di Gaia Serena Simionati

‘Sbatti il mostro in prima pagina’ è un film meraviglioso, intelligente, sagace, ironico, diretto da Marco Bellocchio nel 1972.

Ora in versione restaurata in 4K dalla Cineteca di Bologna esce in sala il 4 luglio, distribuito da 01 Distribution in collaborazione con Minerva Pictures, è imperdibile.

Film così non esistono più . Sarà per questo che enormi appalti e una standing ovation l’hanno accolto al Festival di Cannes.

Da domani sarà in anteprima al Cinema Ritrovato di Bologna

Perfettamente interpretato da Gian Maria Volonté, icastico nel ruolo del capo redattore Giancarlo Bizanti, Sbatti il mostro in prima pagina, si ispira a fatti di cronaca e li sviscera con un’attualità sconcertante.

Unendo una serie di eventi reali, che hanno scosso in quegli anni la coscienza del paese, essi ben si amalgamano con politica, cronaca nera e giochi di potere/ corruzione.

Partendo dai primi episodi terroristici come le bombe alla Fiera campionaria di Milano del 1969, o di cronaca nera (la morte di Milena Sutter) si spazia con episodi di guerriglia urbana.

Inoltre altri accenni ad eventi traumatici come la strage di Piazza Fontana, la morte dell’anarchico Pinelli, o quella dell’editore Giangiacomo Feltrinelli, intessono la scrittura di un reale che prende il sopravvento sulla finzione.

gianmaria volonté gaia simionati

Il film di una riconoscibilissima e cambiata Milano, trasmette il senso di tensione sociale, la lotta ideologica senza esclusione di colpi tra le varie forze organizzate, istituzionali e spontanee

Così ne parlava Moravia. “Un giornale gode fama di organo di informazione oggettivo, imparziale, indipendente, illuminato. Ciononostante, o forse appunto per questo, si tratta di una facciata menzognera dietro la quale si nasconde un proprietario che difende con piena consapevolezza gli interessi dei gruppi di potere “.

Inoltre un direttore cinico è pronto a ogni compromesso. Alla vigilia delle elezioni l’opposizione attacca i gruppi finanziari che si servono del giornale. Allarmato, il proprietario convoca Bizanti, il direttore. Gli chiede di sviare l’attenzione del pubblico dalla vera pista rappresentata dai finanziatori del quotidiano, verso la falsa pista di qualche fatto di cronaca apolitico.

Per l’appunto, in quei giorni, una ragazzetta, Maria Grazia Martini, è stata ritrovata violentata e strangolata in un prato della periferia. Una lettera anonima inviata al giornale promette informazioni sull’assassino. Bizanti non perde tempo e si dà con alacrità al creare il diversivo del mostro.

Bizanti ha fortuna. Incastra l’autrice della lettera, una povera donna gelosa, e le strappa il nome del presunto assassino, un ragazzo della contestazione. Bizanti non sperava tanto. Il mostro c’è. Ed è situato, politicamente, a sinistra. A questo punto, però, un giovane redattore, Roveda, non se la sente di seguire il direttore nelle sue immaginose ricostruzioni”.

Goffredo Fofi, è co-sceneggiatore del film assieme a Sergio Donati. Ha raccolto nel suo Il cinema italiano d’oggi (1984) la testimonianza di Marco Bellocchio. “La lavorazione di Sbatti il mostro in prima pagina era iniziata con Sergio Donati come sceneggiatore e regista.

Di comune accordo lui e il produttore avevano giudicato che Donati non era in grado di poter passare ancora alla regia. Così Franco Committeri si dette da fare per trovare uno che riprendesse il film. Io accettai perché m’interessava un’esperienza di questo genere. Mi trascinai appresso Fofi e con lui riscrivemmo velocissimamente la sceneggiatura giorno per giorno, mentre si girava. Restarono gli ambienti, restarono quasi tutti gli attori, ma vennero aggiunti nuovi ruoli, tra cui quello fondamentale di Laura Betti. Così la storia diventò completamente diversa”.

La bravura stette anche nel trasformare il film, che era un giallo sul mondo del giornalismo milanese, in un film di taglio politico.

Questo il ricordo dello stesso Goffredo Fofi. “Il mio modello era il Fritz Lang dei piccoli film americani. Una storia veloce che mostrasse il funzionamento del potere dentro i mass-media, a partire da un caso di manipolazione politica che era ricalcato su quello di Valpreda”.

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