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CRISTIANA CAPOTONDI – «Un personaggio implica un dialogo con sé stessi»

Occhi d’angelo e un volto acqua e sapone che l’hanno resa duttile nei ruoli a cui ha dato corpo. Cristiana Capotondi è un vulcano di idee, ama mettersi al servizio di storie femminili forti (dal film “Io ci sono” su Lucia Annibali a “Nome di donna” di M. T. Giordana), ma non disdegna ruoli più leggeri. Dice di sé: «ho le sembianze di una dama dell’Ottocento, ma con un carattere maschile, a tratti spigoloso». L’abbiamo incontrata durante la press conference alla 14ma edizione di Cortinametraggio, dov’era impegnata nella giuria del premio Medusa.

di Maria Lucia Tangorra

Questo è un festival che pone al centro il cortometraggio, cosa pensi di questo tipo di produzione?
I corti sono di grande interesse perché hanno un equilibrio di forze davvero complesso: devono essere sufficientemente sintetici, non superficiali e approfondire dei contenuti. Quasi tutti gli artisti sono partiti da lì, ne ho realizzati due anche come regista. Sono convinta che siano il gradino giusto per non compiere un passo più lungo della gamba. Parlando specificatamente di questo festival, i prodotti brevi presentati nei vari anni hanno sempre avuto una storia fortunata.

Cosa ti spinge ad aderire a un progetto?
In primis la storia e in secondo luogo il personaggio che devo incarnare. Vengo attratta dai ruoli che tratteggiano persone che mi piacerebbe avere nella vita e anche quelle che forse mi fanno arrabbiare perché rintraccio in loro degli aspetti in me mancanti. Molto spesso le esperienze professionali ti lasciano qualcosa che ti consente di compiere anche un passaggio esistenziale evolutivo. Sono sempre alla ricerca di questo. Tutto ciò che decido nella mia vita lo compio in un’ottica di miglioramento e questo approccio lo adotto anche nella scelta dei soggetti perché affrontare un personaggio implica un dialogo con se stessi.

Esiste un ruolo che ti manca?
Amo molto la commedia, l’ho frequentata, ma credo di dover ancora trovare una parte brillante che mi rappresenti maggiormente rispetto a questi anni della mia esistenza. Da spettatrice, nella stagione invernale ho ammirato tanto i film in costume come “La favorita”. Sempre di più mi ritrovo a essere attratta da questo genere anche nelle serie su Netflix. Sono un’appassio-nata di biografie storiche e sarei davvero stimolata nel dar vita a donne straordinarie come Caterina II di Russia, caratterizzata da una vicenda davvero particolare.

A Hollywood forse sarebbe più semplice realizzare produzioni simili…
Lo so, però è anche vero che abbiamo il piacere e il privilegio di essere nati nel Paese più bello del mondo. È bellissimo andare in America, ma avendo già il biglietto di ritorno per l’Italia.

Non avresti voglia di fare un’esperienza lì?
Non ho avuto occasione, ma ammetto anche che non ho uno slancio in quella direzione. È un mondo che osservo da fuori e lo trovo parecchio distante da me. Ci tengo a far bene nel mio Paese e nella mia lingua; magari l’ambizione massima è essere nel cast di un progetto italiano selezionato nella cinquina come Miglior Film Straniero. Probabilmente sarei più attratta dal lavorare in Francia, di cui mastico benissimo la lingua e adoro il cinema d’Oltralpe.

Tra i tuoi progetti fondamentali rientra Fuoricinema (la quarta edizione si è svolta a Milano dal 20 al 23 giugno, nda)
È per me un pezzo di cuore. Siamo molto contenti perché il festival presenta a tutti gli effetti una propria identità e un suo format preciso (la direzione artistica è costituita anche da Cristiana Mainardi, Gino & Michele, Gabriele Salvatores, Lionello Cerri e Paolo Baldini). In più entro l’estate, nel modo in cui il Ministero della Giustizia riterrà più opportuno, debutterà la sala polifunzionale teatrale e cinematografica nel Carcere di Bollate, ristrutturata con la raccolta fondi del 2018 per l’anima solidale che la kermesse ha da sempre. Vogliamo che attraverso la cultura si compia sempre di più l’incontro dal vivo di cui la gente ha fame.

Da Milano come vedi la tua Roma?
È sempre la città più bella del mondo, con una storia che ci precede e noi siamo un granello di sabbia rispetto al luogo che esiste da secoli. Roma non la abiti mai, ma la tramandi. Bisognerebbe averne cura. Ahimè troppo spesso sussiste un grandissimo menefreghismo. Quando ero piccola mettevo sempre in imbarazzo papà perché protestavo se vedevo qualcuno buttar via una carta per strada. In questo i milanesi sono diversi: quando i black block hanno messo a ferro e fuoco la città, il giorno dopo in ventimila (compresa lei, nda) sono scesi in piazza con spazzolone e guanti. Milano è una città che si muove e ti obbliga a muoverti perché altrimenti ti tiene in un angolo. Sta diventando sempre di più un luogo al quale dare ed è una tendenza che dovrebbe appartenere in generale all’Italia.

Dove ti vedremo prossimamente?
Sarò nella fiction Rai “Sei bellissima” per la regia di Andrea Molaioli. Interpreto un’ispettrice di polizia che si occupa di femminicidi.

Credits Ufficio Stampa Cortinametraggio: Storyfinders –
Lionella Bianca Fiorillo

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