Abbiamo raggiunto l’incremento della forza fisica e mentale, del controllo, dello sfruttamento, dell’artificio, ma non della bellezza, dell’armonia, della delicatezza e della sensibilità. 

di Giuseppe Savarino

Cosa è mancato al mondo civile per consentire che ciò accadesse?

Che cosa manca al nostro mondo e al nostro tempo per far sì che le donne si vedano costrette a nascondere il loro dolore dietro un bel trucco o un sorriso gentile e nel frattempo soffrire per abusi fisici, mentali, economici o sociali?

Forse perché l’odio nei confronti delle donne, non prende l’avvio solo dagli uomini ma dalle donne stesse, attraverso una larvata misoginia autodistruttiva che si perpetua proprio nella cultura di genere. Sono le donne che a volte inconsapevolmente espongono i loro maschi a modelli viziati, distorti e financo patologici. Quante volte abbiamo sentito dire – “Mi ha picchiata e insultata, ma io lo amo ancora” – amare prima di tutto vuol dire amare se stessi. Quando si smarrisce l’amor proprio ci rifugiamo nella ricerca di attenzione anche al costo di morirne.  Ma l’amore non picchia, non stupra, non uccide.

“Non piangere come una femminuccia” si sono sentiti dire troppo spesso, certi bambini maschi; come se mostrare vulnerabilità fosse attitudine del solo genere femminile. La parte femminile viene subdolamente denigrata sin da quando nasciamo. Sono forse il rosa e l’azzurro a definire il carattere? Non credo. Ma è così vero che le bambole non sono cose da maschi? Che poi, ironia della sorte quel gioco spesso negato ai maschietti, da adulti viene impersonificato e afferrato senza rispetto, da certi uomini, quando ormai ne hanno smarrito l’intimo significato; il prendersene cura. Uomini e donne sono diversi sul piano biologico ma la cultura dei generi accentua le differenze l’una a discapito dell’altra. Le donne hanno il dono di trasmettere amore sin da quando la vita si incarna nella loro pancia, perché limitarsi a dare la vita e non l’esempio. Perché non educare i figli, maschi e femmine partendo dalle loro attitudini invece che dal genere?

E come un lento avvelenamento che contribuisce a creare separazione e dolore, le regole di chi e cosa, accettate supinamente senza mai chiedersi il perché.

Nessuna legge potrà salvare le donne fin quando esse stesse non avranno la piena consapevolezza di salvare i propri uomini dalle regole dei generi, scardinando infine la pesante eredità che le ha sempre penalizzate.

In questo numero tra i meravigliosi personaggi, cuochi stellati, artisti ed eccellenze italiane abbiamo voluto fare con voi una profonda riflessione sul tema della violenza. Valeria Altobelli ci parla della sua missione e di un challenge che pone un faro sul dolore delle donne. La scrittrice Mariacarmela Torchi attraverso il suo romanzo lancia un messaggio di speranza affinché le donne prendano consapevolezza di ciò che sono e non di ciò che la società vorrebbe fossero. Luca Argentero ci parla del suo grande amore per la compagna e la sua bambina e di filantropia con il suo progetto 1caffe.org.  L’attore Mirko Frezza apre il suo cuore parlandoci della sua vita e della moglie Vittoria, la donna che lo ha salvato. E’ stato un anno difficile, ma vediamo una luce risplendere all’orizzonte. Ringrazio il mio lungimirante editore Umberto Garibaldi per la fiducia che ripone nella mia persona anche quando tutto sembra difficile, e mia madre per avermi insegnato a trasformare la vulnerabilità in forza e che la gentilezza non ci rende più deboli; che il letto va rifatto e i piatti lavati, che tu sia maschio o femmina. E che le bambole non sono solo giochi da femmine, perché un giorno potrebbero essere di carne e non più di pezza.