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Carmen Consoli – L’Eco della sirena

Un’intima conversazione con la siciliana, veneta, mamma, cantantessa, musicista, studentessa, buddhista… e Donna con la D maiuscola. Questi solo alcuni dei segni particolari sul passaporto che l’artista sta mettendo in valigia alla vigilia del tour mondiale che a novembre 2019 toccherà anche diverse città statunitensi. L’11 a New York, alla Orensanz Foundation.

 

di Tommaso Cartia

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Carmen Consoli and her band. On the left Emilia Belfiore and on the right Claudia della Gatta at the cello. Photo Credit: Simone Cecchetti

“Sorde e implacabili sirene, davano il triste annunzio. Mentre il tramonto inondava i viali deserti di oscuri presagi. Giochi di potere sulla nostra pelle, su quegli uomini armati di romantici ideali. Qualunque sia il compenso, non restituirà mai il giusto”. Decanta così Eco di sirene, canzone scritta nel ‘98, ispirata alla guerra in Afghanistan, che oggi la cantautrice riattualizza portando la forza di quello stesso eco nel suo ultimo, omonimo, lavoro live e nel tour che dopo aver ammaliato l’Italia e l’Europa approda all’Havana, Santiago del Cile, New York, Boston, Miami, Los Angeles e San Francisco. Ascoltare il canto di Carmen Consoli è voler porgere l’orecchio ai misteri iniziatici della Madre Terra, è voler lasciarsi abbandonare al “pensiero di odissee lontane”, di “viaggiatori in cerca di emozioni forti a cui approdare”, come recita Sud Est, una delle mie canzoni preferite del suo repertorio. È sempre stato un viaggio intenso e viscerale ogni mio approdo ad un suo concerto, inchiodato da quell’eco di sirena che ti invade senza essere invadente, che è accudente ma graffia la tua coscienza; dove ogni parola, ogni nota sono sussulti dell’anima, perché come mi racconta Carmen: “se canti con il cuore arrivi al cuore, se canti con la tecnica arrivi alle orecchie”. Oggi il canto di Carmen Consoli continua a fare l’eccezione nel panorama della musica italiana che già dal suo debutto, al Festival di Sanremo del ’96 con Amore di plastica, aveva scardinato gli schemi, costringendoti ad uscire dalla tua comfort zone di ascolto. Ed è così il canto della sirena, tanto ammaliante quanto rapace ed allarmante: “La sirena ha una doppia valenza, è anche un segnale d’allarme. Con Eco di sirene, vado a toccare dei piccoli allarmi che dovrebbero farci riflettere, come per esempio l’attitudine a considerare il diverso come un nemico, qualcuno che ci priva delle nostre vite, del nostro lavoro e della nostra pace. Da noi in Sicilia di recente non hanno fatto sbarcare i naufraghi. Ciò che non conosciamo spaventa, proprio in una terra che è stata di Federico II di Svevia, Re di Sicilia, la cui cultura ci insegnava che i popoli diversi potevano dialogare, confrontarsi ed arricchirsi tra di loro. Vedere lo straniero alle porte è un’opportunità come racconta il sociologo Zygmunt Baumann nel suo saggio”. Altro importante allarme è la surreale velocità della cultura massmediatica che sta costringendo le nuove generazioni a rinunciare al sogno: “Per sognare… ci vuole tempo, come ci vuole tempo per sedimentare ogni forma di conoscenza. Si tende ad equiparare dio con il denaro e poi quindi al tempo. Dobbiamo essere sempre prestanti, veloci e performanti per raggiungere possessi. Ecco quindi che produciamo i tweet, i post… stringiamo grandi amicizie su Facebook freneticamente, ma siamo sempre più soli. Non ci rendiamo conto che queste sono armi di distrazione di massa. Rischiamo di crescere generazioni che non conoscono il valore dell’empatia, dell’abbraccio, del dialogo.

Carmen Consoli performing

Carmen Consoli. Photo Credit: Simone Cecchetti

Visto che il tempo è denaro, io avrei dovuto concepire mio figlio in tre mesi di gravidanza, invece ho fatto una cosa più economica ed ho vissuto nove mesi di gravidanza! Se non rispettiamo i nostri tempi fisiologici l’uomo rischia di assimilarsi alla macchina. Ai miei tempi uscivano i primi computer Commodore 64, e mi ricordo che più queste macchine riuscivano a riprodurre le dinamiche dell’essere umano più venivano considerate virtuose. Oggi invece più l’uomo simula il computer più è considerato virtuoso”. Oggi la sirena Carmen è anche una madre che “comincia a credere che la felicità abbraccerà questa vita”, come canta nella canzone dedicata a suo figlio Carlo, Questa piccola magia; ed è il caldo abbraccio con cui stringe il suo pubblico alla fine dei concerti, invitandoci ad ascoltare la bussola del nostro cuore e a capire che la vera felicità è fare ciò per cui siamo nati. Vedere il mondo tramite gli occhi di suo figlio sta rafforzando in lei anche la consapevolezza che sono la cultura e l’educazione a mandare avanti una comunità ed il suo senso civico: “l’ambiente oggi è un altro allarme, e vedo i bambini dell’età di mio figlio, che ne sono informati e che stanno con Greta Thunberg”. Per tornare invece alla Carmen musicista, sul palco con lei oggi ci sono il violino di Emilia Belfiore ed il violoncello di Claudia della Gatta, una formazione tutta al femminile che interpreta il repertorio più intimista, soul e di ricerca folk della cantante, insieme a quello più rock con le sue distorsioni punk. A l’Havana poi ci sarà un ospite a sorpresa, la Camerata Romeu, la prima orchestra di musica da camera tutta al femminile in America latina, fondata da Zanaida Romeu: “Abbiamo colto questa cosa come un segno del destino. La nostra è una visione musicale femminile, senza volerci differenziare ma portando la nostra visione ciclica che si avverte anche nella musica. Il tema della violenza sulle donne è un altro, fortissimo allarme, ne muore una al giorno. Non ne faccio una questione strettamente di genere, viviamo in una subcultura nazifascista dominata dall’ignoranza, che autorizzerebbe il più forte a prevaricare sul più debole”. Dopo Cuba, il tour arriverà in America, un paese che ha già avuto modo di apprezzare e lodare il valore dell’artista, il The New York Times l’ha definita una “magnifica combinazione tra una rocker e un’intellettuale… una voce piena di dolore, compassione e forza”, e lo scambio tra l’America e la cantautrice è sempre stato ricco, proficuo e continuativo. Esordisce infatti nei club catenesi presentando proprio il repertorio americano rock, black e blues: “Quando facevo la musica americana, sono sempre partita dalle mie radici, per esempio ho sempre creato un parallelismo tra Janis Joplin e Rosa Balistrieri (iconica cantautrice siciliana N.d.R); perché avevano un linguaggio musicale diverso, ma l’istinto, l’emissione vocale, il dolore e quindi il soul sono simili. Quello che ho imparato dalla musica americana, dall’ascolto di Aretha Franklin ma anche di gruppi più indie come i Velvet Underground o i Pixies, è il rispetto delle radici.

Carmen Consoli on stage. Photo Credit: Simone di Luca

Carmen Consoli on stage.
Photo Credit: Simone di Luca

Per questo io porto in America la nostra musica mediterranea, che è il nostro blues, le nostre radici. Quando tu comunichi le tue radici e sei sincero, arrivi al cuore direttamente e non ci sono confini di linguaggio o di cultura. Poi dalla scuola americana ho imparato e sto imparando ancora tanto, sono iscritta al Berklee College of Music di Boston”. Un sangue misto, metà siciliana e metà veneta, in Carmen il senso delle radici è profondamente radicato, e con esso anche l’idea che in fondo non ci siano vere differenze ma semmai solo pregiudizi: “Alla fine le Sarde in Saur, piatto veneto, e la Tùnnina cà Cippudata siciliana sono molto simili, entrambi agrodolci. Io faccio sempre parallelismi tra la cucina e la cultura, perché se lo rispetti, il cibo ti parla della tua cultura”. Eco di sirene è anche un olio, che Carmen produce in un frantoio vicino a Catania, e che ha avviato dopo la morte di suo padre: “Ieri al frantoio mi sono emozionata”, racconta con vivido entusiasmo: “tra quegli alberi antichissimi senti proprio l’odore dell’olio e della terra e poi sperimenti il senso della comunità, con tutti i lavoratori che condividono il pane per farti assaggiare l’olio, questo pane che diventa di tutti e ci mette tutti su uno stesso piano orizzontale. Questo mi piacerebbe raccontare al pubblico straniero, questa radice”. Tanto eterea quanto terrena, l’artista porta con sé un messaggio eucaristico proprio nella radice greca della parola – riconoscenza e gratitudine – anche se ormai da dieci anni è una praticante buddhista: “Quello che mi ha dato non è un allontanamento dalla religione cattolica, ma anzi il rispetto dei suoi insegnamenti che io continuo a studiare. La filosofia buddhista mi ha dato autonomia ed indipendenza perché è tutto nelle mie mani, si basa sul concetto della creazione di valore, tu oggi puoi estinguere il tuo karma negativo mettendo in pratica un karma positivo. Il buddhista deve mettere la forza del leone in tutto quello che fa anche se non ne vede subito il risultato. Il leone mette la stessa forza sia quando caccia una farfalla che quando caccia un’antilope”. Ne la dolce attesa di vedere la leonessa Carmen Consoli sul palco, l’artista sta già lavorando a del nuovo materiale: “Sto scrivendo nuove canzoni con le ragazze (Emilia Belfiore e Claudia della Gatta). Stiamo sperimentando nuovi modi per far dialogare la musica classica da camera con quella leggera. Oggi forse la voce di un violino è più attuale di quello che potremmo pensare”. Come è la voce di Carmen, attuale e senza tempo, il cui eco ancora risuona immobile nel tempo dopo la nostra conversazione. Mi prenderò tutto il tempo necessario per farlo sedimentare e trasformarlo in ispirazione e sogno.

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