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ASCOLI PICENO – Un gioiello scolpito nel travertino

di Lucia Mancini

Ph Diana Agostini, Antonio Castagna, Lorenzo Peroni

Ci sono meraviglie dell’Italia, posti incredibili e famosi che attraggono ad ogni stagione un gran flusso di turisti. E poi ci sono quei luoghi che non sono soliti troneggiare sulle prime pagine, che faticano magari nel ricevere attenzioni continue da parte di media e viaggiatori ma che in realtà valgono la “fatica” di una visita.
Tra questi vi è sicuramente una città come Ascoli Piceno. Questo piccolo gioiello incastonato nel sud delle Marche, come tutte le cose preziose va cercato, individuato e scoperto. Anche se magari il tempo da dedicargli non potrà andare oltre un weekend, questa località del Centro Italia – situata nella zona di confluenza tra il fiume Tronto e il torrente Castellano – saprà ugualmente come stupirvi, conquistando la mente e il palato.
Secondo una tradizione italica citata nella letteratura antica, un gruppo di Sabini arrivò nella zona dove oggi sorge Ascoli Piceno guidato da un picchio, uccello che è oggi uno dei simboli della città. Ben prima della fondazione di Roma, i Sabini si sarebbero fusi con altre popolazioni autoctone dando origine ai Piceni, che fondarono Ascoli. Dopo un lungo periodo di alleanza con Roma, Ascoli le si ribellò insieme ad altre genti italiche ma fu conquistata dai romani nell’89 a.C. Ed è all’epoca romana che risale il primo impianto regolare della città, ben visibile ancora oggi nella disposizione delle vie del centro storico. Dopo la caduta dell’impero romano, Ascoli è stata più volte saccheggiata dai barbari e dominata dai Franchi, da Federico II e da Francesco Sforza che instaurò fino al 1482 una crudele dittatura.
Fu Federico II che, nel XIII secolo, distrusse numerose torri della città: Ascoli Piceno è infatti conosciuta anche come “la città delle 100 torri” per via della grande quantità di queste costruzioni, gentilizie o campanarie, edificate nel corso dei secoli. Oggi ne sono rimaste molte meno, e alcune sono state ridimensionate e inglobate nelle abitazioni o trasformate in campanili di chiese.
Oltre alle torri, la caratteristica che subito salta all’occhio a chi si appresta a visitare questa località è il bianco di molti dei suoi edifici storici. Ascoli è infatti edificata sul travertino, un particolare marmo che si trova nel territorio e che regala scenari semplicemente unici. Uno di questi, forse il fiore all’occhiello di tutta la città, è quello di Piazza del Popolo.
Considerata una della più belle d’Italia (e immortalata da vari film), questa piazza è il cuore della vita cittadina, il centro per eccellenza dove gli ascolani passeggiano o si siedono ad alcuni dei suoi bar per sorseggiare un caffè o farsi un aperitivo. Costruita in stile rinascimentale, deve il suo nome al Palazzo dei Capitani del Popolo, uno dei principali edifici storici che, con la sua medioevale torre merlata, occupa la parte centrale del lato occidentale. Il lato settentrionale è invece interamente chiuso dal fianco destro della bellissima Chiesa di San Francesco, che funge da scenografico sfondo di tutta la grande piazza e alla quale è addossata la suggestiva Loggia dei Mercanti. Il resto del perimetro è occupato da palazzetti rinascimentali a portici e logge, che chiudono il lato orientale e il lato opposto alla chiesa. Sempre sul lato occidentale, al fianco di Palazzo dei Capitani, vi è il Caffè Meletti, tra i più antichi bar d’Italia (aperto nel 1907) che conserva, ancora oggi, il suo originale fascino in stile liberty. Da qualunque lato si entri in Piazza del Popolo, non è possibile non restare a bocca aperta di fronte a un tale trionfo di bellezze in travertino. Quando il pavimento poi è bagnato dalla pioggia, si crea un incredibile effetto specchio che non fa altro che ampliare lo splendore di tale luogo.
Altro elegantissimo spazio urbano è la poco distante Piazza Arringo, la piazza più antica di Ascoli, dove sorgono interessantissimi edifici come il medioevale Battistero di San Giovanni, la Cattedrale di Sant’Emidio (che racchiude al suo interno la cripta dedicata anch’essa al santo patrono e il polittico di Carlo Crivelli, firmato e datato 1473), il Palazzo Vescovile e il Palazzo dell’Arengo, sede della Pinacoteca Civica e di alcuni uffici comunali.
Sempre tra gli edifici religiosi non bisogna assolutamente perdere la romanica Chiesa di Ss. Vincenzo e Anastasio, la duecentesca Chiesa di San Pietro Martire, la Chiesa di Sant’Agostino e la cinquecentesca Chiesa di Santa Maria della Carità. Al patrono di Ascoli, Sant’Emidio, sono poi dedicati due caratteristici tempietti: Sant’Emidio alle Grotte e Sant’Emidio Rosso. Nel vostro giro per le vie e le viuzze (“rue” in ascolano) della città, non potete saltare la visita alle rovine del teatro romano, alla Fortezza Pia, al Forte Malatesta e al suggestivo Teatro Ventidio Basso, che ospita ancora oggi una ricca stagione di prosa.
Tra le attrazioni più curiose va annoverato sicuramente il Ponte Romano Agusteo, risalente al I secolo a. C. Il perché è presto detto: non è possibile solo camminare su questo ponte (di travertino, ovviamente), ma anche dentro questo ponte. Infatti all’interno vi è un corridoio d’ispezione, il cui ingresso si trova nella testata esterna con accesso dalla porta dell’edificio che lo fiancheggia.
E poi le porte cittadine, le fontane, i chiostri ed edifici quasi mitici come l’eremo di San Marco, costruito a ridosso di una parete rocciosa di Colle San Marco nel XIII secolo. Insomma, ad Ascoli Piceno le meraviglie da vedere non mancano.
Ma, allo stesso tempo, ne troverete tante anche da gustare. Tra le prelibatezze più note della città, la cui fama ha varcato i confini nazionali, vi sono senza dubbio le olive ascolane, olive verdi tenere che, dopo essere state denocciolate e riempite con un morbido composto di carne mista, vengono impanate e fritte. Se non le avete mangiate ad Ascoli, non potete dire di averle mangiate davvero. Questa leccornia è presente nel fritto misto all’ascolana, piatto che si compone anche di costolette di agnello, carciofi, zucchine e cremini (crema fritta). La bevanda alcolica più conosciuta è sicuramente l’anisetta, un liquore a base di anice verde. Ma la zona dell’ascolano è nota anche per la produzione di vini, come il Rosso Piceno Superiore e il Falerio, e per la preparazione del vino cotto, ottenuto dalla concentrazione del mosto mediante cottura.
Tra i periodi migliori per concedersi un giro della città vi è sicuramente il Carnevale (festa fortemente sentita in tutta la provincia dalle persone di ogni età) e la prima domenica di agosto: in questa giornata si svolge infatti la Giostra della Quintana, suggestiva rievocazione storica di origine medievale con giostra equestre e corteo di figuranti in costume.
Insomma, Ascoli Piceno è davvero una località che merita più di una visita, e che saprà regalarvi, se avrete tempo e voglia di scoprirla, dei ricordi indelebili del suo fascino e della sua bellezza.

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