Strong women creates waves
‘Titanic Ocean’ è un oceano dove si affonda.
Quello scuro. Silenzioso. Senza respiro. Metafora del femminile che affascina tante ragazzine tanto da voler diventare ‘prime Sirenette’ professioniste.
TITANIC OCEAN presentato nella sezione Un certain regard al Cannes Film Festival è un film di Konstantina Kotzamani che realizza in una co-produzione con Romania, Spagna, Giappone, Francia un’idea geniale.
Ipnotico. Immersivo. Surrealista, ogni fotogramma è un tableau vivant. Girato e virato in varie forme di blu, dal blu Kline al Capri, dallo State blu al Persia, attraverso blu notte, elettrico e denim ultramarino misto a cerulei, lilla, azzurri, viola il film ha una palette meditativa. Ed è utile come o più di una lezione di yoga.
L’espediente è l’esplorazione – attraverso un concorso per giovanissime ‘Mairmaids’, aspiranti e reali Sirenette – della fragilità femminile, con la competizione o l’amicizia, in un mondo dove la gioventù vive con ideali screpolati e assurdi.
Violentemente determinate a piacere a tutti, ad essere le più belle, seguite e brave, il film ha il pregio di esaminare più realtà.
Se da un lato il mondo adolescenziale scaraventato nella perenne ansia da ‘social’, incartapecorito nella bellezza dell’apparire, senza sogni e sterile, a discapito di valori più intensi come identità, cultura e preparazione, dall’altro si misura anche con la difficoltà di crescere, sperimentare attraversando paure, insicurezze, amori, dispiaceri.

Il film è sorprendente non solo per le eccelse protagoniste a loro agio dentro e fuori dall’acqua, ma anche e soprattutto per i colori lisergici e ipnotici di una fotografia ultra marittima e poco terrena.
I suoni splendidi, ben calibrati ci conducono abbassando gli hertz in frequenze diverse e lo spettatore si lascia condurre nelle profondità olimpioniche prima oceaniche poi. Il tutto diviene quasi irreale – sognato.
L’idea originale, come la sceneggiatura, ha poi anche il pregio di mettere in luce la sempre più fragile età. Quella dell’adolescenza dei nostri giovani, spaesati e senza sogni.
Sebbene sia girato e ambientato in Giappone in un universo chiuso, solo femminile, l‘idea ha valenza universale.
La pellicola esplora anche tra l’altro il risveglio sessuale, la scoperta dei primi desideri e innamoramenti dell’adolescenza, l’ossessione e la trasformazione in un mondo dove la fantasia è coreografata e i corpi allenati.
Le aspiranti sirenette si allenano anche mentalmente a trattenere il respiro, a gestire ansia, emozioni. Il tutto per apparire vere e proprie ‘mermaids’ in grado di sedurre persino gli squali.
Voci sublimi muovono oceani.
Poetico e lisergico al minuto 57, smette anche lo spettatore stesso di respirare, tanta è l’empatia e la portata emozionale del film.
Sinossi
Nello scintillante universo da teen-agers c’è una speciale scuola giapponese dove si allenano giovani ragazzine per diventare sirenette professioniste. La diciassettenne Akame scoprirà la sua voce di sirena, poi il primo amore anche passando attraverso una totale metamorfosi.
Cannes Film Festival, ancora una volta, si conferma il miglior Festival al mondo, in grado di coniugare potenza di contenuti veicolati internazionalmente (quindi mai banali), bellezza nel realizzarli e forza del pensiero che ad essi sottende.
Siano essi fuori o dentro una piscina!
Titanica, oceanica o meno
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