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ALESSIO LIGUORI

“IN THE TRAP”, L’HORROR ITALIANO ALLA CONQUISTA DEL MONDO

 

Arriverà nei cinema il 23 gennaio In the Trap, esordio alla regia di Alessio Liguori che si cimenta in un horror psicologico dal respiro internazionale. Abbiamo incontrato il regista per farci raccontare motivi e genesi del suo primo lungometraggio

di Lucia Mancini

 

«Ero al telefono proprio adesso con i distributori in Vietnam: sta succedendo il “panico”»: Alessio Liguori mi accoglie così sulla porta della sede della Mad Rocket Entertainment, la società italiana di produzione indipendente nata nel 2015 e da lui fondata insieme a Daniele Cosci, Alessandro Risuleo e Simone Bracci. Il “panico”, con un’accezione in questo caso totalmente positiva, è legato all’uscita del giorno dopo nei cinema vietnamiti di In the Trap, il suo primo lungometraggio, che farà tappa anche in Canada, Stati Uniti, Russia, Corea del Sud e, ovviamente, Italia, arrivando nelle nostre sale il 23 gennaio 2020 distribuito da Zenit Distribution.

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In the Trap è un film horror che narra la storia di Philip, un solitario correttore di bozze intrappolato nel suo appartamento, troppo spaventato per andarsene e ossessionato da una sconosciuta forza malvagia che lo ha tenuto prigioniero negli ultimi due anni. Sfumature horror anche per Shortcut, l’altra pellicola diretta da Liguori che dovrebbe uscire in Italia verso giugno 2020.

«Per me è divertente fare horror, sono cresciuto con questi film, ma ovviamente voglio fare anche altri generi – racconta il regista – Lavorare a pellicole di questo tipo è innanzitutto una buona scelta industriale che ti permette di non dipendere soltanto dai finanziamenti statali, a patto che ovviamente si faccia un prodotto di qualità con dei linguaggi e codici universali».

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Universali come può essere ad esempio un esorcismo, presente nell’opera, ma che di certo non ne è l’elemento essenziale. Al centro di In the Trap, infatti, c’è un drama, una storia dai profondi risvolti psicologici. «Potremmo togliere tutta la parte horror dal film e avremmo una metafora sulla crescita e la trasmutazione di un uomo. Il vero esorcismo, il vero combattimento nella pellicola è quello che compie il protagonista con i demoni del proprio passato. L’esorcismo è sicuramente un punto chiave del film, ma oltre a una funzione pratica ne ha anche una metaforica».

Per rendere al meglio sullo schermo questo momento, Liguori e lo sceneggiatore Daniele Cosci hanno preso spunto da un film come The Exorcism of Emily Rose e, allo stesso tempo, hanno cercato di realizzare una messa in scena il più realistica possibile, guardando molti filmati di esorcismi veri e parlando con preti che si occupano realmente di questi fenomeni. La scelta di abbracciare una visione realistica ha fatto sì che, nel film In the Trap, non si vedano persone volare o camminare sul soffitto, rendendo l’intera situazione ambigua: «Quando vedi qualcosa di simile, non sai se crederci o meno. Lo scettico non ci crederà, mentre il credente vi vedrà un esorcismo. L’approccio al film è stato fondamentalmente questo, in modo da permettere allo spettatore di farsi da sé un’idea».

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Avendo optato per la via del realismo, era indispensabile riuscire a individuare un cast all’altezza che potesse portare sullo schermo delle interpretazioni perfette senza l’ausilio di effetti speciali, dando ovviamente il giusto peso anche alla parte drama del film: la scelta è ricaduta su attori come Jamie Paul (Black Mirror), Sonya Cullingford (The Danish Girl, La Mummia), David Bailie (Pirati dei Caraibi, Il Gladiatore), l’attrice italiana Miriam Galanti, Paola Bontempi e Robert Nairne. «C’è una politica nella Mad Rocket e nella Dreamworldmovies di Luigi De Filippis, che ha prodotto il film con noi – spiega Liguori – ossia quella di fare opere che possano essere distribuite a livello internazionale. Un cast madrelingua inglese era sicuramente adatto allo scopo. Tornando indietro, non avrei dubbi e sceglierei nuovamente gli stessi interpreti: sono stati eccezionali».
Anche il tipo di storia e l’ambientazione sono stati fondamentali per rendere In the Trap un prodotto esportabile: la casa dove vive Philip, con le sue architetture non italiane, è una sorta di seconda protagonista e metafora del suo spirito, costruita in ogni singolo dettaglio negli studi della Latina Film Commission, mentre le riprese in esterno sono state eseguite in Cornovaglia.
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La gestazione del film è stata piuttosto lunga: nonostante l’ottima accoglienza ottenuta nei mercati internazionali, trovare un produttore che credesse nel progetto non è stato semplice, ma alla fine ci si è arrivati anche grazie al teaser trailer fatto girare per anni. Il risultato, però, sembra valerne la pena: «Il film visto in sala mette davvero i brividi. La proiezione avvenuta al Trieste Science + Fiction Festival è stata pazzesca, con una risposta più che positiva non solo da parte della stampa ma anche del pubblico: all’uscita dalla sala ho sentito le persone che ne parlavano ancora, che è poi il risultato che vorrei ottenere con i miei film. Mi piacerebbe riuscire a comunicare dei bei messaggi con le mie opere. In the Trap, alla fine, è proprio questo che fa: al centro della storia non vi è l’elemento horror, ma si parla di amore e di fede, e mi auguro che tutto ciò dal film arrivi direttamente allo spettatore».

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