Top

ANTONIA TRUPPO

«Ogni mio percorso»

Antonia Truppo vince il suo primo David di Donatello come miglior attrice non protagonista nel 2016 con il film “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti. Esattamente un anno dopo, sorprendentemente, vince l’ennesimo David di Donatello con il film “Indivisibili” di Eduardo De Angelis. Un’attrice unica, che ancora resta incredula di fronte a quei premi vinti, a distanza di poco tempo l’uno dall’altro. Ma il talento e la determinazione fanno accadere cose che non pensavi fossero possibili. Il talento di Antonia Truppo è nel volto particolare, nel rispetto e nell’attenzione che pone verso ogni suo personaggio. Questa attrice napoletana, madre felice e donna moderna non sogna traguardi da raggiungere, ma percorsi da percorrere lungo il corso della vita che verrà.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuta Antonia. Partiamo dall’inizio, quando hai capito che recitare poteva e doveva essere la tua strada?

Ero piccola e giocavo molto. Nella mia cameretta, da sola, mi sono sposata 100 volte, sono andata al funerale di tutti i miei cari, ho picchiato ferocemente molte persone. Un giorno, da adolescente, ho raccolto commossi applausi dal mio pubblico e ho detto ad alta voce: se non succederà questo nella mia vita, sarò infelice. Ho avuto paura.

Sei una delle protagoniste del film “Copperman”. Come descriveresti questo tuo personaggio?

Il mio personaggio è diverso da quelli che ho fatto fin ora. È una cerbiattina un po’ fragile e pura. Una donna che con grande delicatezza si emancipa dal suo dolore, grazie all’incontro con un super eroe bambino.

“Copperman” affronta il tema dell’autismo e della diversità. Quale messaggio speri possa dare questo film?

Spero si veda che nell’imperfezione c’è qualcosa di perfetto.

Ti abbiamo recentemente vista nel film “Se son rose…” di Pieraccioni. Come è stato lavorare con Leonardo?

Inutile dire che Leonardo è bravissimo e simpatico. Questo lo sanno tutti e lo sapevo prima di conoscerlo! Ho scoperto, invece, che è un uomo e un attore generosissimo. Uno a cui piace essere stupito dagli altri.

“Lo chiamavano Jeeg Robot” e “Indivisibili” sono i due film che ti hanno dato la possibilità di vincere ben due David di Donatello. Un caso unico e raro per un’attrice. Che emozioni hai provato?

Ero incredula e lo sono ancora. Mi sono sempre sentita un po’ naïf, non credevo che avrei destato tanta ammirazione tra gli addetti ai lavori. Sono molto grata a chi ha voluto premiarmi, regalandomi queste emozioni. E alla vita, che mi stupisce sempre.

Come descriveresti il tuo personaggio in “Lo chiamavano Jeeg Robot” e quello di “Indivisibili”?

Il personaggio di Nunzia in “Lo chiamavano Jeeg Robot”, l’ho letto come un’icona. Mi sono detta: devi recitare bene una cosa che è un clichè. Titti di “Indivisibili” è un personaggio rock-decadente. Ho pensato che lei aveva la sua musica e che io dovevo eseguirla. Ho cercato di non mettere di più di ciò che serviva e quando sentivo emozioni forti affiorare, cercavo di sottrarmene senza cavalcarle. Questo per restituire la sua “assenza” nello spazio in cui si muoveva.

Hai affermato che il teatro ti manca. Cosa ha rappresentato per te recitare in teatro?

Il teatro è la mia forma mentis. Al di là di ciò che è stata la mia vita da tournée fin qui, oggi che mi sto dedicando al cinema, penso che il teatro sia il mio repertorio. Posso attingere qualunque cosa da questo “baule”. Dalle emozioni che mi occorre rapidamente trovare, alla tecnica senza la quale non saprei muovermi.

Sei napoletana. Come descriveresti Napoli, oggi? E cosa pensi possa dare questa città così piena d’arte al mondo del cinema?

Napoli è bellissima e oggi, più di prima, tutti lo sanno. Ha sempre regalato tanto all’arte. È nel suo dna, nella sua lingua, nella testa della gente, nell’irriverenza che abbatte rapidamente barriere del… questo si può fare e questo non si può fare! Nel suo disordine sublime, per la sua anarchia, Napoli è libertà.

Che mamma credi e speri di essere per i tuoi bambini?

Tra credo e spero, quando si parla di figli, c’è lo scarto che fa la felicità. Mia e loro. Vorrei essere perfetta ma, per il loro bene, dovrò accontentarmi di essere “abbastanza brava”.

La persona che più ti ha ispirata nella tua vita e nella tua carriera e che oggi senti di voler ringraziare?

Tra mio padre e Carlo Cecchi, ho avuto i miei maestri che, in contesti diversi, mi hanno spronata senza risparmiarmi mai. Sono stati impegnativi, questi rapporti. Ma senza di loro, non sarei quella che sono.

Come si descriverebbe Antonia Truppo a chi non la conosce?

Antonia è una donna buffa e anche un po’ “complessata”. Una casalinga paesana. Al tempo stesso è una persona con cui non vorrei mai litigare!

Un augurio che vuoi fare alla persona che sarai…

Voglio essere una persona che non vede traguardi ma solo percorsi…

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi