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DANIELE LIOTTI «Il coraggio di amare»

Un uomo, un artista, un padre. Infiniti ruoli per un volto che assomiglia ad uno scrigno da scoprire, contemplare, capire. Daniele Liotti ha dentro di sé un nucleo vivo e intenso di arte e vita. La sua lunga carriera, gli incontri e le scoperte. Tutto ciò che mi racconta è un viaggio dentro il suo mondo.  Quando pensi a Daniele Liotti, pensi alla parola ‘coraggio’ che proviene dalla parola latina ‘cor’ (cuore) e dal verbo latino ‘habere’ (avere). Allora, coraggioso è colui che sa vivere con il cuore.

 

di Anna Chiara Delle Donne

 

Benvenuto, Daniele. Sei tornato in tv con la nuova stagione di “Un passo dal cielo“. Come definiresti il tuo personaggio?Francesco è un uomo legato ad un passato pesante che continua ad influenzare le scelte che compie nella sua vita. Ha perso suo figlio, ha perso sua moglie. È un personaggio che cerca un riscatto interiore. Ha una grande difficoltà nel lasciarsi andare. Crede che non si possa permettere di amare. Crede che la felicità non sia qualcosa di giusto. Il dolore che prova lo costringe ad una vita senza serenità. Deve combattere il suo senso di colpa.  Francesco è umanamente generoso, ha un grande senso della giustizia, del dovere. Esorcizza il suo dolore, aiutando gli altri.

 

Il mondo di Francesco incontra il mondo di una giovane etologa chiamata Emma e da quel momento scatta un amore che può alleviare i dolori di Francesco…

Francesco sente verso di lei un grande sentimento. Emma è l’unica persona che esplora il suo mondo. Sa cosa significa aver paura di essere felice. Emma ha fatto la scelta di vivere intensamente ogni cosa. Francesco ammira questa donna. In questa stagione la loro storia d’amore ha una linea ben definita. Succederà un po’ di tutto. Le paure di Francesco verranno messe a nudo. C’è una voglia ed un tentativo di essere felice.

 

Colpisce il silenzio del tuo personaggio. Quanto è importante mostrare in televisione un personaggio silenzioso?

Il mio personaggio ha un grande mondo interiore. Non è disposto a condividerlo con tutti. Non perché non ritiene gli altri all’altezza, ma perché ha paura di essere inopportuno. Francesco ha una grande umiltà, una grande riservatezza. La possibilità di mostrare e non mostrare i suoi lati deboli e le sue fragilità è uno degli elementi che più mi ha incentivato ad accettare questo ruolo. Il suo silenzio è un punto di forza, una delle cose che mi piace di più.

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“Un passo dal cielo“ ti ha permesso di scoprire una terra meravigliosa come il Trentino Alto Adige. In che modo la natura ti ha aiutato ad interpretare al meglio l’interiorità di Francesco?

Girare in Trentino Alto Adige mi ha permesso di contemplare la forza e la grandezza della natura che ti circonda. Questa contemplazione che vivi la interiorizzi. Girando in posti del genere fai una ricerca spirituale. Tutto ciò che sono i momenti di emozione, di interiorità del personaggio sono un tutt’uno con l’esterno. Molte scene girate in palafitta vedono Francesco vivere totalmente la sua solitudine. In quei momenti è stato utile avere una natura del genere intorno. Ogni volta che sei a contatto con essa c’è un’esplosione sensoriale e un contatto profondo con quei posti. Tutto ciò mi ha aiutato a stare con me stesso sul set e fuori dal set.

 

Quali saranno i messaggi che i telespettatori potranno cogliere in questa nuova stagione?

In questa stagione, per alcuni personaggi verrà affrontato il tema della paternità. Il mio personaggio, nonostante abbia perso suo figlio, resta comunque un padre. Decide di affrontare il suo dolore. “Un passo dal cielo“ vuole trasmettere ai telespettatori il coraggio di amare, la forza di liberarsi dalle proprie catene sapendo che amare può comportare dei rischi e dei dolori. Bisogna  lasciarsi andare e credere in ciò che si ha dentro. Bisogna lasciarsi andare verso le persone che amiamo, gli amici, i figli. Ci sarà grande spazio anche per l’amicizia. Francesco e Vincenzo si apriranno l’uno all’altro e si confronteranno su alcuni argomenti della loro vita.

 

In Portogallo stai girando il film “Un figlio di nome Erasmus“ di Alberto Ferrari. Mi parli di questo progetto?

Sto girando una commedia on the road e ne sono molto felice. È la storia di quattro ragazzi, diventati ormai uomini, che vengono informati della morte di una loro vecchia fiamma che avevano conosciuto durante l’Erasmus. I quattro provavano per lei sentimenti reali e adesso hanno dei ricordi bellissimi. Saputa la notizia, vengono a conoscenza di un’eredità che la donna gli lascia: un figlio. Questo figlio potrebbe essere di tutti e quattro. La storia è divertente in quanto è una commedia, ma ci saranno dei momenti catartici per ogni personaggio. Ognuno di loro rivede la propria vita, i propri errori. Riscoprono il valore dell’amicizia. Sto girando in Portogallo. Questa terra è molto bella, il clima mi piace molto. Ho apprezzato il cibo e le persone che sono cordiali ed ospitali. Sto vivendo una bella atmosfera e mi sto divertendo. Ci tenevo molto a fare questa esperienza e tornare al cinema con un progetto del genere.

 

Dopo le esperienze vissute e le emozioni provate durante questi anni, cosa rappresenta per te la recitazione e in che modo ti ha cambiato?

Recitare è un momento magico in cui succede qualcosa di irripetibile. Tutte le cellule del tuo corpo impazziscono, c’è una forma di elettricità incredibile dentro di te. Tutto ciò confluisce con le emozioni che prova quel determinato personaggio. Senti che quelle emozioni le scambi con il pubblico. Questo tipo di magia è unico, poche altre cose nella vita possono dartele. Recitare ti regala un senso di pienezza incredibile. Dico sempre che sono un timido, ma non potrei fare a meno di questo mestiere. Non riesco ad immaginarmi in nessun altro posto. Questo lavoro mi ha permesso di viaggiare, conoscere il mondo, imparare tante cose, leggere libri, ascoltare storie. Il mio mestiere mi ha fatto crescere umanamente e mi ha permesso sempre di mettermi alla prova con le persone. Ha dato una grande varietà alla mia vita. Non sono una persona abitudinaria, il mio mestiere mi ha dato un bell’equilibrio.

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So che vorresti anche fare il regista, perché?

Sono una persona timida ed introversa. Quando recito, devo lavorare molto sulla mia emotività. Mi piacerebbe molto fare il regista perché mi piacerebbe dirigere gli attori, dato che so cosa si può provare davanti ad una macchina da presa. Vorrei aiutarli a tirar fuori le emozioni. Ho delle idee e ci sto lavorando…

 

Adesso, cosa vuoi augurare all’uomo che sei e all’artista che sarai?

Voglio continuare a crescere come attore. Spero di poter variare di più i personaggi che faccio. Ho sempre voluto spaziare e raccontare uomini diversi tra di loro. E poi, sai cosa penso? Che quando sei padre, pensi prima alla felicità dei tuoi figli e poi alla tua. Allora, se sono felici i miei figli, sono felice anche io.

 

 

Foto crediti: Fabio Lovino

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