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Alessandro Pondi «Un film nasce da un rapporto tra tutte le arti»

Fare il cinema non basta. Per Alessandro Pondi un film nasce da un rapporto tra tutte le arti: dalla scrittura, dal lavoro con gli attori, dalla scelta delle scenografie, dalle ambientazioni (è un appassionato di design e architettura), dai costumi e dalla musica (elemento centrale dei suoi film e che alla fine diventa anch’essa un altro racconto).

 

di Francesca Capaccioli

 

Il suo cinema è nutrito da tutte queste grandi passioni perché “nessuna estetica si nutre di essa” e va alimentata dalla conoscenza che arricchisce ogni minimo dettaglio. A settembre è uscito il suo secondo film “Tutta un’altra vita”, una commedia dall’ironia illuminante e liberatoria dove dietro la risata si celano le ossessioni, le nevrosi, i fallimenti, i rimpianti e una certa fragilità di vivere tipica della società di questo tempo, sempre in continua evoluzione.

 

I tuoi film nascono da una riflessione e da una osservazione costante della realtà…

Direi di si. Gli autori devono essere degli attenti osservatori del loro tempo. Devono osservare la società e capire dove sta andando. Soltanto in questo modo possono sperare di raggiungere il grande pubblico. Fellini diceva che le idee migliori uscivano in metropolitana o sul tram per andare  da Piazza del Popolo a Cinecittà. I vizi, le virtù, le gioie o le preoccupazioni della gente sono il vero humus del nostro cinema.

 

La creazione di un personaggio è più complessa della messa in scena?

Sono due cose completamente differenti e comunque due problematiche che affronto in due momenti diversi.

Il personaggio nasce e lo plasmo mentre scrivo il soggetto. Gli costruisco una vera e propria carta d’identità e man mano che racconto la storia delineo il suo arco di trasformazione. Poi, dopo un attento brainstorming, insieme ai miei co-sceneggiatori, intuisco se può funzionare o se il personaggio ha bisogno di nutrirsi di ulteriori peculiarità. La messa in scena è la prova del nove. Da lì si vede se il personaggio ha una vita propria o se ha bisogno di ulteriori sfaccettature. Generalmente, se è stato fatto un buon lavoro di scrittura, nella messa in scena il personaggio cresce e finalmente si materializza. E quando accade è una sensazione sorprendente.

 

Alessandro-Pondi-redcarpetTi sei formato con il grande maestro Luciano Vincenzoni, direi che sei stato prescelto…

Sono stato semplicemente fortunato. Conobbi Luciano nel 1999, stavo scrivendo una serie televisiva per Mediaset e Lui era il mio editor, ovvero il controllore del mio operato. Da parte mia fu sicuramente amore a prima vista. Nonostante le sue stranezze e la sua agorafobia che lo stringeva da anni a non uscire dal suo bellissimo appartamento in Parioli, era pur sempre quel genio che aveva scritto i capolavori di Pietro Germi, di Sergio Leone, “La grande guerra” di Monicelli, oltre ad una sessantina di film, e ricordo che guardavo Luciano con occhi pieni di ammirazione e rispetto.

Appena terminai di scrivere la serie Tv continuai a frequentarlo per altri tre anni durante i quali posso dire di aver imparato molte cose, specie l’arte dell’affabulazione.

 

È più facile scrivere o dirigere?

Faccio lo sceneggiatore da 25 anni, ho ideato soap opera, diverse serie tv, ho scritto per il teatro e per il cinema e ormai la scrittura è un processo che mi viene piuttosto naturale.

Dirigere un film invece richiede un altro tipo di impegno. C’è uno sforzo creativo come nella scrittura, ma anche un grande sforzo fisico. Tra preparazione e messa in scena si lavora una decina di settimane consecutive di giorno e di notte, sotto il sole e con la pioggia. Si deve coordinare un gruppo di lavoro di 90, 100 persone e poi c’è da instaurare un rapporto profondo con gli attori che daranno anima ai personaggi che fino a quel momento vivevano solo sulla carta e dentro la mia testa. A conti fatti credo sia più complesso dirigere un film, ma è talmente stimolante che tutte le difficoltà vengono alleviate dal piacere di vedere l’elaborazione di un’opera.

 

Come alimenti la tua creatività?

Leggo molto e viaggio il più possibile. Sono una persona curiosa e un buon osservatore. Mi piace spiare la vita delle persone e immaginare il loro vissuto. A volte mi basta poco, giusto alcuni dettagli (il modo di vestire, la gestualità, la parlata) per iniziare a fantasticare e a costruire nella mia testa il personaggio. È stimolante. È un esercizio che faccio da quando sono bambino.

 

Alessandro-Pondi-redcarpetCol senno di poi, cosa avresti fatto se tu fossi stato il protagonista del tuo film?

In “Tutta un’altra vita” Brignano interpreta Gianni, un tassista romano, un po’ annoiato e insoddisfatto della propria vita. E quando una coppia benestante, in partenza per una settimana per le Maldive, dimentica nel suo taxi le chiavi della loro meravigliosa villa, azzarda e si impossessa della villa e della vita dei proprietari per una intera settimana.

Io no. Nonostante io sia di natura curioso e subisca la fascinazione per il proibito, forse mi sarei fermato un po’ prima… diciamo che mi sarebbe bastato un bel tuffo in piscina.

 

Una lista di cose per cui vale la pena vivere?

Sono un inguaribile romantico, quindi, per me, vale la pena di vivere per amare, per gli amici, per viaggiare, per conoscere, per mangiare (sono una buona forchetta) e per la primavera, che è indubbiamente la stagione che preferisco.

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