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ALESSIO BONI – «L’iconico e visionario Don Chisciotte»

L’originale e immortale caballero errante, nato dalla penna di Cervantes, è uno dei personaggi più famosi della letteratura mondiale e le sue vicende hanno appassionato generazioni. Non è stato il cavaliere un po’ pazzo che vede quel che non c’è, anzi ci dimostra che sa sollevarsi ed affrontare la vita con ironia e coraggio, di essere capace di immaginare altre dimensioni e di creare figure e sentimenti.

di Francesca Capaccioli

Una messa in scena spettacolare, a cosa vi siete ispirati?

Per questa messa in scena abbiamo puntato su ironia, poesia e codice onirico, l’incantesimo che crea la spettacolarizzazione. Le scene sono ideate con dei quadri narrativi che ti immergono con grande semplicità fanciullesca nelle atmosfere folli e visionarie del romanzo.

La follia di Don Chisciotte scavalla tutto, va oltre, è più potente oggi che ieri.

Don Chisciotte è un inno agli slanci inconsueti, ai sogni alle idee folli, alla parte più nobile però della follia, non quella nera, nefasta. È un eroe che perde, è un eroe che non riesce a disincantare Dulcinea è un cavaliere errante che non riesce a scalfire il mago Sacripante, non riesce a farne una giusta, anzi crea solo danni. Però, nonostante tutto, ha tenuto fede ad una delle virtù più importanti che l’uomo possiede nella vita, che è il coraggio ed essere fedeli ai propri sogni, lui ha tenuto fede a questa voglia di risistemare il mondo, va solo per filantropia pura.

Ed oggi secondo te chi sono i Don Chisciotte di questo tempo?

Ti faccio tre nomi di donna: Eglantyne Jebb che è stata una inglese straordinaria; nel 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, insieme alla sorella, è andata a fare la crocerossina volontaria. Quando è finita la guerra, nel 1919, ha costituito Save the Children, con l’intento di alleviare le terribili sofferenze subite dai bambini durante la guerra e, come potrai immaginare, tutti la davano per pazza, assurda, maniaca e ancora oggi Save The Children è una delle istituzioni più potenti al mondo. Un’altra Modernissima Don Chisciotte è Ilaria Cucchi che in barba a tutte le burocrazie ha combattuto per capire e sapere la verità della morte di suo fratello Stefano; per finire la straordinaria Greta Thunberg che ha mobilitato il mondo scendendo in piazza.

Su che cosa ti fa riflettere lo spettacolo?

Che se tu hai un’idea e ci credi veramente la devi perseguire fino in fondo. Ognuno di noi ha una testa pensante, cosciente e deve essere libero di poter scegliere quello che ha e che vuol fare, non devi snaturarti. Essere ciò che sei, tener fede a te stesso, crederci è una cosa rarissima, lo fanno in pochissimi. Don Chisciotte ti fa riflettere su questo, ti fa pensare a chi sei e che cosa fai, questa è la tematica più potente.

Una frase di Don Chisciotte…

“Ricordati Sancho che chi più vale, più deve fare”.

E Sancho Panza?

Abbiamo scelto Serra Ylmaz perché Sancho Panza è un personaggio talmente puro, talmente fuori dalla norma, talmente chagalliano, onesto, che l’onestà, la purezza non ha sesso e gli ho lasciato i suoi capelli blu perché è pop ed è giusto che li porti in scena. E poi, anche a testimonianza che gli immigrati si possono integrare.

E dopo l’iconico caballero, quale personaggio vorresti interpretare?

Sicuramente Amleto è un personaggio che m i appartiene fin dai tempi dell’Accademia d’Arte Drammatica, l’ho studiato per tanti anni con il grande Maestro Orazio Costa. Sono affascinato anche da altri capolavori shakespeariani come Macbeth, Riccardo III, perché riescono a farti entrare in quella parte più misteriosa e sconosciuta della nostra anima, che sappiamo anche inevitabilmente, in qualche modo, far parte di noi.

 

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