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DIANA DEL BUFALO

«Non sono la classica strafiga, piaccio soprattutto alle donne e ai gay. Gli etero mi considerano una poco di buono. Della mia vita rifarei tutto, non mi pento di nulla»

Nata come cantante sul palco di “Amici di Maria de Filippi” nel 2010, si è poi fatta strada in tv prima con la Gialappa’s Band, poi con “Colorado” e le fiction RAI “Che Dio ci aiuti” e “C’era una volta Studio Uno”. Nel 2014 la svolta sul web dopo alcuni singoli pop trash di intento provocatorio, “La Foresta” e “Beep Beep (A Ha)”, poi il debutto al cinema con “Matrimonio a Parigi”. Oggi Diana è un mix esplosivo di autoironia e travolgente comicità, e si divide tra un set e l’altro inseguendo la sua carriera di attrice. Presto la ritroveremo al cinema con tre film: “Attenti al gorilla” di Luca Miniero (10/1), “Bugiardi” di Volfango De Biasi (17/1) e “10 giorni senza mamma” di Alessandro Genovesi (7/2). Sogna il musical, il teatro la imbarazza e quando può cerca di godersi l’amore con il comico e conduttore Paolo Ruffini.

di Elisabetta Bartucca

Sei giovanissima eppure hai già vissuto tante vite: “Amici”, la “Gialappa’s”, la radio, “Colorado”, poi la tv e ora il cinema. Che percorso è stato?

È stato un cammino quasi naturale. In tantissime mi chiedono consigli su come diventare attrice, ma non so mai come rispondere, perché non ho mai studiato. Ovviamente ben venga lo studio in Accademia, ma credo che a volte si tratti di qualcosa che hai dentro, un’attitudine, un carisma, una naturalezza che ti permette di spaziare da un campo all’altro. Bisogna essere naturali, poi cresci e ti migliori con il tempo, ma è un mestiere che impari facendolo. Se penso a come ero in “Che Dio ci aiuti” non mi piaccio per niente, ma oggi riguardandomi mi rendo conto di essere cresciuta moltissimo. Ho avuto la fortuna di fare sempre ruoli adatti a me.

Come decidi quali accettare?

Devo sentirmi in grado. Non voglio essere troppo pretenziosa con me stessa. Una volta mi fu offerto un ruolo drammatico molto bello, ma rifiutai perché non mi sentivo ancora pronta.

Sei protagonista di ben tre film in uscita in questi mesi. Che donne interpreti?

In “Bugiardi” sono una coatta rintronata che sogna di diventare una rapper famosa alla Baby K, mentre in “10 giorni senza mamma” sono una madre giovane, molto semplice, carina, dolce e materna che si fa in quattro per arrivare a fine mese, e che finirà a fare la babysitter ai figli di Fabio De Luigi; in “Attenti al gorilla” sono la titolare di un centro estetico molto autoritaria, che come secondo lavoro fa da assistente all’avvocato interpretato da Frank Matano: questo doppio binario innesca dei cortocircuiti comici molto divertenti.

Cosa consiglieresti alla Diana di “Amici”?

Me lo sono chiesta spesso, ma sono arrivata alla conclusione che non le direi nulla. Penso di aver vissuto tutto ciò che era degno vivere in quel momento: se così non fosse stato, oggi sarei una persona diversa e non lo vorrei. Rifarei e rivivrei tutto, anche le cose brutte.

Quali sono state?

Ad esempio la separazione dei miei, che oggi però stanno insieme. Sono stata un po’ immatura, ho scoperto il sesso e l’amore molto tardi e ho vissuto spesso il dolore con un’enfasi maggiore, perché ero già grande. Ora me ne fregherei, sarei molto più forte e capace di affrontarla.

Avresti partecipato a un talent come “X Factor”?

Sì, anzi, esorto a farlo. I tempi sono cambiati, i talent sono una grande risorsa e bisogna saper cogliere questo tipo di evoluzione.

Ci andresti come giudice?

Certo, anche se non essendo una cantante, mi sentirei un po’ a disagio a giudicare i concorrenti.

Sei sempre molto attiva sui social. Che rapporto hai con la rete?

Con i social ho un rapporto di odio e amore; una volta ad esempio mi è capitato una specie di stalker che con alcuni commenti ha cercato di mettere zizzania tra me e Paolo [Ruffini, ndr]: questo aspetto mi fa davvero arrabbiare! Gestisco io i miei social per cui posto e pubblico foto quando mi va; ultimamente sono meno attiva perché cerco di stare più con Paolo, visto che lui abita a Milano e io a Roma e quindi ci vediamo poco. In genere sto sempre molto attenta a quello che dico e al gergo che uso, perché so di avere una grande responsabilità nei confronti di chi mi legge.

Da chi hai ereditato autoironia e vena comica?

Le ho scoperte nel corso del tempo. Da bambina ero estremamente insicura, ero cicciottella e molto alta, i ragazzi non mi guardavano, mi sentivo gigante. Poi è successo che ho iniziato ad amarmi e a pensare che essere alti è bello, perché ti notano e hai le gambe più slanciate. Sono semplicemente cresciuta e ho trasformato le mie insicurezze, anche se non mi sento bellissima: ho un dente storto, il naso pronunciato e quando parlo con qualcuno o vado in tv ho bisogno di fare dell’autoironia, perché in fondo è un modo per prevenire il giudizio degli altri.

Hai avuto anche dei detrattori. Perché secondo te? Sarebbe successa la stessa cosa a un uomo?

Forse no, anche se poi dipende dalla persona.  Non averne però è noioso e io sono esattamente l’opposto della noia: quando mi annoio faccio cose strane, inappropriate che a volte possono suscitare critiche, ma fa parte del mio essere una persona entusiasta della vita e se agli altri non va bene, pazienza, sono affari loro.

Il pubblico gay ti adora. Ti sei chiesta perché?

Non sono la classica figa e l’ottanta per cento delle persone che mi segue su Instagram ad esempio, sono donne. Agli etero non piaccio, mi reputano una poco di buono.

Qualche mese fa hai diviso il palco del “Maurizio Costanzo Show” con Matteo Salvini e gli hai dedicato “Summertime”. Come è andata?

Sapevo che in quell’occasione sarei stata il tramite comico e che quindi avrei potuto giocare a fare dell’ironia, Maurizio mi aveva chiamato proprio per questo. È stato tutto improvvisato, anche la canzone che Costanzo mi ha chiesto di cantare; in quel momento ho pensato a “Summertime” e gliel’ho dedicata. Aldilà del suo orientamento politico però, è un uomo molto affascinante.

 

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