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Après-Coup: un bistrot a regola d'Arte | Red Carpet Magazine

APRÈS-COUP

APRÈS-COUP

Un Bistrot a regola d’arte

di Maria Lucia Tangorra

Esistono luoghi che possono trasportarti indietro nel tempo, senza far dimenticare il momento attuale. Nel cuore di Porta Romana (precisamente in via Privata della Braida, 5), a Milano, si viene avvolti da questa sensazione entrando in Après-coup, dove sembra quasi di varcar la soglia degli specchi magici presenti nelle favole o nei film, grazie a cui si entrava in un’altra dimensione.

Bistrot/Proscenio + Galleria d’Arte + Spazio Nur: tre spazi con identità specifiche e un’unica anima. Scopriamo in dettaglio di cosa si tratta. Abbiamo intervistato il direttore David Ponzecchi, la curatrice del proscenio Laura Tassi, la direttrice della galleria d’arte Sarah Lanzoni, ma non solo.

David, partiamo dal significato che c’è dietro il nome “Après-coup”, ha una valenza psicanalitica (l’espressione è spesso connessa a Freud, nda)?

Assolutamente sì. L’idea è nata due anni e mezzo fa, mentre si è trasformata in progetto operativo (dalla ricerca del locale a quella degli arredi) all’incirca un anno fa, quindi tutta la vita mia e di mia moglie – che è psicanalista – ruotava attorno a questo. A un tratto, mi parlò dell’après-coup freudiano e mi colpì tanto anche perché una buona fonte d’ispirazione è stato il primo Novecento, con le avanguardie storiche e politiche che hanno influito nella formazione della mia coscienza critica e culturale. Non possiamo riportar in vita quelle avanguardie, ma alcuni aspetti sì, basti pensare alla modalità espressiva o a quella di interazione tra le persone. Con una certa nostalgia guardiamo al luogo di ritrovo come effervescenza culturale – e allora accadeva così – e credo che oggi, in un contesto di urgenza continua, dove tutto deve esser frenetico e “in time”, cerchiamo di (ac)cogliere coloro che vogliono fermarsi. Potremmo dire che il Novecento ritorna specificatamente nel bistrot per il tipo di arredi e il garbo del servizio, avendo cura che ci sia un giusto bilanciamento tra formalità ed empatia così come le dovute attenzioni ai bisogni e alla riservatezza del “cliente”.

In quest’avventura ho coinvolto degli amici carissimi come Cristian (Ferrari, media e Communication Manager, nda) e Laura, con l’idea di far qualcosa di nuovo, senza l’ossessione di essere diversi.

Mia moglie, spiegandomi l’après-coup freudiano, che consiste nel rielaborare i ricordi dando loro dei significati differenti ogni volta, in ragione delle competenze acquisite nel tempo. Mutatis mutandis: il Novecento è ciò che ci è accaduto, che non abbiamo vissuto direttamente, ma è talmente essenziale, che continuiamo a riscriverlo nelle modalità della contemporaneità. In tal senso s’inserisce pure la proposta teatrale. Laura ama la provocazione e che il teatro non debba essere necessariamente di puro svago per com’è inteso oggi.

Laura, si è partiti il 17 novembre 2017 con “…E ti senti pulsare nel sangue”, un melologo su poesie di Cesare Pavese con musiche di Astor Piazzolla che ha visto protagonisti Federica Fracassi (voce), Piercarlo Sacco (violino) e Andrea Dieci (chitarra classica). Come sono stati selezionati gli artisti in cartellone?

Mi guida senz’altro una scelta personale, sia di gusto che in merito alla qualità dello spettacolo e dell’artista. Mi incuriosisce come il corpo prende forma in scena, diventando esso stesso un’opera d’arte. La progettazione è eterogenea, va da sé che opto, insieme agli interpreti, per testi che abbiano ragion d’essere in questo spazio; può capitare che possan esserci delle connessioni con un’esposizione in galleria. Stiamo testando se la linea guida è giusta, certamente sarebbe bello dar vita a una programmazione che valorizzi il contesto (riferendoci sempre al Novecento) con opere anche di Artaud o Beckett.

Tra i prossimi artisti che si esibiranno ci sono Massimiliano Ghiaccio e Valentina Picello. Gli appuntamenti dovrebbero durare fino ai primi di giugno e mi e ci piacerebbe molto che Après-coup diventasse una fucina, un luogo di incontro tra attori, musicisti e chiunque faccia arte.

Per quanto riguarda le serate musicali cosa può dirci?

Anche qui abbiamo abbracciato il Novecento, con gli anni venti e trenta del background americano; ci auguriamo di incorporare anche il repertorio malinconico francese.

Passiamo a un altro gusto… come vi siete orientati per il menù?

[Rispondono David e Cristian] Lo chef, Jacopo Isella, ha una mano fatata perché si riescono a sentire i sapori. La nostra parola d’ordine è libertà e anche lo chef, dal canto suo, è creativo. Va da sé che la nostra è una cucina da bistrot per cui si trovano piatti di assaggio, principali e dessert; lui riesce a dar il meglio di sé persino sul piatto del giorno. I criteri sono la stagionalità e l’estro del mattino, con l’impiattamento curato, ma mai lezioso. Ogni piatto potremmo dire che ricorda un tratto pittorico. Nel menù (ci ha supportato Roberto Abbadati) abbiamo proposto, ad esempio, tartarre di carne e di pesce, vanno per la maggiore vellutate e zuppe e poi c’è un dolce molto amato anche dai bambini. S’intitola “Neoplasticismo al cucchiaio (Omaggio a Piet Mondrian)” ed è una “blanc manger” al latte di mandorle, servita in un piatto rettangolare che rappresenta la tela bianca, in un altro piatto arrivano le marmellate e la ciotola di frutta rossa con sciroppo di zucchero e vaniglia.

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Neoplasticismo al cucchiaio (Omaggio a Piet Mondrian)

Nicolò (Rosafio, il barman, nda) quali sono i cocktail-pezzi forti?

French 75, Kir Royale e Spritz St-Germain. Diciamo che sposando la linea esposta da David, adotto molto un approccio da “officina”, uso tantissimo le essenze. C’è una notevole ricerca di etichette per gli spirits e per quel che concerne i vini, oltre agli italiani, abbiamo voluto inserire anche quelli francesi. In più ci piace l’idea di dedicare dei minuti col cliente, sia che stimi l’alcool sia nel caso in cui sia astemio e abbia voglia di provare, senza assolutamente forzare nessuno.

Camminando idealmente in questa location, arriviamo alla galleria d’arte. Sarah, come si crea una sintonia tra il ristorante e questo spazio?

Con David, Laura e Cristian abbiamo un dialogo continuo. Diamo spazio agli artisti emergenti, non in termini anagrafici, ma nell’ottica di proposte nuove, progetti mai realizzati, con la galleria che si fa “casa” per ricerche audaci, non vogliamo porre limiti anche sul piano tecnico – esporremo anche fotografia, scultura, grafica. Siamo partiti da pochi mesi, desidereremmo creare una rete, mantenendo nel tempo una relazione con gli artisti; c’è in nuce l’idea di aprirci pure a mostre collettive. Il concetto che torna anche in galleria è il tempo e ce ne vuole per far ricerca perciò è fondamentale coltivare chi viene ad esporre da noi.

Ci tengo ad evidenziare, inoltre, l’aspetto della vendita: ogni opera esposta è acquistabile.

Interviene David Ponzecchi per sottolineare l’approccio della direttrice: «Sarah non seleziona da delle foto, viaggia giustamente per l’Italia – e non solo trascorrendo del tempo con gli artisti». Gli fa eco Sarah: «nel testo realizzato ad hoc per l’esposizione di turno viene, ad esempio, spiegata la giornata tipo dell’artista nel tentativo di esser divulgativi».

Sarah ma, secondo lei, si può ancora avvicinare all’arte contemporanea oggi?

La via è in salita, ciò che sto imparando anch’io è che l’arte contemporanea è un mix tra l’elemento manuale e quello concettuale. Chi ne fruisce va accompagnato, ma io ritengo che sia così per qualsiasi genere d’arte.

Quali sono le prossime esposizioni che può anticiparci?

Fino al 2 marzo si potrà visitare la mostra di Gigi Piana, un artista visivo e performer. “Moveo_ergo_sum (piccoli movimenti rivoluzionari)” è una riflessione sulla ricerca del movimento di Gigi Piana attraverso un linguaggio che è cifra stilistica dell’artista: stampe fotografiche su acetato trasparente di uomini e donne tagliate in strisce orizzontali e verticali, quindi tra loro intrecciate e fissate sul telaio della cornice come fossero trama e ordito.

Da fine febbraio sono previste le esposizioni di Liana Ghukasyan (artista armena), Katia Dilella, Filippo Cristini (entrambi milanesi) e la visual artist Elena Helfrecht.

Potremmo dire che Après-coup ha ancora un’altra “ramificazione” da svelare: una boutique annessa, lo spazio nur di Tahereh Toluian… Come si è inglobata

Avevo già un piccolo spazio in zona e mi era capitato di organizzare serate a tema, quando ho conosciuto David, il quale mi ha proposto di entrare a far parte di quest’esperienza, mi è sembrata l’occasione perfetta per poter fare tutto quello che avevo assaporato in precedenza, ma in maniera più programmata, con professionisti in materia.

Da me si trovano chicche particolari, con magari gioielli pensati in esclusiva per la cliente, non solo produzioni industriali e in più capita di poter incontrare i designer, con cui intesso rapporti duraturi.

David, concludiamo con una domanda sulla zona: come mai avete optato per porta romana?

Eravamo in ballo con altre location – una a NoLo tra viale Monza e viale Padova e un hangar a Lambrate – ma poi abbiamo deciso per questa zona perché è bellissima (vedi le case liberty), intima, calda e viva in cui emerge l’amore per il proprio quartiere e, al contempo, non è completamente “infighettato”.

L’appuntamento è in via Privata della Braida, 5. Le porte sono aperte a tutti.

Lo avrete colto, una delle parole chiave è libertà, da chi seleziona uno spettacolo o un artista da esporre a chi prepara un cocktail. Rispetto alle serate teatrali o musicali, quindi, potrebbe capitare l’abbinamento con un menù degustazione a tema o “soltanto” un aperitivo, una cosa è certa, non si vogliono forzare i legami, ma tutto deve dialogare fluidamente. In Après-coup ogni tassello sembra esser stato curato nei minimi dettagli (scoprite di persona gli arredi – facendovi raccontare gli aneddoti – senza tralasciare i servizi da tè), eppure non si respira un’aria di “costruito” o finto. Con un tono di voce caldo e il sorriso, verrete accolti per degustare dal vivo un’atmosfera con cui, molto probabilmente, avrete fantasticato al cinema.

 

[Credits Ufficio Stampa Après-coup: Studio de Angelis, Milano]

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