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CRISTINA PELLICCIA – «La mia libertà»

Cristina Pelliccia la immaginiamo viaggiare in libertà, con il vento che le invade i capelli e il viso, con il bisogno di andare in posti lontani per scoprire nuove sfumature della sua arte. Curiosa, intelligente, talentuosa ma soprattutto libera di essere. Nella seconda stagione di ‘Suburra’ il suo personaggio arriva con passo deciso e rivoluzionario. Questa è la stagione delle donne e ci auguriamo che lo sia per sempre.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuta, Cristina. Sei una dei nuovi volti femminili della serie ‘Suburra’. Come descriveresti il tuo personaggio?

Il mio personaggio è una ragazza che proviene da una famiglia modesta. Si è dovuta creare tutto da sola. Ha studiato tanto per arrivare dove avrebbe voluto. Cristiana puntava ad avere la carica di vice-questore all’interno del commissariato, ma è Lele a prendere il suo posto. Cristiana arriva in questa storia da onesta, con una virtù della giustizia molto forte. Venendo dal basso, è una donna che si è guadagnata le cose e sa dare valore a tutto. Capisce cosa succede e si disillude. Tutti gli anni che ha passato a crederci, a studiare, in qualche modo crollano. L’ambizione prevale e vuole cambiare quel sistema. Non so cosa succederà al mio personaggio e quali scelte farà, ma sarà interessante vedere come un mondo corrotto può sporcare le persone più pure ed oneste. Spesso veniamo toccati dal male.

Cosa speri che colga il pubblico di questo ruolo femminile?

Cristiana entra nella storia come una donna sola e indipendente. Non è figlia di qualcuno, non è madre, non è moglie di uno dei personaggi della serie. Solitamente vediamo al cinema e in tv donne dipendenti da altri ruoli, a livello narrativo. Voglio che passi questo messaggio. Cristiana va per la sua strada e verso il suo obiettivo. Non si fa corrompere dai sentimenti. Anche se avessi visto da fuori un personaggio del genere, avrei colto e amato questa grande indipendenza di Cristiana.

Si è parlato molto del grande impatto che le donne hanno avuto nella seconda stagione di ‘Suburra’. Che idea ti sei fatta?

Per me, non è mai abbastanza. Sono una femminista e come attrice mi piacerebbe poter fare sempre di più ruoli del genere e vorrei vedere progetti con ruoli femminili importanti. Vedere dei bei personaggi femminili è qualcosa che vorrei che fosse la normalità. Le donne hanno una carica importante all’interno della storia e c’è bisogno di vedere la loro evoluzione.

Avendo fatto un progetto come ‘Suburra’ in cui si affronta il male, adesso che significato dai a questo tema?

Se ci abbandoniamo al male, è la scelta più facile e passiva che possiamo fare come esseri umani. La nostra esistenza è fatta di scelte. Il male è sempre presente ed è sempre in noi. Quello che ci definisce è la scelta che compiamo. Essere coraggiosi significa prendere una strada pulita. Adagiarsi significa compiere scelte che ci fanno crollare. Il mio personaggio, per esempio, è puro ed onesto, ha sacrificato la sua vita e ha sudato tanto. Si vede davanti tanto ‘schifo’ che non si aspettava. Posso capirla quando si ribella a tutto perché non riesce a vedere altre alternative.

‘Suburra’ è un prodotto italiano di cui andare fieri. Cosa ne pensi dell’evoluzione e del progresso dell’Italia nel campo cinematografico?

Sai, a noi italiani purtroppo mancano i fondi per fare le cose come le fanno all’Estero. Abbiamo dato grandi prove della nostra crescita. ‘Il Primo Re’, per esempio, non sfigura con un film estero. Siamo sulla strada giusta. Dobbiamo crederci di più, abbiamo bisogno di soggetti sempre più interessanti. A volte, per vendere un film si punta a delle trame semplici. Credo, invece, che bisogna rischiare e raccontare storie più coinvolgenti.

Hai sempre recitato a teatro, mentre ‘Suburra’ rappresenta una sorta di salto nel mondo cinematografico. Come lo hai vissuto questo passo?

A teatro mi sono sempre sentita sicura del mio strumento e della mia tecnica. Davanti alla telecamera, cambia tutto. Sul set fai un lavoro totalmente diverso. Sto sperimentando. Il teatro mi ha dato più certezze, mentre la cinepresa è una scoperta interessante che voglio approfondire. Voglio cercare di avvicinare il lavoro che faccio a teatro con quello che faccio al cinema. Ci metterò fatica ma ne varrà la pena.

Che sensazione provi quando reciti?

Quando recito sento una grande energia, soprattutto a teatro. Mi sento viva. Quando recito vivo la vita di un’altra persona, ma paradossalmente sto vivendo di più la mia. Ho la possibilità di entrare in qualsiasi mondo e mi sento più libera.

Guardando in avanti, come ti immagini nel futuro e cosa ti auguri?

Mi piacerebbe essere una persona libera. Non voglio arrivare ad essere frustata dal mio lavoro. Vedo in giro tante persone che ambiscono alla fama. Amo questo mestiere, ma se non dovesse andare, non voglio rovinarmi la vita. Mi piacerebbe che la recitazione fosse il mio lavoro e non la mia vita. Vorrei avere una famiglia, avere dei bambini da crescere. Vorrei crescere come persona, sempre, fino alla fine dei miei giorni. Ho mille idee, mille progetti e voglio averli per tutta la mia intera vita per poter continuare a sentirmi libera di spaziare e non andare mai su un unico e solo binario.

Foto di Riccardo Riande
Style Allegra Palloni
Gioielli Paola Spinetti Jewels

 

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