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ANDREA ARCANGELI – «La pazienza dei sogni»

Andrea sogna, realizza quei piccoli grandi sogni che pensava fossero così lontani dal suo mondo. La recitazione per un giovane attore di così grande talento diventa, inevitabilmente, quel centro vitale senza il quale nulla è più lo stesso. Andrea ha percorso strade infinite verso ciò che adesso è la sua brillante carriera. Ha conosciuto ogni minimo particolare del suo sogno e costantemente non smette di credere che c’è sempre qualcosa da conoscere e riconoscere per accrescere quel suo talento. Questo attore dal sorriso semplice e dall’anima limpida e reale ha imparato che i sogni richiedono pazienza, attenzione, verità. Andrea porta la sua pazienza in una valigia grande e spaziosa per affrontare il meraviglioso viaggio verso ogni ruolo che interpreterà.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuto, Andrea. Sei tornato al cinema con il film “Domani è un altro giorno”.

Nel film interpreto il figlio di Marco Giallini. Questa esperienza è una delle più belle fatte fino ad ora, aver girato con attori come Marco e Valerio Mastandrea è incredibile. Ogni giorno, sul set è stata una sorpresa estremamente divertente.

Come descriveresti il tuo personaggio?

Il mio personaggio è un ragazzo molto semplice. Di lui mi piace il fatto che ogni spettatore può rivedersi in ciò che fa. Studia a Barcellona e, un giorno, riceve la visita di suo padre. Il rapporto tra il padre e il figlio è un rapporto semplice. La volontà del regista era proprio questa: cercare una verità e una semplicità per i nostri personaggi.

Quale credi sia la caratteristica principale di “Domani è un altro giorno”?

Credo che sia un film empatico che non si aggrappa a chissà quali virtuosismi di sceneggiatura. “Domani è un altro giorno” racconta le relazioni umane. La semplicità dell’essere umano è la cosa più complessa e meravigliosa che esiste. Parlare dei rapporti umani in un film non è semplice perché non siamo più abituati ad avere a che fare con i nostri sentimenti basilari.

Cosa speri e ti auguri che i più giovani colgano di questo film?

Mi piace pensare che le persone vadano al cinema ad emozionarsi, in qualche modo. Se due ore di un film possono farti staccare dalle tue giornate, lasciarti un sentimento e farti provare un’emozione particolare è tutto. Il cinema è questo e questo film può raccontare una storia che tocca chi la guarda. Questo è un film semplice che ha la piccola grande pretesa di raccontare le persone nella loro semplicità e nella loro complessità.

Ti abbiamo recentemente visto nella serie tv “Trust” con la regia di Danny Boyle. Un bel premio per un giovane attore talentuoso, non pensi?

Sì, è stata un’esperienza meravigliosa. Fino a quando non ti capitano occasioni del genere è difficile pensare che possano accaderti. Danny Boyle è un regista, premio Oscar, che io ho sempre amato. Per un attore inglese o americano lavorare con Danny Boyle è quasi impossibile, figurati per un attore italiano. Quando ho saputo che c’erano i provini per la serie in Italia, dentro di me mi dicevo: questa è l’unica occasione che ho per lavorare con Boyle. La cosa più bella, per me, è stata scoprire l’estrema semplicità e umiltà di questo regista. Pensi di trovare una sovrastruttura e invece quella crolla perché lui è una persona estremamente empatica con cui è un piacere lavorare.

Hai affermato di aver girato “Trust” in una serie di posti in Calabria quasi sconosciuti. Mi racconti come ti sei trovato lì?

Ammetto di essere stato in Calabria una sola volta nella mia vita. Durante le riprese mi sono trovato improvvisamente nei posti in cui è realmente avvenuta la storia e quindi il rapimento che stavamo raccontando. Mi sono ritrovato in posti che non avevo idea esistessero. In Calabria esistono dei posti in cui le montagne partono dalla riva del mare. Dal punto di vista della fotografia è stato bellissimo mostrare quei posti. Non ti nego che non era semplice girare in location del genere perché tutto ciò comportava farsi un’ora di macchina per arrivare al campo base, poi farsi altri venti minuti con la jeep e altri dieci minuti a piedi. Quando ogni mattina arrivavo sul set, mi sentivo connesso con il mio personaggio grazie a quelle location. Sapevo di trovarmi in quei posti in cui la vicenda era avvenuta per davvero ed era inevitabile avere tanti pensieri che mi facevano riflettere su ciò che stavamo raccontando.

Sei giovane ma hai già fatto una bella gavetta e una carriera di tutto rispetto. Quali sono le tue nuove consapevolezze, adesso?

Non si finisce mai di imparare e di migliorare. Era importante per me, sin dall’inizio, trovare quella consapevolezza di me stesso utile poi a tirar fuori determinate emozioni per i miei personaggi. I personaggi sono tutti diversi ma in qualche modo cerco sempre di trovare una connessione comune tra me e il personaggio che poi vado ad interpretare. Voglio dare ad ogni personaggio una struttura vera e realistica e per fare ciò devo conoscere me stesso. Il percorso reale di formazione per un attore è questo. Ho scoperto che il miglior modo per conoscermi è fare esperienze, conoscere le persone che incontro. Relazionarmi con gli esseri umani è il modo migliore per capire chi sei e cosa cerchi e di conseguenza cosa puoi dare ai personaggi che interpreti.

Adesso cosa rappresenta per la tua vita la recitazione?

In questo momento la recitazione è diventata spaventosamente tutto. Prima la recitazione era soltanto qualcosa che mi piaceva fare e che poteva essere potenzialmente il mio lavoro. Adesso, all’età di venticinque anni, è il centro. Se togliessi la recitazione dalla mia vita non saprei cosa fare e non saprei chi essere. L’unica cosa che voglio fare è migliorarmi sempre di più per fare i conti con un mondo cinematografico difficile da penetrare. Nessuno ti regala mai niente. Certe cose me le devo sudare, me le guadagno solo se me le merito in qualche modo.

Le cose si guadagnano e si ottengono con la fatica. Ma ci sono stati dei no che ti hanno fatto male e che hai ricevuto?

Il nostro lavoro è fatto di provini che non sempre vanno bene. Ogni volta che fai un provino passano settimane e tu non sai come è andata. Ricevere un ‘no’ è sempre una bella botta però ho imparato l’arte della pazienza e dell’accettazione. Sarà sempre così il mio lavoro. I provini esistono, la tua carriera è sempre appesa ad un filo. Uno stato di tranquillità per un attore è quasi un’utopia. Nella mia vita, non sono mai stato così tanto paziente ma adesso ho imparato ad esserlo. In questo lavoro devi accettare per forza di essere paziente, perché se ad ogni provino ti aspetti che ti prendano e poi ci resti male quando non entri in quel progetto, dopo un po’ impazzisci. Devi essere in grado di vedere il percorso che fai a grandi linee. Se non va in porto quel determinato progetto, magari quel provino ti ha dato l’occasione di conoscere il regista che forse la prossima volta si ricorderà di te. Non ti nego che molti non li ho vinti, ma ogni provino a modo suo è stato importante per costruire qualcos’altro nella mia carriera. L’importante è riuscire a vedere la strada che stai prendendo ed essere il primo a credere nella tua carriera.

C’è un ruolo che ti piacerebbe ottenere in questo momento?

Vorrei interpretare Amleto. Mi incuriosirebbe una versione cinematografica su questo personaggio. Sarebbe come mettere insieme l’epicità del linguaggio di William Shakespeare con il linguaggio minimo che invece devi portare davanti alla macchina da presa. Questo binomio mi affascina. La versatilità di linguaggio di Shakespeare mi incuriosisce.

Vorresti tornare a recitare a teatro?

Spero di poter tornare presto a teatro. Ho iniziato lì e il teatro è il punto massimo per un attore dal punto di vista dell’impatto emotivo che uno ha sul palco. Quell’impatto difficilmente lo senti davanti alla macchina da presa. Quella sensazione e quell’emozione che arriva in quell’esatto momento sul palco con le persone che sono nella sala a vedere proprio te è qualcosa di meraviglioso. Ti sembra quasi di poter scendere giù dal palco e poter toccare ogni persona che ti sta guardando. L’energia è tangibile.

Quale augurio vuoi fare alla persona che sarai tra un po’ di anni?

Vorrei non perdere mai le speranze anche quando le cose sembrano andare contro di me. Bisogna combattere con i provini, con le decisioni che spesso non spettano a noi ma a qualcun altro. Nei momenti in cui starò per dire: basta, non ce la faccio più. Vorrei augurarmi di trovare la forza di continuare, di crederci sempre.

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