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ANTONINO CANNAVACCIUOLO

E IL SOGNO DI VILLA CRESPI

Un 2019 che si apre col botto per lo Chef più celebre e amato d’Italia: due nuove stelle Michelin per i suoi bistrot di Torino e Novara. Entriamo insieme nel favoloso mondo di Antonino Cannavacciuolo.

di Stefania Buscaglia

Come si diventa lo Chef più noto e apprezzato d’Italia? Chiedetelo ad Antonino Cannavacciuolo, quattro Stelle Michelin per tre ristoranti, la conduzione di due trasmissioni televisive – tra cui Masterchef Italia – cinque pubblicazioni editoriali all’attivo e il maggior seguito sui social, per la categoria “food”.

Partenopeo, classe ’75, “Tonino” Cannavacciuolo è lo Chef italiano che più di tutti ha saputo avvicinare l’Alta Cucina alla mentalità comune, mostrando come l’arte del Gusto e dell’ospitalità rappresenti il vero fiore all’occhiello nazionale e come, un passo per volta, possa contaminare positivamente l’approccio di chiunque, puntando all’eccellenza.

Un’eccellenza che Cannavacciuolo mette in scena nel 1999 quando, con la moglie Cinzia, si innamora di una splendida villa moresca di fine Ottocento sul Lago D’Orta, e sceglie di prenderne in carico il progetto, ponendo le basi per quello che, in pochi anni sarebbe divenuto uno degli esempi di pregio e raffinatezza più riusciti del nostro Paese.

Un luogo speciale, conosciuto da tutti come Villa Crespi e che lo stesso Antonino Cannavacciuolo ama presentare come il sogno suo e della moglie. Sogno e meta imperdibile (aperto tutto l’anno!) che si racconta attraverso l’eleganza delle 14 camere e suite adornate con mobili d’epoca, caldi dettagli, stucchi, intarsi e decorazioni perfettamente inserite nel fascino arabeggiante della Villa che, con le sue 5 stelle lusso è stata meritatamente inserita nel 2012 nel circuito Relais & Chateaux e classificata nell’anno appena trascorso come “Dimora Storica 5 Stelle Lusso”.

Ma pensando a Villa Crespi, è improbabile che la mente non vada in automatico al ristorante di cui Antonino Cannavacciuolo è chef e patron e che con le sue due Stelle Michelin (ottenute tra il 2003 e il 2006), Tre Forchette Gambero Rosso e Quattro Cappelli de L’Espresso si conferma negli anni come uno degli esempi più illustri e convincenti nel panorama della ristorazione italiana. Un ristorante e una cucina che raccontano in ogni sfumatura le inclinazioni di quello chef che, lasciata l’amata e assolata Napoli, ha raggiunto un territorio ancora sconosciuto – il Piemonte – scoprendone poco per volta fascino, gusto e tradizione. Una rivelazione illuminante che ha contribuito a uno stile e a una filosofia di cucina innovativa e pionieristica che – non a caso – si esplicita anche introducendo la carta del ristorante: Il Mediterraneo, in visita al lago, si innamorò delle Alpi, e decise di portar loro in dote i suoi preziosi sapori. Un amore dunque che racconta dell’armonia tra nord e sud e che – abbracciando tutto lo Stivale – gioca con sapori e abbinamenti apparentemente contrapposti ma che culminano in una proposta di emozioni perfettamente in sintonia ed equilibrio.

Nelle quattro sale del ristorante, arredate in stile classico e raffinato, si susseguono tavoli vestiti da candide tovaglie e impreziositi da pregiate ceramiche e argenteria. Il servizio, professionale ma volutamente mai zelante, completa un’esperienza certamente irripetibile in cui i piatti sono i protagonisti principali, sorprendendo attraverso un percorso di sapori in cui leggerezza e carattere si distinguono in ogni portata.

Portate che possono essere assaporate alla carta o attraverso uno dei due percorsi degu-stazione proposti: Carpe Diem (150 euro) o Itinerario da Nord a Sud (180 euro). Alcuni dei piatti, ormai iconici, meritano l’assaggio almeno una volta nella vita, come nel caso del Tonno Vitellato (versione inversa della classica ricetta piemontese che Cannavacciuolo tiene in carta dal 2012) delle golosissime Linguine di Gragnano con calamaretti spillo e salsa di pane o dell’imperdibile Triglia con colatura di provola affumicata. Piatti evocativi in cui l’aspetto passionale e godereccio non lascia mai il passo a tecnicismi rigidamente concettuali, e che mostrano come anche l’alta cucina non debba mai perdere di vista l’aspetto focale: ovvero il Gusto.

Un gusto che Antonino Cannavacciuolo – grande imprenditore, oltre che Chef stupefacente – riporta all’interno delle sue numerose attività tra cui i suoi Bistrot di Torino e Novara, avviati sotto la sua direzione e affidati ai Resident Chef Nicola Somma e Vincenzo Manicone, bravi al punto da aver ottenuto – per l’edizione 2019 – una Stella Michelin per ciascuno dei due ristoranti. Un grande risultato che proclama il Patron campano come uno dei veri protagonisti dell’anno a venire e ne conferma talento, visione e unicità.

Caratteristiche che, unite a valori radicati, impegno, ricerca costante e cultura dell’ospitalità elevano il “modello Cannavacciuolo” come uno dei massimi vanti della cultura italiana e non solo.

 

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