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DANIELA COLLU: “Ogni mio tempo”

Viaggiare, scoprire, conoscere. Trovarsi davanti posti che non immaginavi, scoprire la natura e le sue meraviglie. Camminare, semplicemente camminare. Un passo dopo l’altro, tra stupore e fatica. Daniela Collu racconta il suo cammino di Santiago nel libro ‘Volevo solo camminare’. Alla scoperta di un mondo diverso, per vivere il proprio tempo, non cercare a tutti i costi di definirlo, ingabbiarlo nella routine. Accettare il tempo, donarselo, capirlo e infine dargli, finalmente, un senso. Daniela mi racconta il suo viaggio. Lo fa, ancora una volta, senza nessun timore.

di Anna Chiara Delle Donne

Bentrovata, Daniela. È uscito da pochi giorni il tuo primo romanzo. Come nasce l’idea di voler partire?

Tutto è partito perché l’anno scorso avevo finalmente tre settimane libere a giugno, dopo aver trascorso i mesi precedenti in treno o in aereo. Avevo impegni lavorativi a Roma, Milano e Napoli ogni settimana da settembre a giugno. Quando ho capito che avevo del tempo libero, ho pensato che per la prima volta non volevo né poltrire sul divano, né fare una vacanza ‘comfort’. Avevo voglia di fare un viaggio che avesse un senso, al di là della meta o della compagnia. Volevo fare qualcosa che poi avrei voluto ricordarmi nella vita. Non so darti una spiegazione effettiva, ho deciso di fare il cammino di Santiago. Ho cominciato a cercare informazioni online, la mia testa continuava a tornare su quel pensiero, in una notte ho prenotato il viaggio.

Il titolo esprime quasi la tua inconsapevolezza del viaggio. È così?

Assolutamente. Quando ho iniziato a dire alle persone che avrei intrapreso questo cammino, tutti mi chiedevano: ‘Ma sei in crisi? Vuoi trovare te stessa? Stai cercando una conversione religiosa?’. Tutti mi ponevano delle domande da cliché rispetto al cammino. Rispondevo sempre: ‘Io voglio solo camminare’. A me piace molto camminare, sono una camminatrice costante. Solitamente, appena ho un sabato libero, vado a camminare dove mi trovo. Sono una a cui piace molto mettere un piede davanti all’altro. Mi piaceva l’idea di camminare soltanto e questa idea è diventata poi il titolo del libro.

Quali sono, secondo te, i temi centrali di questo libro?

Credo che valga davvero la pena trovare il tempo, di strapparlo ad altre cose che sono più presenti nella nostra routine, per fare un’esperienza immersiva che ti metta al centro esatto di un mondo diverso da quello a cui sei abituata. Per la prima volta nella mia vita, durante il cammino, non avevo nulla per cui dover correre, per arrivare in tempo. Non avevo il ritmo di nessun altro che non fosse il mio. Non ho dovuto prenotare il posto in cui dormire, quello in cui mangiare. Durante il cammino, puoi camminare e quando sei stanca, ti fermi e dormi dove i trovi. Il ritmo della giornata cambia. Il tempo del cammino di Santiago è un tempo che è scandito solo ed esclusivamente dal tuo desiderio. Se vuoi fermarti, ti fermi. Se vuoi continuare, continui. Se vuoi restare a guardare qualcosa, ci stai. Se vuoi correre, corri. Il tempo è una dimensione centrale nel libro. Si trasforma rispetto al tempo a cui siamo abituati, ai ritmi che seguiamo. Inoltre, leggendo le pagine, vorrei far capire che questo viaggio possono farlo tutti. È stata una scoperta di quante cose siamo in grado di fare. Molte cose sembrano giganti da affrontare, all’inizio, poi basta farle. Basta mettere un piede davanti all’altro. Sono partita, pensando di non farcela e di tornare indietro dopo due giorni. E invece, sono stata in grado di scoprire delle risorse di me come la resistenza, la capacità di parlare con tutti, la voglia di stupirmi di fronte alla natura. La natura è stata fondamentale. Sono una metropolitana incallita, invece durante quei giorni, mi sono commossa di fronte alla natura che cambiava ogni volta. Bisogna trovare, in qualsiasi cosa della nostra vita, il tempo e il coraggio di dire: lo posso fare.

Durante il tuo viaggio, hai incontrato delle persone e delle storie diverse da quelle che normalmente ascolti. Quanto queste storie ti hanno cambiata?

Molto. Incontrare persone così diverse è bellissimo. C’era chi intraprendeva il cammino per motivi religiosi, chi lo faceva per ‘espiare’ delle colpe come se fosse un ‘passaggio’ verso una situazione. C’era chi lo faceva per conoscere altre persone. Socialmente, trovi tutte le persone che è possibile trovare. Ho incontrato due signori siciliani di settant’anni che avevano già fatto il cammino in tandem. Uno di questi due signori era cieco, l’altro era l’amico che lo accompagna da una vita. Mi sono trovata sulla cima della montagna con questo signore che mi chiedeva: ‘Come è la vista, Daniela? ‘ ed io mi sono messa a raccontargli quanto era verde la Galizia. Queste cose te le porti dentro, per sempre. L’emozione che mi porto è quella di poter guardare queste persone e dire: ‘Voglio essere come te, voglio sapere che non mi ferma niente. Che ci sarà sempre uno sconosciuto vicino a me, che mi racconta qualcosa che non so’. Ho una finestra spalancata sul mondo, non sapendo cosa avrei trovato davanti. Ogni giorno è stato diverso. Tutte le persone che ho incontrato, avevano delle storie diverse e ho avuto il tempo di ascoltarle.

Scrivi da sempre. Quanto è stato importante confidarti, anche di più, all’interno di ogni pagina?

Un giorno, mi ha contattato la casa editrice per chiedermi se avessi voluto scrivere un libro sul cammino, perché mi avevano seguita sui social. Sui social, non avevo raccontato tutto quello che era successo durante il viaggio. Questo non è un romanzo, è un racconto di un viaggio, è una guida per chi vuole farlo. Non ho avuto un attimo di esitazione nello scriverlo. Il libro è stato scritto in due mesi, l’ho scritto in treno e nelle caffetterie di Milano. È stato molto facile scriverlo. Non mi aspettavo che fosse così facile. È stato un viaggio, anche questo, inaspettato. È stato un ricordare le cose che avevo vissuto. Ogni cosa è uscita fuori in modo spontaneo.

Noi due, non ci sentiamo da un paio di mesi. L’ultima nostra chiacchierata è avvenuta quando hai iniziato nuovamente il programma ‘Stra-Factor’. Come ti senti, a distanza di mesi?

Benissimo. Sono contenta quando le persone, a distanza di mesi, mi fermano per strada e mi parlano del programma. Questo significa che negli anni, ho creato un legame di affetto con gli spettatori. Sono contenta di essere riportata in quel mondo. È un mondo che mi piace, mi diverte.

Quando la prima volta ti ho intervistata, ricordo di averti definita ‘una donna senza nessun timore’. Adesso, chi sei?

La definizione ‘senza nessun timore’ mi porta bene. Continuo a sentirmi senza timore. Continuo a coltivare dei grandi entusiasmi. Continuo a mantenere quell’amore per la magia. Mi piace pensare che nel mio lavoro, posso essere all’interno di una magia. Voglio tenermi questa definizione che mi hai dato. Voglio dirti che sono contenta di poter dire che c’è ancora tanta strada da fare e voglio ancora ‘solo camminare’.

Ufficio Stampa: Factory4

 

 

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