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APRITIMODA – Dietro le quinte degli atelier

Ci sono eventi che regalano viaggi fisico-emozionali e la III edizione di Apritimoda (svoltasi a Milano) è tra questi. Hanno aderito 12 tra le più importanti aziende del Made in Italy (Ferretti, Agnona, Marras, Cucinelli, Curiel, Zegna, Armani, Herno, Moncler, Prada, Trussardi e Versace), due storiche istituzioni (Fondazione Gianfranco Ferré e Laboratori del Teatro alla Scala) e il laboratorio artigianale Pino Grasso Ricami. Ognuno ha proposto un modello di visita a propria discrezione. Vi portiamo alla scoperta di alcuni di questi brand.

di Maria Lucia Tangorra

 

AGNONA
Siamo in via Tortona 37, in quello che era il distretto industriale più vicino al centro città, trasformato dall’architetto Matteo Thun in un complesso multifunzionale. Avreste mai pensato che per far crescere un brand si avesse a cuore la salvaguardia di una specie in estinzione? Nel 1994 l’ideatore di Agnona, Ilorini Mo, comincia a collaborare con la peruviana Societad de Criadores de Vicuña per garantire la conservazione della razza. Qui, oltre ai pannelli che narrano la storia dell’azienda, si ha modo di toccare con mano i vari filati cogliendone al tatto la differenza. Tra bozzetti e strumenti di lavoro si arriva al prodotto finito con una consapevolezza diversa delle materie prime alla base.

 

ARMANI
Il padrone di casa ha deciso di aprire le porte dell’Armani/Teatro di via Bergognone 59, progettato dall’architetto Tadao Ando. Impossibile nascondere l’emozione di fronte a una location che diventa spesso l’habitat in cui mostrare in anteprima le nuove creazioni. Qui sono esposti alcuni preziosi abiti indossati da attrici come Sharon Stone, Jodie Foster e Angelina Jolie, appartenenti alla sezione permanente ‘Stars’ dell’Armani/Silos. Curiosità: ogni manichino è pensato ad hoc con l’obiettivo di scomparire tra le linee del capo.

 

CURIEL
Grazie ad Apritimoda si entra nella palazzina ottocentesca, cuore pulsante della maison in via Montenapoleone, dove Raffaella Curiel – supportata dalla figlia – continua a “pensare in grande”. A ricordarcelo le gigantografie di bozzetti, défilé e di donne alla Prima della Scala raffiguranti le creazioni degli anni ‘50, simboli di un’eleganza d’altri tempi. L’allestimento, insieme alla collezione ss2019, è un omaggio alla fondatrice Gigliola.

 

FONDAZIONE GIANFRANCO FERRÉ
Torniamo in zona Tortona per visitare la sede costituita nel 2008. Si entra quasi in punta di piedi, consci di venire a contatto coi disegni originali realizzati dal compianto stilista. Si naviga con la mente osservando la collezione di oggetti personali ed etnici raccolti durante i viaggi per poi salire le scale e trovarsi al cospetto di capi sia di prêt-à-porter che di alta moda.

 

ALBERTA FERRETTI
Ci spostiamo nella cornice di Palazzo Donizetti, dal 1994 campo base del Gruppo AEFFE. La prima sala presenta abiti da sera (indossati da Chiara Ferragni, Eva Longoria e Rita Ora) che mettono in evidenza le peculiarità della maison: femminilità, eleganza, sensualità e glamour. Spicca il capo realizzato per Janet Mock per MET Gala 2019. Un’attenzione particolare viene riservata all’ultima collezione “Love Me”, in collaborazione con Eco-Age di Livia Firth, creata per stimolare la riflessione sull’urgenza che ha assunto il problema ecologico. Come materie prime vengono adoperati cachemire riciclato e cotone biologico e le stesse etichette sono in tessuto recuperato.

 

HERNO
L’azienda (al vertice Claudio Marenzi – proprietario, figlio del fondatore e attualmente presidente di Pitti Immagine) ha deciso di offrire un’opportunità interessante: recarsi laddove tutto è cominciato, a Lesa, sul Lago Maggiore. Fortissimo il legame col territorio suggerito dal nome stesso (è stata aggiunta una acca per indicare l’acqua del torrente Erno e degli impermeabili). «Il capo va abitato, non solo indossato, personalizzato e personificato» – ci viene spiegato. Nel primo edificio, che ci accoglie con l’opera d’arte creata da Lee Jaehyo utilizzando pietre locali appese con filo di nylon, sono situati gli uffici produzione, amministrativo e customer service. Un tunnel unisce la nuova alla precedente costruzione e si entra ancor più nel vivo con l’ufficio prodotto diviso dal reparto modellisti solo da una tenda per favorire il dialogo. Si apre un mondo con l’ufficio stile e i laboratori che lavorano il tessuto. Scopriamo che la termonastratura permette di evitare la cucitura a vista e notiamo la differenza di risultato tra il taglio a lama e quello a laser (quest’ultimo elimina tutte le sfrangiature). Addentrarsi nei posti deputati alla fabbricazione permette di rendersi conto anche della qualità ricercata.

 

ANTONIO MARRAS
Dopo un semplice portone, si accede all’incredibile giardino con un’esplosione di alberi e fiori. Il Circolo Marras è animato dal progetto “Perdersi a Eudossia” ispirato a “Le Città invisibili” di Calvino, pensato per il Fuorisalone dallo stilista insieme a Vincenzo D’Alba, designer di Kiasmo. Spiccano le creazioni in argilla e ceramica e mentre si va a spasso per le 12 città si trova ristoro tra originali divani, poltrone e pouf. I colori così come la varietà di stampe attraversano i vari sentimenti, dalla gioia alla melanconia. A un tratto fa capolino una chicca: Marras è al lavoro con chi ha aderito al workshop per creare, coi materiali di riciclo messi a disposizione, una personalissima t-shirt e ci confessa: «aprire la mia casa ha un valore fondamentale perché bisogna interagire con chi è incuriosito da questo campo, ma non ha possibilità di accedervi».

 

PINO GRASSO RICAMI
Il laboratorio è uno scrigno di meraviglie. Si resta incantati dal racconto della figlia Raffaella e del patron. Si parte dalla stanza con in mostra le foto delle creazioni compiute, dove già si intuisce il lavorio a monte. «Le qualità più importanti sono precisione, velocità e pulizia». Dal 1958, anno della fondazione, dall’atelier sono passati i più grandi nomi tra cui Valentino, Veneziani, Curiel, Ferré, Versace, Armani, Dolce & Gabbana, Bottega Veneta, Cavalli, Etro, Prada. Nella seconda stanza due ragazze all’opera su carta modello. «Il disegno deve combaciare al millimetro. Bisogna prevedere quanto il ricamo mangerà il tessuto fornito dalla maison». Ci vengono indicati dei segni che rappresentano anche la direzione in cui devono essere poste, ad esempio, le paillettes. La fase successiva è quella del ricamo con donne di diversa età ed esperienza, curve sul telaio e con gli occhiali per non sbagliare. Infine scendere nell’archivio (più di 10.000 campioni) è la ciliegina sulla torta. Un tour che dà il polso di una professione, rigorosamente a mano, da tramandare.

 

TRUSSARDI
Fa un certo effetto vedere l’abito gocce cristallo indossato da Patty Pravo. Sono esposte le ideazioni che hanno lasciato il segno, con l’elemento pelle che balza all’occhio. Archive+Now è un progetto dove capi di archivio, immagini iconografiche, accessori e prodotti di lifestyle sono stati reinterpretati nel primo capitolo da Giulia e Camilla Venturini (creative, modelle, art director e designer). Il secondo ha visto come protagoniste il duo Checking Invoices, dietro cui si celano una stylist e una videomaker che hanno realizzato mini film e scatti, dove hanno fuso il loro linguaggio “absurd-chic” col DNA di Trussardi.

 

 

Credits Apritimoda 2019: la manifestazione, ideata da Cinzia Sasso, ha registrato circa ventimila presenze ed è stata realizzata grazie a MIBAC, Comune di Milano, Confcommercio Milano, Fondazione Altagamma, FAI, Confindustria Moda, Camera Nazionale della Moda Italiana, Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e Piattaforma Sistema Formativo Moda.

 

 

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