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ANDREA BOSCA – «Le storie vere da raccontare»

Il viso invecchiato dal tempo, lo sguardo sofferente con una vita da ritrovare, mille pezzi distrutti di un passato che torna e non vuole lasciare spazio al presente. Andrea Bosca racconta con verità e umanità il personaggio di Jonas nella seconda stagione de ‘La porta rossa’. Il suo personaggio invecchiato e reduce da un lungo coma deve ricostruire una vita che ora manca. L’interpretazione di Andrea Bosca è emozionante e spiazzante. Raccontare storie vere, viverle e cucirle addosso come se fossero una seconda pelle è ciò che Andrea Bosca riesce a fare e che ci auguriamo faccia per sempre.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuto, Andrea. Sei in tv con la seconda stagione de ‘La porta rossa’. Che emozione provi nel rivederti in tv?
Un’emozione fortissima. Interpretare Jonas era una scommessa potente. Avevo dentro di me una grande aspettativa. Abbiamo creato questo personaggio con il regista Carmine Elia, passo dopo passo, cercando di dargli un’umanità. Tutto quello che è successo a Jonas è molto lontano da ciò che è successo a me. Ho dovuto lavorare molto sull’aspetto, sull’immaginazione.

Come descriveresti Jonas in questa stagione? Che uomo è adesso?
Jonas è un uomo rotto che appartiene al passato. Guarda al presente come se facesse un viaggio nel futuro. Questo personaggio si ritrova in una diversità assoluta e gli unici appigli che gli permettono di riconoscersi sono gli oggetti che aveva negli anni’80. Vive in una bolla e la sua necessità è quella di vendicarsi contro chi gli ha strappato tutto. Ha un passato pesante che lo spinge. Jonas non ricorda la sua vita da fantasma, conosce tante cose e ha tanti segreti. Cerca la verità e cerca di capire cosa gli è successo e cosa gli sta succedendo. Nella sua ricerca della verità, cerca di farsi giustizia. Credo che sia un personaggio che ha dentro tante cose da scoprire sugli altri e su sé stesso.

Cosa pensi di aver dato a questo personaggio e cosa pensi che Jonas abbia dato a te, a livello umano?
Ho dato a Jonas il mio cuore ferito e le mie perdite. Jonas mi ha dato la possibilità di disporre delle mie ferite, capirle meglio e riuscire a metterle in scena. Ho raccontato e toccato certe cose in maniera più profonda. Tutto ciò mi ha permesso di stare sul set con i miei colleghi in una maniera più intensa. Ho così avuto un’apertura e un’onestà che il mio personaggio mi ha dato. Jonas è un personaggio per cui bisogna essere estremamente veri ed onesti nelle emozioni. Volevo che i telespettatori sentissero che dentro Jonas c’è una vita vera.

La serie racconta il legame tra le persone che restano e le persone che muoiono. Che idea ti sei fatto di questo tema così forte e importante?
Il legame tra i vivi e i morti è il sogno un po’ di tutti, come dice Jonas. Poter parlare con delle persone care è un tema profondo che colpisce la nostra anima. Nessuno di noi ha la verità in tasca. Le presenze sono assenze. Le persone che abbiamo perso, molto spesso, sono nel nostro cuore come se fossero un’essenza. So, in maniera essenziale e intuitiva, che cosa potrebbe dirmi una persona che ho perso. Il lascito che ci danno le persone care che non ci sono più è ciò che ognuno di noi si porta dietro. Avere un rapporto con questo significa per molti tenere in vita chi non c’è più, tenere un posto in cui c’è una luce accesa, non dimenticarli. Non so dirti quale possa essere la verità, ma posso dirti cosa significa per me avere un rapporto con chi manca. Non ho mai visto presenze, ma sento nel mio cuore che se voglio ricordare cosa mi ha insegnato chi non c’è più posso farlo. Solo le persone che mi sono rimaste indifferenti non hanno lasciato una traccia. Le persone che ho amato molto mi hanno lasciato una traccia dentro. Jonas mi ha insegnato a non vivere solo nel passato. Questo personaggio mi colpisce profondamente.

So che sei sul set della serie ‘Made in Italy’. Cosa puoi anticiparci di questo progetto?
Questa serie racconta la moda negli anni ’70. Raccontiamo i primi passi degli stilisti prima di creare lo stile che ha conquistato il mondo. Credo che sia una storia avvincente con un risvolto molto bello. Mi fa piacere fare una commedia romantica. Questo ruolo l’ho tanto desiderato dopo ‘La porta rossa’. Sai, dopo aver interpretato Jonas, un personaggio impegnativo e pieno di sofferenza, volevo un personaggio che partisse dalla leggerezza e dal romanticismo. Mi piace cambiare e fare personaggi sempre più diversi che mi permettono di crescere come persona.

Quali sono le nuove consapevolezze che la recitazione ti ha dato in questi ultimi anni?
La recitazione ti obbliga ad ascoltare, a vincere le tue paure che non vanno mai via, ma si possono trasformare. Nessuno è mai veramente arrivato, ma ciò che conta è il piacere di fare questo mestiere e il percorso che stai seguendo. La recitazione deve piacerti. Non ho mai fatto un film che non ho amato e di cui non sono stato felice. Per esempio, ‘La porta rossa’ è un progetto unico e ognuno di noi ama lavorare per questa storia con una grandissima cura.

So che ami recitare anche a teatro. Quando tornerai sul palco?
Amo il teatro e voglio tornarci con un progetto mio. Vorrei fare una cosa a cui tengo molto, perché quando torno sul palco voglio che sia speciale. Mi manca quel tipo di rapporto con il pubblico.

Quale augurio vuoi fare alla persona che sarai?
Mi auguro di osare e di avere sempre voglia di mettermi in gioco, di scoprire cose e di non essere mai sazio. Voglio avere sempre tante storie importanti della vita da raccontare. Le persone sentono quando hai qualcosa di importante da raccontare. La gente vive vite importanti. Ognuno di noi vive la vita come se fosse la cosa più importante. Ad Andrea come uomo, auguro di andare avanti, di guardare al presente e di riuscire a trovare un equilibrio che permette di equilibrare la vita artistica molto passionale dalla vita quotidiana. Voglio una serenità di fondo.

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