lasciare gli studi. Da allora cominciai a dare spazio alla musica che esercitava su di me una forte attrazione. In più c’era quel grande Mimmo Modugno che, con le sue canzoni, stava rivoluzionando il mondo. Era nato a Polignano a Mare, ma viveva a San Pietro Vernotico, a due chilometri e mezzo da casa mia. Mi affascinava enormemente quest’uomo che dal nulla era diventato il numero uno. Io volevo uscire fuori dalla povertà, avevo bisogno di spazi nuovi, di nuove emozioni. Così sono partito.

Arrivato a Milano si apre un vero e proprio mondo nuovo. Questo accadeva nel 1960. A distanza di sessant’anni, che tipo di mondo osservano i tuoi occhi?

Al-Bano-redcarpetmagazineHo grande rispetto per quella città, anche se noto che molte cose sono cambiate. Prima gli immigrati eravamo noi meridionali, adesso i migranti sono quelli di colore: africani, senegalesi, indiani, è cambiato il flusso migratorio. A Milano molti pugliesi fecero un successo pazzesco, anche molti figli di pugliesi. Parlo di Celentano, Jannacci, tutta gente che ha lasciato il segno. La verità è che il mondo è cambiato, ma io riesco ancora a vedere la città com’era allora: le prime balere nei dintorni, il Clan Celentano, la fabbrica Innocenti che negli anni Sessanta era una fonte di vita. Oggi vedo Milano come si può vedere la vecchia madre, con i doni che mi ha fatto e gli incontri che mi ha concesso. Lì nei luoghi in cui li ho vissuti.

Oggi come allora, che rapporto hai con l’amore?

L’amore è il motore di ogni essere umano. E per amore intendo, non solo il rapporto uomo donna, ma anche uomo società, città, viaggi, scoperte. Quel tipo di amore per me è intatto, sempre avvolgente e coinvolgente.

Nella vita di coppia hai mai tradito la tua musica?

No, sono cresciuto con la mia musica e mai potrei tradirla! Posso solo assecondarla, accontentarla, rivoluzionarla; varcarne i limiti, con questa timbrica che mi ritrovo e che mi consente di passare dal pop al classico, dalla musica sacra al folk. Mi piace sempre migliorarmi, ma tradirla mai!

Nel 1967 arriva Nel sole, un quarantacinque giri da un milione e mezzo di copie.

Confermo! Quello che più mi colpisce è sentire i ragazzini di oggi che la cantano. È sorprendente, una cosa veramente bella. Vuol dire che, nonostante gli anni, ha lasciato il segno.

Al-Bano-redcarpetmagazineA guardarlo da fuori il tuo sembra il percorso di un uomo predestinato al successo.

A volte mi rendo conto che mi sono capitate cose incredibili, immaginabili. Ho amato l’idea del successo ma non avrei mai pensato di raggiungere i risultati che, grazie a Dio, ho conquistato.

La vita ti ha dato tanto, ma tanto ti ha provato.

Si, la vita mi ha dato tanto e mi ha tolto tanto! Ognuno ha il proprio destino e non si può cambiare il suo corso, puoi solo subirlo e accettarlo. Ma io resto un lottatore.

Si direbbe un lottatore che non ha paura di niente e di nessuno. Davvero non c’è nulla che ti spaventi?

A me non fa paura niente! Qualsiasi cosa dovesse riservarmi la vita di brutto, avrà pane per i suoi denti.

Non ci resta che accompagnare il pane con un bicchiere di buon vino… Sei risultato essere il migliore produttore vinicolo al mondo tra quelli vip.

Ho iniziato nel 1973 il primo imbottigliamento e difficoltà ce ne sono state, anche perché ero novello in quel campo. Però, quando ci sono buona volontà e voglia di fare, tutto diventa vincente.

 

Allora in alto i calici, Al Bano, brindiamo alla nostra!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi