Se si riconoscesse la mia onestà intellettuale, sarei un uomo felice / di Gino Morabito

Allergico agli automatismi, bocciato a scuola, nemo propheta in patria. Ha preferito mirare dritto al cuore intellettuale di Franco Zeffirelli e di Marco Tullio Giordana. Pierfrancesco Diliberto, detto Pif resta un po’ iena, un po’ testimone, passando per un normalizzatore di stravaganze terrestri, che da quindici anni ha scatenato la sua personale guerra di Piero.

Quando si diventa popolari si ha come la sensazione di riuscire a cambiare il mondo.

In realtà è solo un’illusione. Diciamo che è successo ogni tanto che qualcosa sia cambiata, se non solo grazie a te, anche grazie a te. Ed è stata una bella vittoria!

Ogni tanto capita di vincere qualche battaglia.

Ultimamente nel catanese, in difesa di ragazzi autistici. Quando mi si è avvicinato un padre di figli disabili e mi ha detto: “Adesso la Regione ci ascolta, ci dà dei soldi per l’assistenza!” Beh, quello mi ha ripagato di tutto.

Io posso, per rendere dignitoso ogni giorno.

Con Marco Lillo abbiamo avuto la possibilità di diffondere la notizia delle sorelle Pilliu che hanno denunciato un costruttore legato alla mafia e che, dopo trent’anni di lotta, anche grazie al nostro libro, il loro gesto è stato finalmente riconosciuto. Diventa fondamentale stare vicino alla quotidianità delle persone e delle famiglie colpite, per rendere dignitoso ogni giorno.

Intere generazioni cresciute nella consapevolezza che esistono i mali nel mondo e bisogna accettarli passivamente. Così è (se vi pare).

Sono cresciuto con due genitori che mi hanno sempre detto come stavano le cose. Però la loro era una generazione che si limitava soltanto a prenderne atto. Non c’è mai stato un insegnamento in cui si diceva che le cose potessero cambiare.

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Pif 4