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CARLO BELMONDO – «Ogni mia trasparenza»

Al teatro, nel cinema, in tv o nella musica Carlo Belmondo stupisce e raccoglie pezzi di vita che servono per costruire la sua variegata arte. Un artista completo che vuole semplicemente fare il proprio mestiere, tra verità e trasparenza.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuto, Carlo. É da poco uscito il tuo primo singolo “Non illudermi”. Come nasce questo brano?

Il Brano “Non Illudermi” nasce dal bisogno di esprimere un momento della mia vita, un’esperienza che ho vissuto e non finita esattamente come speravo. Parla di una ragazza a cui tenevo molto, avevo già iniziato a scrivere per lei questo brano, ma mi son fermato subito dopo la prima strofa. Dopo molto tempo ho trovato il coraggio di dirle quello che provavo, ma lei in me vedeva un amico. Ricordo di essere tornato a casa in silenzio, senza ascoltare musica e appena entrato ho preso carta e penna ed il brano è venuto fuori così, da solo.

Cosa speri che colgano di questo brano gli ascoltatori?

Qualcosa di sé stessi, è una storia che tutti vivono, me compreso. Una storia dove la gente dice di cercare qualcosa, ma quando la trova realmente ha paura e scappa cercando altro. Il messaggio che spero colga il pubblico è quello di sbilanciarsi, anche quando la risposta è evidente bisogna comunque sbilanciarsi e non tenere le proprie emozioni dentro. Se avete qualcosa da dire, ditelo. Se volete fare qualcosa, fatelo. Al massimo si prende un “palo in faccia”, ma almeno non teniamo dentro i rimorsi, quelli ti ammazzano.

Hai messo su musica qualcosa che hai realmente vissuto sulla tua pelle. Che effetto ti ha fatto raccontarti attraverso la musica?

Penso che non avrei potuto descriverlo diversamente. Avevo le parole in testa e non lo sapevo. Il brano è molto descrittivo, così come il video. Le parole o le immagini sono descrittive di quello che c’è stato. Ricordo esattamente il giorno in cui l’ho vista la prima volta e non mi ha calcolato, dovevo capire tutto in quel momento, ma evidentemente dovevo sbatterci la testa. Quando ho completato il brano e l’ho ascoltato ho pensato “è giusto, sento la storia” e mi sono liberato di qualcosa che tenevo dentro.

Ad oggi cosa rappresenta per te la musica?

Non potrei stare senza, ascolto la musica in macchina, a casa, in doccia, a lavoro, ovunque. Da ragazzo ho impugnato una chitarra ed ho iniziato subito a comporre. Preferisco sentire un suono nuovo che fare cover di altri artisti. Ho delle musiche che mi descrivono molto e mi aiutano in ogni stato d’animo. Felice o triste che io sia, so che impugnando la chitarra poi sto meglio.

Sei entrato a far parte del Teatro dell’Opera di Roma dove, con la direzione artistica di Carla Fracci, hai preso parte alle rappresentazioni di Giselle, Cenerentola, Serata Picasso Dal Faust di Goethe. Che esperienza hai vissuto in quei quattro anni? 

È stato come completare un percorso. Ho studiato musica, recitazione, doppiaggio, mimo e tanto altro. Al Teatro dell’Opera di Roma non ho studiato danza, ma ho scoperto e capito anche quel mondo. Ho lavorato lì 4 anni quindi ho avuto modo di vedere la fatica dei ballerini, delle ballerine e vedere “La Signora” all’opera nonostante la sua età. Ricordo il suo sguardo ed il carisma che aveva. Quando entrava in scena si sentiva la differenza, è stato un periodo importante per me. Potrei scriverne un brano.

Il teatro che significato e che importanza ha per te e cosa pensi ti abbia regalato a livello umano e professionale? 

Il teatro è verità, può sembrare assurdo ma è così, è vivo, reale. Ho lavorato molto su quelle tavole e l’emozione che ti dà non è paragonabile ad altro. Puoi farlo mille volte, ma prima di entrare in scena senti sempre la stessa tensione. È meraviglioso. E poi al contrario del cinema o della tv non puoi sbagliare, se lo fai devi uscirne in qualche modo. Lo inserirei anche nelle scuole perché aiuta molto a rapportarsi col prossimo ed a superare e combattere le proprie paure e i propri limiti.

Il cinema e la tv, quali consapevolezze ti regalano? 

Cinema e tv ti regalano più visibilità del teatro, è inevitabile. Anche qui si ha modo di imparare molto, intanto devi ripetere più volte la stessa scena per il cambio delle inquadrature quindi devi mettere più volte la stessa intenzione sulle stesse battute. Ti insegna altri spazi, altre luci, ti insegna ad uscire e a rientrare nel personaggio in minor tempo. Nei programmi tv invece capisci quanto lavoro c’è dietro ad ogni singolo sketch. Ho partecipato a Colorado e vivendo tutti insieme nello studio ti sembra quasi come se si stesse creando una famiglia dove i comici oltre a ridere e divertirsi si danno molti consigli tra di loro.

Come ti descriveresti come persona e come artista? 

Allo stesso modo: sono trasparente e non mi interessa se la gente dice che è meglio non esserlo. Preferisco essere me stesso. Sono trasparente anche nel mio mestiere. Non cambio. Penso di essere una persona buona e rispettosa, voglio bene a molta gente e molta gente vuole bene a me. Sono un po’ testardo quindi anche se ascolto i consigli solitamente poi faccio di testa mia, ma non credo sia un difetto perché se sbaglio qualcosa preferisco sia mia la colpa e non di altri.

Sogni e progetti futuri…

Continuare a fare l’artista. Al teatro, nel cinema, in tv o nella musica. In questo periodo sono abbastanza creativo e lo sto sfruttando per mettere su musica altre mie esperienze. Stanno venendo fuori altri brani che raccontano di me.

 

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