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Anna Ferzetti _ Ph Fabio Lovino-redcarpetmagazine

ANNA FERZETTI

«Lasciamoci sorprendere»

 

Eleganza, preparazione e versatilità li ha dimostrati in ogni progetto in cui si è buttata a capofitto ed è proprio questo che abbiamo voluto indagare dialogando con Anna Ferzetti. Una donna e un’artista che sa commuoversi – e commuoverti – così come strappare sorrisi per l’ironia innata, che non oltrepassa mai il limite.

 

di Maria Lucia Tangorra

 

 

Anna e Gabriele Ferzetti-redcarpetmagazine

 

«Quando si cerca la verità bisogna essere sicuri di voler arrivare fino in fondo e non si può essere teneri con sé stessi»: è una battuta che tocca nel profondo lo spettatore de “I segreti del mestiere” di Andreas Maciocci (produzione svizzera inedita in Italia). Cosa ne pensi?

Quando si sceglie di andare avanti nella ricerca, bisogna essere consapevoli che non si sa a cosa si va incontro. Ho avuto modo di comprendere tanti aspetti quando mio padre è venuto a mancare (Gabriele Ferzetti, nda). Papà era un punto di riferimento anche in ambito professionale e la sua morte mi ha posta davanti alla necessità di scelte precise e di una mia ricerca personale. Ho sempre pensato che la voglia e la passione che nutrivo verso questo mestiere dipendessero molto dalla sua influenza. Quando è successo, mi sono interrogata tanto.

 

Tenendo conto di alcuni corti, è apprezzabile la tua voglia di sposare anche progetti indipendenti…

Con la Svizzera avevo già lavorato in “Finding Camille” di Bindu De Stoppani. Nel caso de “I segreti del mestiere” sono stata convocata per un provino specificando che si trattasse di un ‘piccolo’ ruolo. Mi piacevano l’idea e vi ho aderito volentieri. Non esiste parte piccola o grande, dipende da come la vedi, da cosa racconta la storia e da come vuoi interpretare il personaggio.

 

Non è scontato questo approccio…

Sussistono tante dinamiche all’interno del mercato. Io non sono – o non ancora – tra le attrici chiamate per i film da cassetta e non vi ambisco. Voglio continuare a fare questa professione come la sto portando avanti, prendendo parte a lungometraggi interessanti e a web-serie come “Una mamma imperfetta”. Il lavoro è lavoro. Mi è capitato di dire dei no in quanto la proposta si avvicinava a qualcosa di già affrontato e mi annoiava l’idea di mostrarmi di nuovo al pubblico in un ruolo simile.

 

A proposito di occasioni, sei tra le protagoniste di “Curon”, prossimamente su Netflix. Cosa puoi anticiparci?

È una serie che mixa vari generi, dal soprannaturale al thriller psicologico, passando per il mystery. Lo spettatore viene trasportato in un viaggio interiore. A noi interpreti è stato detto: «Si può scappare dal proprio passato, ma non da sé stessi» e questa, per me, è la frase emblematica. La location è fondamentale, con il campanile immerso nell’acqua a cui è legata una leggenda. Interpreto Klara, una del posto, un’insegnante del liceo con due figli adolescenti. È un progetto molto stimolante perché non si indirizza solo ai giovani, ma vorrebbe essere multi-generazionale. Si comincia col seguire i due ragazzi protagonisti (in cerca della madre scomparsa misteriosamente, nda), ma poi si entra in contatto anche con gli adulti.

 

Al “FeST – Il Festival delle Serie Tv” l’head writer di “Curon” Ezio Abbate ha affermato: «Quando ci siamo approcciati ad Anna (Valeria Bilello) e a tutti i personaggi femminili, ci siamo soffermati un attimo in più a riflettere su come tracciare i loro identikit senza cadere nei soliti stereotipi». In tal senso, a cosa assisteremo? Quali sono, invece, i clichè da sfatare nelle nostre sceneggiature?

Si vedranno donne non etichettabili in un certo modo, ma complesse e sfaccettate. Di solito il cinema rappresenta la moglie, la madre, l’amante, dando per scontato che la donna sensibile non possa essere forte, ma noi donne siamo tutto questo. Spesso si viene inquadrate anche in base alla fisicità. Per via dell’altezza e della morbidezza del mio fisico mi chiedono frequentemente di dar vita a una madre o a una figura femminile dura, una donna che può accogliere e che non ha bisogno di protezione. Ma perché mai, se si è alti 1.75m, non si dovrebbe aver voglia di essere protetti? [lo dice sorridendo].

 

Anna Ferzetti - Finding Camille Redcarpet MagazineQual è il tuo punto di forza che non è stato ancora colto?

Non credo di averne uno in particolare, però sono tanto ironica. Mi piacerebbe essere molto più leggera, l’ho scoperto lavorando. In “Finding Camille” do corpo a Camille, una ragazza molto affettuosa, rimasta ‘bambina’, che accompagna suo padre in un viaggio.

 

Sei molto legata a questo film…

Sì, anche perché è arrivato in una circostanza difficile della mia vita: la perdita di papà. Quando nasci con un padre già anziano vivi con la costante paura di perderlo. Quel momento è arrivato davvero e, poco dopo, ho incontrato questa regista desiderosa di raccontare un viaggio proprio tra un padre una figlia, una storia che mi ha toccato molto. È stato come un segnale proveniente da lui, come se mi dicesse: “Adesso, anche se non sono lì fisicamente, facciamo un percorso insieme per elaborare questa situazione”. Ho riso e pianto, creando un forte legame con Luigi Diberti – che interpretava il papà di Camille – e condividendo così un periodo particolare della mia esistenza. E poi amo molto quest’opera perché è stato un ‘piccolo’ film, ma con una stupenda atmosfera, dove tutti eravamo coinvolti. In più ha segnato la prima volta al cinema da co-protagonista. Quando hai occasione di vivere ogni giorno il set, instauri un rapporto diverso con regista e troupe.

 

Potremmo dire che è stato un turning point sia sul piano professionale che emotivo?

Sì, senza dubbio. A un certo punto c’è stato un click per cui mi son detta: “Vado, seguo la professione che amo, per cui ho studiato”. Lo faccio per me e in più affrontando una storia che mi riguarda da vicino, mettendo in scena un padre che vuole bene alla figlia ma non riesce a dimostrarglielo. Io avevo un papà così, manifestava il suo affetto in maniera molto particolare. Grazie a questo film ho elaborato il lutto, casualmente facendo proprio il lavoro mio e di mio padre.

 

Hai esordito con lui sulla scena con “La figlia di Iorio”…

Sì e subito dopo c’è stato “Scandalo!” di cui eravamo protagonisti. Era stato scritto per papà da Alberto Bassetti. Avevo vent’anni. È stato molto piacevole, certo pure impegnativo. Ero molto ammirata dalle sue doti: nonostante il vocione, riusciva a recitare con grande naturalezza. Era sempre molto credibile. Conservo un altro ricordo stupendo di allora: Anna Proclemer che dalla seconda fila applaudiva. Mi commuovo molto al momento dei ringraziamenti, sia quelli che ricevo sia quelli che esprimo alle persone che mi sono care. Prendo gli applausi con una gioia che cerco di manifestare, come per dire al pubblico: grazie di essere venuti e di aver speso del tempo, spero di essere stata in grado di rispondere alle vostre aspettative.

 

Nastri D'Argento 2019 foto di Leonardo Puccini Redcarpet Magazine

A tuo modo, pensi di aver ereditato la naturalezza di tuo padre?

Sì. Ho tanti elementi suoi come la raffinatezza, l’ironia molto pungente e l’aria un po’ sorniona.

 

Un’esperienza, se vogliamo opposta, sono “Ecuba” e “Le Troyanas”…

[Sorride] Che ricordo splendido, ero ragazzina. Eravamo tantissimi. Tutta l’estate siamo stati per due mesi al Quirino per il laboratorio. Cominciavamo con “Ecuba” in italiano (regia di Irene Papas). Ero fra i giovani del coro tra la terra e l’acqua, con la coreografia di Aurelio Gatti. Poi noi attori giravamo intorno alla platea (che era centrale) e arrivavamo all’altra parte di palco per “Le Troiane” in spagnolo, con la compagnia de La Fura dels Baus, con un approccio totalmente diverso. In una scena da un lato c’era una schiera di soldati con degli scudi immensi, dall’altro noi donne cercavamo di difenderci con dei bastoni. In mezzo c’era una linea tracciata con lo scotch, chi la oltrepassava vinceva. Quell’esercizio faceva comprendere la rabbia che potevano nutrire le donne contro gli uomini che volevano violentarle.

 

L’energia che emani come carattere e di quel progetto ben si sposa con la fisicità…

Sì. Sono un’artista di vecchia scuola, per me l’attore deve saper fare tutto. Non mi fermo davanti a niente: se mi viene chiesto di guidare una moto o fare una scena sott’acqua mi butto. In caso di situazioni serie, dove sono previsti gli stunt, chiedo di insegnarmi la tecnica perché vorrei realizzare io le scene d’azione. Sono un’ex sportiva, so andare a cavallo… con gli anni ho iniziato a soffrire un po’ di vertigini, ma se sono in sicurezza ci tengo a mettermi alla prova.

 

Anna-Ferzetti-Curon-_-ph-Loris-Zambelli-Netflixredcarpetmagazine

Come stai vivendo questo periodo così delicato che ci ha portato alla chiusura in casa?

Spesso per la mia professione sono via. Non ho mai vissuto la mia casa come adesso. Questo momento che stiamo passando è un grandissimo segnale, è come se la terra si ribellasse a tutto quello che c’è. Questa situazione, triste per la morte di molte persone, sta mettendo a dura prova anche i fortunati come noi che la stanno vivendo nelle proprie abitazioni, ad esempio nel gestire la convivenza in pochi metri quadri. Si mettono in discussione i rapporti tra mariti e mogli e per molte coppie è la prima occasione per conoscersi davvero.

 

Come credi ti cambierà?

Sto cercando di affrontare determinati aspetti, come il rapporto con le mie figlie, imparando ad ascoltarle di più, a gestire il mio tempo e il mio umore, dando importanza alle cose fondamentali. Non ci facciamo caso, ma passiamo tanto tempo fuori; in questo periodo in cui non si può uscire, sto imparando a convivere (è col suo compagno Pierfrancesco Favino, le loro due figlie e – in occasione di questa situazione – la madre, nda), vedendo i miei limiti e anche ciò che non tollero.

 

In passato hai affermato di andare sia di pancia che di testa per tenere tutto sotto controllo. C’è qualcosa che non sei riuscita a controllare e ti ha mutata?

Nel mio caso non ho programmato di rimanere incinta, è accaduto ed è stato bellissimo. Sul piano professionale sto imparando a lasciarmi più libertà, a vedere cosa arriva dal tuo compagno di scena e da lì creare. Il mio obiettivo è quello di vivere ancora di più alla giornata. Sono molto ordinata perché altrimenti non sono a mio agio; in ogni caso mi piace tenere tutto sotto controllo perché voglio anche rendermi utile. Tra i vari lavoretti fatti da adolescente, accompagnavo i turisti in giro per Roma ed ero precisissima: tutto questo background lo porto con me. Sono schematica, eppure quando mi preparo sui personaggi vado per immagini e colori, penso persino che profumo potrebbero portare e questo è un istinto che ho e che forse mi salva da un’eccessiva tendenza al controllo.

 

Cosa ti ha sorpreso talmente tanto da lasciarti il segno?

Interpretare Zaira in “Servo per due” e Antonietta ne “La Controra” (entrambi diretti da P. Favino e P. Sassanelli) mi ha fatto capire che sono capace di cimentarmi su quelle corde. Mi diverte e non ho paura di affrontare ruoli diversi da me.

 

Hai un progetto teatrale in vista?

Negli anni fortunatamente ho incrociato e lavorato con attori con cui mi sono trovata in sintonia come Barbara Ronchi, Alessandro Tedeschi (interpreta suo marito in “Curon”) e Vanessa Scalera. Con quest’ultima ho preso parte a uno spettacolo, scritto e diretto da Filippo Gili, andato in scena al Brancaccino, che mi ha entusiasmata per il tipo di studio. Vogliamo metterci in gioco su nuove idee, oltre a riprendere “Ovvi destini”.

 

Anna Ferzetti - La Controra _ Ph Filippo Manzini

 

Sogni ancora di fare “La, La, Land” in versione italiana?

Magari. Mi piacerebbe molto realizzare un musical con mesi di prove su canto, danza, recitazione: mi farebbe vivere in pieno il mestiere che ho scelto. Negli anni ho seminato e sono felice di dire che sto raccogliendo. Ad esempio, sono stata fortunata di esser stata selezionata per un film come “Domani è un altro giorno” (dopo la nomination ai Nastri d’Argento, ha ricevuto quella ai David come Migliore Attrice Non Protagonista, nda), un remake andato bene. Mi ha dato modo di farmi conoscere anche da altre persone e di essere vista in un’altra prospettiva.

 

Qual è la tua prossima sfida?

La vita già lo è. Direi andare avanti, insegnando cose positive alle mie figlie. Sul lavoro lasciamoci sorprendere, vediamo cosa arriverà alla fine di questo periodo.

 

Credits Ufficio Stampa Anna Ferzetti: The Rumors

Foto cover gentilmente concessa da Fabrizio Cestari. Trucco e capelli Emanuela Di Giammarco.

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