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Antonia Liskova

«Ma sono ancora qui»
Intervista all’attrice prossimamente sul piccolo schermo in “Basta un paio di ba ”

e “Carlo & Malik”

di Anna Chiara Delle Donne

Dimostrare, cancellare i pregiudizi, andare avanti. Se dovessimo riassumere la vita di Antonia Liskova, dovremmo usare questi tre verbi. Per costruire la donna che è oggi, per portare nella sua valigia i valori della sua terra, per dare voce alle cose che hanno importanza, Antonia ha dovuto trovare la forza che custodiva dentro il suo cuore. Sua nonna, in un giorno qualunque, le ha fatto capire che la vita è fatta di battaglie continue, di libertà conquistate, di coraggio e dedizione, di lavoro e di ingiustizie da sfatare. Ed è proprio a sua nonna che deve tutto, che deve l’essenza della sua anima, l’onestà del suo essere donna. Antonia Liskova interpreta continuamente ruoli femminili diversi, spesso complicati, spesso freschi e dinamici, con una sola costante e ferma eleganza.

 

Benvenuta Antonia, sei reduce dal successo del film “Sconnessi” di Cristan Marazziti. Questo film affronta il rapporto che ognuno di noi ha con la tecnologia. Tu, invece, come vivi il mondo della tecnologia e dei social? 

Vivo i social in maniera molto sana. Uso Instagram e lì condivido soprattutto cose di lavoro. Promuovo i film, sono in contatto con i miei fan in una maniera del tutto tranquilla. Non giudico chi fa dei social il proprio lavoro e vende la propria vita, ma credo che sia una violazione di una parte della nostra vita che dovrebbe essere soltanto nostra. Ammiro queste persone ma quello che viene dato, è un messaggio molto sbagliato. Condividere ogni minuto della propria vita sui social significa non viverla. Penso che i social siano una bolla che prima o poi scoppierà. Le persone, ad un certo punto, non reggeranno la pressione di dover sempre e comunque condividere tutto. Voglio cercare di tener lontana mia figlia tredicenne da questo meccanismo. Mi rendo conto che noi grandi non riusciamo a gestire questo fenomeno ancora così nuovo e sconosciuto di cui non conosciamo le conseguenze. Il controllo sui social dovrebbe essere molto più ampio.

 

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