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CAMILLA SEMINO FAVRO: “L’arte della pazienza”

Energia. Se pensiamo a Camilla Semino Favro, pensiamo ad un’energia vitale che sa di determinazione e talento. Negli ultimi due anni questa giovane donna e artista ha cucito per la sua carriera dei ruoli femminili ben definiti, tangibili al tatto. Ha plasmato sorprendentemente Eva nella serie tv “1993”, Giorgia in “Amori che non sanno stare al mondo” e, adesso, Paola nel film “Il Campione” di Leonardo D’Agostini. Ruoli che la immortalano in un tempo che racchiude ciò che sta diventando. Sembra un uragano di arte, Camilla. Eppure sa essere anche pace e tranquillità, me lo racconta durante la nostra telefonata; ha finalmente imparato ad avere pazienza e anche un pizzico di fiducia.  

di Anna Chiara Delle Donne 

Benvenuta Camilla, dal 18 aprile sei al cinema con il film “Il Campione”. Come descriveresti questo interessante progetto? 

Il progetto ha una storia interessante da raccontare. Mi ha affascinato il fatto che fosse una storia che parte da una tema di base come il calcio, che riesce a raccogliere una fetta di pubblico molto ampia: bambini, giovani, adulti. Il protagonista è un calciatore molto giovane e questo può far rispecchiare tanti ragazzi. Ne “Il campione” il tema dell’istruzione è importantissimo, il rapporto che può esserci tra un insegnante ed un allievo. Questo aspetto riesce a dare al film una grande profondità. Non ci limitiamo a guardare semplicemente una storia di calcio, ma ci ritroviamo ad avere un risvolto chiaramente legato ai rapporti umani, a ciò che significa l’insegnamento oggi. Ho trovato molto bello affrontare la domanda che nel film ci si pone: che tipo di insegnamento si può applicare di fronte a diverse tipologie di ragazzi? 

In che modo viene raccontato quindi l’insegnamento all’interno di questo film, secondo te? 

È bellissimo constatare che ci sia un insegnante come Valerio, interpretato da Stefano Accorsi, che si pone la domanda: Come posso andare incontro a questo ragazzo? 

Valerio non dice a Christian: “Questo è il mio metodo di insegnarti le cose. Devi adattarti”. 

Ci fa capire che ognuno può avere una via di apprendimento più vicina a sé stesso. 

L’insegnamento può aprire tante porte diverse, può farci entrare nella vita, curiosi di ogni cosa. Ogni persona ha un proprio metodo di apprendimento. 

Il tuo personaggio, Paola, è una donna che non si arrende e porta avanti il tema dell’istruzione. Vista con i tuoi occhi come la descriveresti? 

La cosa bella di questo personaggio è che può sembrare soltanto una giovane donna che si è dovuta fare spazio all’interno di un mondo prettamente maschile. È una donna inizialmente con un carattere molto forte e duro, che deve tenere in pugno una situazione in cui ha delle forti forze intorno a sé. Paola deve essere schematica, logica, lavora in un mondo dove l’immagine è importantissima. Deve pensare all’immagine che Christian può dare alla squadra. Il mio personaggio comprende, nel corso della storia, che si ha a che fare con un ragazzo molto giovane, che si comporta in un certo modo perché è schiacciato da un sistema che non riesce a comprendere la sua giovinezza. Christian non ha una vita da ragazzo normale. Vive circondato da amici che approfittano di lui, con un padre accanto che si approfitta dei suoi soldi. Christian è un giovane abbandonato a sé stesso, che trova solamente nei soldi, nel calcio, nel successo, la sua felicità. La bellezza del mio personaggio è questa: Paola, all’interno di un mondo fatto di squali, cerca di mediare per far sì che questo ragazzo ce la faccia a coronare non solo il suo sogno di calciatore, ma anche il sogno di riuscire a conquistare qualcosa in cui lui stesso non crede.  

Colpisce la grande importanza che i ruoli femminili hanno all’interno di questa storia. Cosa ne pensi? 

Ogni donna, in questa storia,è una chiave per ogni personaggio maschile. I nostri ruoli sono ben delineati e smuovono degli elementi emotivi e profondi, celati dietro i personaggi maschili. Alessia, interpretata da Ludovica Martino, smuove l’amore e il senso di famiglia e di solitudine che ha il personaggio di Christian.  Cecilia, interpretata da Anita Caprioli, smuove il senso di paternità di Valerio.  Il mio ruolo, invece, è quello che all’interno di un ambiente sovra strutturato, ha fiducia nelle capacità umane di un ragazzo e di un insegnante. Paola si fida, capisce fino in fondo le cose, ha una umanità che le consente di aiutare entrambi i protagonisti. Se non ci fossero i personaggi femminili, probabilmente la storia non riuscirebbe ad andare avanti.

Nel 2017, hai preso parte al film “Amori che non sanno stare al mondo” di Francesca Comencini. Un progetto in cui le donne erano al centro della storia. 

Un film che ha una potenza femminile incredibile. Francesca Comencini è una donna con una sensibilità e intelligenza enormi. È una donna che ama le donne e questo amore si sente all’interno delle storie che racconta. Questa storia trasuda di forza ed emotività. Lucia Mascino ha reso il ruolo di Claudia in modo incredibile, credo sia un’attrice meravigliosa. La mia Giorgia era un personaggio delicato, a tratti spinoso. Rappresentava tutto il mondo che terrorizzava il personaggio di Claudia. Giorgia incarnava tutto quello che poteva spaventare Claudia. Giorgia era giovanissima, dava quel senso di casa, di rassicurazione. Claudia era un fuoco d’artificio pieno di crepe e insicurezze. Giorgia era la donna accogliente, ma infondo anche spaventata. Ho vissuto un’esperienza bellissima. 

Camilla, io e te non ci sentivamo da parecchio tempo. Come sei cambiata in questi anni?

Potrei dirti che forse non sono cambiata! Sono stati due anni molto fortunati per me, dal punto di vista teatrale, televisivo e cinematografico. Ho avuto la fortuna di fare progetti molto belli. Il teatro, per esempio, mi ha allenata tanto. Le esperienze importanti fatte in questi anni sono state volute e desiderate, volevo fare determinati spettacoli perché mi fidavo delle persone con cui lavoravo. Ho vissuto esperienze fortunate che mi hanno vista crescere. Ho acquisito la pazienza. Sai, sono sempre stata una persona e un’attrice impaziente. In questi ultimi anni, ho imparato che devo averne tanta. A volte non si può avere tutto e subito. Devo avere pazienza, le cose piano piano arrivano e si formano nel tempo. Ho avuto sempre paura della frenesia delle riprese cinematografiche e televisive, pensando di non avere tempo per preparare determinate scene. Invece, poi ho capito che ciò che avviene, avviene in quel momento esatto. Sto imparando ad avere fiducia di me, nelle persone che mi guidano, in quello che faccio e in quello che fanno gli altri. Adesso devo soltanto imparare a ricaricare le mie pile, la mia energia per poter trovare cose nuove… 

 

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