Inguaribilmente romantic / di Gino Morabito

Voce calda, profonda, inconfondibile. Con un’eleganza d’altri tempi e l’umiltà tipica dei grandi, Mario Biondi si riscopre romantic e canta l’amore per la vita. Una vita declinata nel mestiere d’artista, che lo ha reso uno dei nostri maggiori vanti nel mondo.

La gavetta con migliaia di chilometri in auto, i canti gregoriani in latino che ancora ricorda, quel vocione scoperto grazie ad un mal di gola.

Intorno ai tredici anni alcune compagne di classe mi telefonavano per sentire la mia voce… In realtà, forse per il mio low profile, ho scoperto tardi le potenzialità: tra l’altro fino ai ventisette non avevo mai considerato di essere un basso, per me – che come mito avevo Michael McDonald – era quasi una sfiga.

All’epoca, innumerevoli ore passate al telefono fisso o alla cabina telefonica per parlare con la ragazzina che ci piaceva.

Quando chiamavi impostavi la voce da “adulto”, perché rispondeva sempre il padre e volevi farti sentire più grande. Oggi i ragazzi usano i social e si fanno delle foto per dimostrare degli anni in più. Ma alla fine rimane sempre il contatto uno a uno quello che vale.

Oggi la musica televisiva viene fruita quasi esclusivamente attraverso i talent.

Il talent non prepara i ragazzi alla realtà, questo è il suo limite. In pochi mesi risucchia dei giovani in un mondo che sembra fatato, quando invece è pieno di insidie e difficoltà. La gavetta serviva per imparare a rialzarsi, ma da voli inizialmente più bassi, che andavano piano piano crescendo. Qui li facciamo cadere giù dal cielo e, se non sono abbastanza forti o non hanno uno staff attento, rischiano di farsi male. Ciononostante i talent mi piacciono e, se fossi un ragazzo, ci proverei sicuramente anch’io. Solo bisogna ricominciare a curare maggiormente la componente umana.

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