Top

ALESSANDRO PREZIOSI – «La responsabilità di ogni nostra scelta»

La profondità umana, l’attenzione ad ogni sua interpretazione, il bisogno di ascoltare ogni suo personaggio e capirne la natura. Alessandro Preziosi, da sempre, prende parte a progetti e a film consapevoli e di grande impatto emozionale. Un attore dallo sguardo profondo e sensibile, netto e deciso interpreta con dedizione e immediata realtà il personaggio di Marco Lo Bianco, ispirato al giudice Roberto Di Bella, nel film ‘Liberi di scegliere’ del regista Giacomo Campiotti. Raccontare e vivere la legge e la sua verità è una responsabilità grande e incessante che Alessandro Preziosi ha saputo cogliere, in ogni suo ruolo e in ogni tempo, grazie al suo mestiere e al suo operato.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuto, Alessandro. Come descriverebbe il personaggio da lei interpretato nel film ‘Liberi di scegliere’?

Il giudice Marco Lo Bianco, prima di tutto, è profondamente schivo. Questo suo essere ne condiziona una serie di comportamenti sia all’interno della sua famiglia, sia nelle situazioni calde del lavoro che svolge con i suoi colleghi, con i volontari che lo aiutano. Marco Lo Bianco mi ha ricordato un po’ mio padre, una persona di poche parole, sempre nel pieno controllo di ciò che doveva gestire. Trovo che questo sia uno dei personaggi più delicati che ho interpretato, fino ad ora. Non riesco a descriverlo in modo totale perché, per fortuna, va visto e non raccontato.

 

Nel film viene raccontata la storia del protocollo ‘Liberi di scegliere’, progettato dal Presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria. Cosa l’ha spinta a prendere parte a questo progetto? 

Il  protocollo ‘Liberi di scegliere’ propone una rete di protezione e di sostegno per tutelare e assicurare una concreta alternativa di vita ai minori e alle loro madri, provenienti da famiglie mafiose. Sono venuto a conoscenza di qualcosa di nuovo. Ero curioso di raccontare un giudice non seduttivo, non carismatico, che non avesse le classiche “cavallerie rusticane” che ne accompagnano le gesta. Racconto semplicemente un uomo che fa il suo lavoro. Spesso si dimentica che é questo quello che conta ed è fondamentale: fare il proprio lavoro. Se la libertà di fare il proprio mestiere, ciò per cui una persona si sente portato, viene a mancare allora: non c’é legge, non c’è cosa che possa aiutare.

 

In che modo si è documentato per interpretare al meglio il personaggio di Marco Lo Bianco?
Mi sono documentato su tutta la storia e l’attività del giudice Roberto Di Bella, a cui si ispira la storia. Ho letto molti articoli di giornale che raccontavano le reazioni delle madri a cui erano stati tolti i figli perché erano ormai contaminati dal male.
Quando si fa il mio mestiere, la documentazione é utile per intrecciare la propria suggestione e la propria fantasia con piccoli elementi che diventano importanti. Mi ha molto aiuto riscontrare nel giudice Di Bella una natura schiva, un disinteresse totale dal sedurre l’interlocutore, dal sembrare carismatici. La narrazione ha aiutato il personaggio a risultare così. La cosa più affascinante per un attore è quella di non ritrovarsi nel personaggio che interpreta, in questo caso il personaggio di Marco Lo Bianco mi ha fatto invidia. Avrei tanto voluto essere come lui, so che non lo sarò mai. Questo fa parte del mio mestiere.

 

Quale spera possa essere il messaggio che ‘Liberi di scegliere’ può dare ai telespettatori che lo guarderanno?

Il messaggio che questo film riesce a dare è quello di credere che la propria coscienza sia qualcosa che prescinda dal fatto che lo Stato ti possa o meno indicare la strada maestra. La coscienza ce l’hai perché é la tua famiglia che ti permette di averla. La famiglia é il centro e il fulcro di questa storia, non lo Stato. Inoltre, il lavoro del mio personaggio coincide con tutti i lavori. Se nel tuo lavoro, sei un professionista determinato e sai fare il tuo lavoro, intorno a te avrai un riscontro importante. Il messaggio più bello che ho ricevuto come professionista, come padre, come uomo ed ex studente di legge è che la legge comicia ad essere una verità oggettiva, e non soltanto un’opinione, quando è l’individuo a decidere di metterla in pratica.

 

Cosa pensa di aver ricevuto umanamente e professionalmente dall’esempio e dall’operato del giudice Di Bella?

Il grande esempio che il giudice Di Bella mi ha regalato è che, prima di imporre una scelta a qualcuno, devi aver capito e centrato la tua scelta. La scelta è quella di essere un individuo e non uno dei tanti che appartiene ad un sistema bloccato nel far funzionare determinate cose in maniera corretta e definitiva. La scelta del giudice sta nel dire: ‘io scelgo una vita rischiosa, metto a repentaglio la mia piccola comunità, scelgo di agire all’interno dell’adolescenza in determinati contesti. Sono in grado di attecchire sulle persone a cui mi rivolgo’.

 

Cosa significa avere la possibilià e la libertà di scegliere nella propria vita e nel proprio lavoro, per lei?

Un uomo ha valore nella storia di un paese quando condiziona la responsabilità sociale e la nostra coscienza morale. La libertà di scegliere, una volta che l’hai decisa e messa in pratica, determina una responsabilità. Mi ha sempre colpito questo: fare il proprio dovere. Trovo che questa sia la cosa che più mi commuove. Mi sono trovato ad interpretare un giudice che aveva il coraggio di scegliere senza che morisse e si immolasse. Questa è la grande forza del film ‘Liberi di scegliere’ in cui sono stato coinvolto. Sono un esempio importante le persone che non vivono più per se stessi ma per far vivere i loro obiettivi e le loro idee. La mia professoressa di matematica, quando studiavo, mi diceva: Preziosi, lei ha fatto metà del suo dovere.

 

In che modo e con quali mezzi un attore rende il suo personaggio un uomo positivo e buono?

Quando interpreto un personaggio, mi porto fino alle estreme conseguenze. Per poter rendere visibile la bontà del mio personaggio in ‘Liberi di scegliere’, per esempio, mi sono sempre confortato con il regista Giacomo Campiotti. Non bastano le buone intenzioni per rendere un personaggio buono. Bisogna avere una progressione profondamente intima, di grande pace, di grande centratura in quello che vuoi ottenere dal tuo personaggio. Questo accade anche quando interpreti un personaggio negativo. Pensare al bene dell’altro è molto importante. La bontà di un personaggio è tale, dal punto di vista recitativo e narrativo, quando hai la sensazione che ciò che fa il tuo personaggio lo fa per gli altri. Quando vuoi fare il bene dell’altro, riesci a mettere in campo la bontà. Così come al contrario, quando tu non vuoi il bene dell’altro ma soltanto il tuo personale, diventi una persona cattiva.

 

 

 

Foto di Sara Petraglia, Ufficio Stampa Kinoweb

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi