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ANGELA FONTANA – «La bellezza della natura»

La potenza dei valori con cui è cresciuta, il contatto stretto con una natura che è stata la sua finestra aperta sul mondo, i pomeriggi passati al cinema a guardare film come se fossero il più bel regalo. Angela Fontana è diventata una giovane donna e attrice che coltiva, da sempre, l’arte e la natura attraverso i personaggi che racconta e racconterà. La riconosci dallo sguardo coerente e profondo, dal bisogno di soffermarsi su luoghi possibili che ti portano dove vorresti semplicemente ‘essere’.

di Anna Chiara Delle Donne
Ph Francesco Ormando

 

Benvenuta, Angela. Lo scorso 20 giugno è uscito il film “Lucania” di cui sei la protagonista femminile. In che modo descriveresti Lucia?
Lucia è una giovane ragazza che ha vissuto una situazione molto particolare. È muta, non parla. Ma nel suo silenzio, Lucia è una ragazza molto sensibile, introversa. Il suo rapporto con la natura, con la danza e con tutto ciò che è espressione è qualcosa di profondo che appartiene soltanto a lei. Con la sua sensibilità ha un modo tutto suo di esplorare i sentimenti. Quello che prova non si esterna tramite la parola, ma tramite le espressioni.

Come hai costruito questa interiorità di Lucia e cosa pensi di averle dato di te e del tuo mondo?
Mi sono collegata al suono. Quando interpreti un personaggio che non parla devi in qualche modo interpretare la sua voce che, anche se non ha un suono, esiste. Amo la meditazione. Provengo da un posto di campagna, ho un contatto stretto con la natura. Sono sempre stata legata agli alberi, a tutto quello che riguardava la sfera naturale. Questo è quello che ho voluto donare a Lucia: l’espressione e l’amore per la terra.

Il tuo personaggio vive un legame particolare con suo padre. Che tipo di rapporto padre-figlia pensi sia?
Abbiamo studiato con attenzione questo rapporto. Il regista Gigi Roccati mi ha consigliato di guardare il film “Il cavallo di Torino” di Béla Tarr per poter riflettere su questo legame tra padre e figlia. Lucia e suo padre hanno un rapporto travagliato. Entrambi hanno dei punti in comune, ma anche un bisogno di comunicazione. Il dolore della perdita della madre di Lucia è stato fondamentale per costruire questo legame tra i due. Quello che emerge da questa storia è l’amore che un padre prova verso sua figlia; l’amore che una figlia prova verso suo padre.

Il tema centrale è la natura, il bisogno di difendere la propria terra. Un argomento attualissimo per noi. Quanto è stato importante per te come artista, mostrare questo concetto?
È stato molto importante per me. Siamo in un’epoca in cui tante cose vengono lasciate al caso. Non abbiamo cura e attenzione verso i nostri paesaggi. Non ci soffermiamo più ad osservare la bellezza della natura. Siamo sempre con lo sguardo verso i nostri cellulari. Soprattutto noi ragazzi, dobbiamo renderci conto di quello che ci circonda, della bellezza che la natura ha e che può regalarci. Bisogna proteggere le cose belle. Credo che sia uno spreco rovinare la terra con le nostre stesse mani. Questa è la ragione per la quale mi sento legata a questo film in modo così intenso, perché credo che lanci questo messaggio di difesa e di protezione della natura.

Dopo le varie esperienze lavorative vissute in questi anni, quali consapevolezze senti di avere in più?
Da quando sono bambina, ho sempre amato l’arte. Mi sono sempre ritrovata in essa. Ho imparato, attraverso questo mestiere che è fondamentale avere i piedi per terra, studiare continuamente, saper affrontare le situazioni senza lasciarsi andare al caso. Tutto il resto viene da sé. Ma credo che se non hai le basi e la fermezza spesso i valori che ti costruisci vengono persi. È importante raccogliere i frutti di quello che è il tuo percorso, saper capire qual è il tuo bene personale.

E cosa significa, adesso, la recitazione per te?
Sai, non riesco a definire cosa rappresenta per me la recitazione. Rappresenta tante cose. Mi sveglio la mattina e penso che ho bisogno di fare qualcosa che possa rendermi felice realmente. So che la recitazione è qualcosa che spero mi porterà soddisfazioni, ma soprattutto una conoscenza diversa rispetto a quella che sono. Voglio scoprire cose nuove di me e della vita. Non so come descrivere davvero cosa significhi per me la recitazione. Forse, non so descriverla, ma voglio viverla continuamente. Ogni giorno mi nutro di essa e sono felice di sentire che questa è la strada giusta.

Una delle tue figure femminili di riferimento è tua madre. Perché?
Mia madre è stata importantissima per la mia vita. Sono cresciuta a Casapesenna, un posto con 7.000 abitanti in cui non c’era un cinema o un teatro. Per me, il regalo più bello non era un giocattolo, ma andare al cinema, andare a teatro. Era una festa ogni volta che riuscivo ad andarci. È grazie a mia madre che la passione per il cine-ma ha avuto un senso. Ho un rapporto profondo con le donne, con mia madre e mia sorella. Rapporti femminili così intensi mi hanno dato tanto.
Hai affrontato sin da subito ruoli femminili importanti al cinema. Ecco, quanto è importante portare al cinema le donne e le loro storie?
Penso sia necessario dare spazio alle figure femminili. Non ci sono molte figure femminili sul grande schermo. Si tende a collegare necessariamente il personaggio della donna alla figura del personaggio maschile. Spesso mi capita di notare che i ruoli femminili vengono un po’ messi da parte. Nell’ultimo periodo le cose stanno cambiando piega e quindi spero in futuro che alle donne venga data l’importanza che meritano. Le donne sono forti, importanti, hanno bisogno del giusto spazio.

Adesso, immaginati tra dieci anni. Cosa vuoi augurarti?
L’augurio è quello di essere coerente, sempre. Voglio compiere delle scelte che mi soddisfino sia a livello umano che professionale. Spero di continuare a lavorare con persone che mi regalano insegnamenti preziosi ogni giorno. Fino ad ora, sono stata molto fortunata. Mi auguro di continuare ad esserlo.

 

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