La bellezza laterale / di Giuseppe Savarino | Fotografie di Gino Taranto

La sua storia d’amore con la fotografia esplode nella seconda metà degli anni ’70, quando un amico gli lascia in mano una Minolta. Da lì la rivelazione; un colpo di fulmine che lo porta, a distanza di poco, ad acquistare la sua prima Olimpus, con la quale instaura da subito un rapporto simbiotico; da quel momento la fotocamera diventa lo strumento che gli consente di appagare la sua inesauribile fame di bellezza, di ricercare lo straordinario nell’ordinario, di stanare, con il suo obiettivo, un lato bello in ciò che convenzionalmente percepiamo brutto, di trovare una via di fuga quando tutto intorno diventa prevedibile. 

Un artista fosforico, che brucia insieme alle sue passioni e da queste rinasce e si rigenera come in un eterno ritorno fatto di visioni, intuizioni e attese. Un approccio alla fotografia che diventa meditazione creativa ed esperienza visiva per l’osservatore. Un artista che vive sospeso sul filo del suo dualismo, affermato medico, marito, padre e nonno innamorato da una parte, artista irrequieto e visionario dall’altra. Stupefacente la composizione armonica dall’effetto pittorico in bilico tra astrattismo e rimandi al miglior impressionismo ottocentesco. La mancanza di post produzione digitale (regolazioni escluse) ci lascia di stucco, perché i suoi scatti imprimono in ogni pixel la realtà senza artificio, tenendo fede a ciò che egli vede attraverso l’obiettivo e offrendo a chi osserva l’opera un punto di vista totalmente inaspettato, talvolta indecifrabile al primo sguardo. Importanti collezionisti e personaggi noti custodiscono i suoi scatti, noi di Red Carpet abbiamo avuto il privilegio di incontrarlo nella sua casa a Vittoria, in una grande stanza strapiena, nella quale ogni oggetto rimanda a un pezzo della sua vita.

Medico e fotografo, arte e scienza, razionalità e creatività, due aspetti della sua vita apparentemente opposti.

Sono da sempre una persona curiosa, interessata al mondo, e temo che questo m’abbia portato ad essere precoce in tanti aspetti della mia vita, il che non è necessariamente un vantaggio. I miei genitori erano molto protettivi e passavo tanto, troppo tempo a casa, per cui ho imparato a leggere prestissimo, divoravo libri; a 5 anni ero in terza elementare, ancora minorenne all’università. Insomma sono stato da sempre “costretto” a confrontarmi con gente più grande di me e a dovermi “impegnare” per essere notato e preso in considerazione (ammetto che il vero dramma era fare colpo con ragazzine più grandi di me!). Me n’è derivata una tendenza all’eccentricità, al piacere d’attrarre l’attenzione altrui con la mia verve, il mio sapere con le battute più divertenti, o con il proporre una visione delle cose inusuale, piacevole o magari emozionante, come provo a fare con la fotografia.

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Gino Taranto