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Enrico Brignano «Amo la comicità nobile»

Cos’è per Enrico Brignano la comicità, quale tipologia preferisce e come l’ha modellata a sua immagine e somiglianza? Ce lo ha raccontato nel corso di un’intervista realizzata al 2° Filming Italy Sardegna Festival, dove l’attore romano ha ricevuto un importante riconoscimento.

 

di Francesco Del Grosso

 

«A me piace la comicità nobile, implicita, fatta da persone divertenti che non devono per forza essere buffe, ma che diventano simpatiche al solo sentirle parlare. È un dono naturale.  Penso a Massimo Troisi che era capace di elucubrazioni fantastiche. La sua comicità non strizzava mai l’occhio alla volgarità, la stessa che adesso va tanto di moda e che mi annoia moltissimo».

Brignano foto 4È con queste parole, raccolte durante un’intervista a noi concessa nella kermesse sarda di Tiziana Rocca, che Enrico Brignano ha messo subito in chiaro la sua idea di comicità che va di pari passo con il modus operandi che ha scelto di perseguire. Nato nel 1966 a Roma, si forma nel laboratorio di esercitazioni sceniche diretto da Gigi Proietti e, dopo 10 anni sul palcoscenico accanto al maestro, continua la sua carriera autonomamente, ottenendo una serie di consensi con i suoi one man show in giro per l’Italia. Da quella scuola ha dichiarato di non avere preso qualcosa in particolare, ma sicuramente di utile nel proseguo del cammino artistico e quel qualcosa è la generosità: «di Proietti invidiavo la generosità con la quale affrontava il palco e credo di avere percepito nel tempo e nel modo giusto questa lezione, facendola mia nella fase di imprinting artistico. Questo mi spinge a pensare che quando vado in scena, ovunque essa sia, devo sempre dare il massimo, di più di molti altri competitor. Non è un caso, infatti, che i miei spettacoli non durino mai sotto le due ore e mezza. In tal senso, li concepisco come degli eventi e non come delle semplici serate, specialmente in un periodo di recessione come questo dove lo spettatore deve decidere oppure no di pagare il prezzo di un biglietto».

Brignano foto 17Il medesimo approccio lo si trova nel resto della sua poliedrica esperienza nel mondo dello spettacolo. Accanto all’attività teatrale, che lo vede ogni anno sul palcoscenico con un titolo diverso (tra gli altri ricordiamo “Rugantino” e il più recente “Innamorato perso”), si affiancano anche quella televisiva come protagonista di fiction di successo (da “Il maresciallo Rocca” a “Un medico in famiglia”, passando per “Fratelli detective”) e conduttore di programmi di intrattenimento (“Il meglio d’Italia”), oltre a quella cinematografica (da “La Bomba” a “Ex-amici come prima”, passando per “Ci vediamo domani” e “Stai lontana da me”) e di doppiatore (sua la voce di Olaf, il pupazzo di neve del film Disney “Frozen”. Ma dove vada la sua preferenza, Brignano non ha alcun dubbio: «al teatro naturalmente, che resta il perno intorno al quale ruota la mia carriera, mentre il cinema è una parentesi che vorrei approfondire di più e dove vorrei dimostrare di sapere fare altro, in primis recitare. C’è sempre un pregiudizio a riguardo. Al momento, se non erro, ho preso parte a una ventina circa di pellicole e l’ultima, “Tutta un’altra vita” di Alessandro Pondi, uscirà il 12 settembre. La televisione in questo momento mi interessa meno perché sta attraversando una fase di grande crisi: il fatto che i talk show o pseudo reality vincano regolarmente la classifica degli ascolti dovrebbe fare riflettere e mi preoccupa molto. Per cui il piccolo schermo oggi è un mezzo davvero difficile e pericoloso per chi vuole fare strada e investire nel domani. Vanno avanti emeriti sconosciuti che fanno carriere lampo e poi finiscono con altrettanta velocità nel dimenticatoio».

Brignano foto 1Con gli anni, invece, l’attore capitolino ha costruito pezzo dopo pezzo la sua credibilità e ha visto crescere di riflesso la popolarità, arrivando a confrontarsi con buoni risultati anche con la scrittura di libri che si ispirano ai suoi spettacoli e alla sua vita, l’ultimo dei quali, “Nessun dorma (tranne lei)”, narra con il consueto modo scanzonato che lo caratterizza la recente paternità. Uno humour  pungente che è diventato un suo marchio di fabbrica, oltre che una lama affilata con la quale pronunciarsi su tematiche delicate e scomode: «l’unica “moneta” messa a disposizione dal mio mestiere è quella dell’ironia e attraverso di essa posso traghettare argomenti importanti. Altrimenti rischi di risultare antipatico a qualcuno solo perché dici le cose seriamente. Invece se ti avvali del linguaggio dell’ironia sei ancora più forte, ma devi essere capace di utilizzarlo, non farti prendere dall’impeto, trovare la frase più incisiva e colpire laddove c’è da colpire, come faceva Cyrano de Bergerac».

Per Brignano la comicità è quindi una cosa seria e va fatta con estrema intelligenza, in molti casi salvifica, specie nei periodi bui. La storia ce lo ha dimostrato  innumerevoli volte e l’attore romano in chiusura ci ha tenuto a ribadirlo: «più un Paese è in crisi, più c’è bisogno di comicità ed è facile farne. Addirittura i momenti più prolifici sono sempre stati quelli della guerra. Se si pensa ai grandi conflitti mondiali, nonostante la presenza di una feroce censura, ci sono state maschere indimenticabili come ad esempio quella di Totò.  Questo per dire che nelle fasi più complesse e difficili della Storia e degli anni più recenti, compresi quelli che stiamo vivendo, la comicità non è mai morta, ma si è trasformata in una scialuppa di salvataggio alla quale aggrapparsi». E come dargli torto!

 

Credits Ufficio Stampa Filming Itay Sardegna Festival: ManzoPiccirillo

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