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ELENA SOFIA RICCI – «Le mie quotidiane sfide»

Provare a raccontare un’attrice come Elena Sofia Ricci è complicato, forse impossibile. Si racconta da sola tramite ogni sua intensa interpretazione, dopo ogni film che sceglie, dopo ogni opera teatrale a cui si affida, dopo ogni premio che le viene consegnato. Una donna in continua rivoluzione e in continua rinascita. Come una trapezista lungo il filo della vita, Elena Sofia sfida continuamente la sua arte, vive senza timori la sua intensa carriera. La carriera di Elena Sofia Ricci è un racconto infinito con protagonista l’anima e l’arte di una donna elegante e determinata.

Di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuta, Elena Sofia. Che Dio ci aiuti torna in tv con la quinta stagione. Come ritroveremo il personaggio di Suor Angela?

Ho molto amato questa serie tv. Ho voluto davvero questa quinta stagione. Quando stavamo girando la quarta serie, in una delle riunioni delle ultime puntate, ho pensato che sarebbe stato bello vedere la crisi di Suor Angela. Tutti gli esseri umani vivono una crisi. Siamo tutti fragili, ci capita di vacillare, di cadere, di inciampare. Tutti noi abbiamo dei dubbi. Ho voluto che ci fosse un bel terremoto lungo il percorso di Suor Angela. Ogni personaggio ha una ferita profonda con la quale dover fare i conti. Il mio personaggio accoglie tutti i personaggi intorno a sé, accogliendo ogni loro ferita, il loro passato, il loro percorso, le loro allegrie e le loro particolarità. Ora volevo far sì che Suor Angela avesse un momento di difficoltà e di umanità.

Come ha costruito la sua interpretazione e con chi si é confrontata?

La prima persona che ho chiamato é stata Suor Benedetta, la mia amica suora che é anche la consulente della serie. Quando ha saputo del momento di crisi del mio personaggio, mi ha detto: È un’idea bellissima. Rende vera Suor Angela. Finalmente si racconta la verità. Siamo esseri umani e le persone devono smetterla di pensare che siamo infallibili. Possiamo cadere, abbiamo dei momenti di difficoltà.

Arrivata alla quinta stagione di una serie di così grande successo, cosa pensa che significhi, per il suo percorso artistico, la crisi che vive Suor Angela?
Ho pensato che potesse essere interessante per un’attrice raccontare qualcosa di nuovo, far suonare delle corde diverse non ancora suonate. Credo che Suor Angela sia un’arpa. Ho potuto raccontare un altro aspetto di questa donna. Amo particolarmente questo personaggio. Voglio molto bene a Suor Angela. Mi permette di lavorare in regimi di recitazione molto diversi, attraversando la tragedia e la commedia italiana. É raro che un personaggio possa offrire un ventaglio così vario di sfumature. È la prima volta che arrivo ad una quinta serie nella mia carriera.

Che rapporto sente di avere con la fede?

Ho avuto dei momenti, nella mia vita, in cui ho pregato e non mi sono sentita ascoltata da Dio. E mi sono anche arrabbiata. In questo anno, ci sono stati molti momenti difficili. Abbiamo perso amici importanti come Fabrizio Frizzi ed Ennio Fantastichini. Ho perso mia madre ed é stata una perdita importante. Credo che esistano dei momenti in cui la fede vacilla, ed é proprio in questi momenti che al tempo stesso ti aiuta.

Quali sono i tratti in comune che crede di avere con il suo personaggio? E cosa crede di aver imparato da Suor Angela?

Ho voglia di far andare tutti d’accordo, voglio che le persone intorno a me si vogliano bene. Mi piace l’idea che insieme possiamo essere un gruppo, senza litigare e avere attriti. Patisco i conflitti. É un tratto che ho in comune con il personaggio di Suor Angela. Dal mio personaggio ho imparato ad essere determinata. Sono sempre stata una donna che ha cercato di vivere un po’ in punta di piedi. Con Suor Angela ho imparato ad essere più incisiva nel dire le ciò che penso e che sento, e fare in modo che le cose siano in armonia tra di loro.

Come si è rapportata al dolore del suo personaggio e in che modo Valeria Fabrizi le è stata accanto nella realizzazione di questa serie?

C’é una scena molto particolare che ho girato con Valeria Fabrizi e ho empatizzato con il mio personaggio e con il personaggio di Valeria. Valeria è una donna speciale per me, è una figura di riferimento nella mia vita. In quel momento, pensavo al dolore che potesse provare Suor Angela per quella ragione. Ho pensato al dolore che si prova quando non si sente più qualcuno che si ama. É un dolore che abbiamo provato più o meno tutti se abbiamo superato i 25 anni.

 

I dolori che ha vissuto nella sua vita sono un elemento che inserisce in ogni sua interpretazione?

L’esperienza umana é fondamentale se fai in modo che la vita ti attraversi e non ti passi accanto inutilmente. Se ti lasci attraversare dall’esistenza, hai sempre qualcosa da raccontare. I dolori li abbiamo provati tutti nella vita. Il dolore, qualche volta, l’ho portato in scena. Ma ho sempre cercato di dividere le cose. Non mi piace usare il dolore privato per il mio lavoro. É qualcosa di scandaloso per me, questo é il mio pudore. Inevitabilmente, quando il dolore ti attraversa, é qualcosa che conosci e che puoi raccontare. Non amo fare una scena drammatica e pensare al mio privato dolore. Mi connetto con la mia parte ferita, empatizzo con il mio personaggio.

Che Dio ci aiuti vanta un numeroso cast. Come nasce e si costruisce l’alchimia tra tutti gli attori?

É stata una stagione molto difficile ma anche entusiasmante. Sono grata a tutto il cast. Si è creato un clima molto speciale, di grande amore e complicità. Non sono ammesse competizioni. C’è il desiderio di condividere insieme lo spazio scenico, l’emozione, il momento, il divertimento. Ho lavorato con attori superlativi.

Chi sente di dover ringraziare per la realizzazione di una lunga serie come questa?

Senza il regista Francesco Vicario la serie tv non sarebbe possibile. É un direttore d’orchestra eccezionale con dei grandi collaboratori che ci hanno guidato in modo attento. Una serie del genere non potrebbe essere realizzata senza la sua supervisione. Inoltre, ringrazio gli sceneggiatori che hanno scritto e descritto il momento di crisi del mio personaggio. Non é banale, non é scontato.

Lei è un’attrice che sperimenta continuamente ruoli diversi. Come sceglie ogni progetto?

Punto a fare le cose belle quando arrivano. Punto ad alzare l’asticella della mia professione e della mia carriera. Se nessuno alza l’asticella della mia carriera, me la alzo da sola. Ad un certo punto del mio percorso, ho preso dalla mia libreria l’opera ‘Vetri rotti’ di Arthur Miller e mi sono detta: ‘voglio propormi questa sfida’. Ho portato in scena questa opera e ho cercato di alzare la mia asticella portandola ad un metro e novanta. Per me è stata una scelta coraggiosa che é andata bene. Poi, la vita mi ha regalato il dono grandissimo del regista Paolo Sorrentino con il film Loro. L’esperienza in Loro é stata una prova difficile da fare e la considero un vero e proprio regalo. Amo spaziare tra teatro, cinema e tv. Sono una specialista dello slalom. Mi piace continuamente sfidarmi.

 

Sappiamo che è un’appassionata di psicologia e psichiatria. Perché la affascinano così tanto queste materie?

La passione per la psicologia e la psichiatria ha sempre fatto parte di me, sono materie che ho avuto modo di studiare e praticare. L’indagine sull’animo umano, sul profondo di ogni individuo é qualcosa che mi ha sempre affascinata. Il mio bagaglio di esperienza e di studio lo porto in scena e nel mio lavoro, qualunque cosa io faccia. Tutto ciò mi è utile per le mie interpretazioni, quando mi approccio ad interpretare le donne di Tennessee Williams, Sylvia Gellburg di Vetri Rotti, l’Ignota di Pirandello. Scelgo sempre personaggi che hanno qualcosa di rotto dentro la propria anima.

 

 

Foto di Alessandro Bachiorri
Foto di scena: Ufficio Stampa LuxVide

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