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ENRICO LANDO

Enrico Lando, se volessimo descriverlo, lo faremmo così: regista dall’animo umano, regista con il bisogno di raccontare le emozioni della vita. Racconta con leggerezza e semplicità temi importanti della nostra società. Lo fa portando nello spettatore la voglia di chiedere e riflettere, tra un sorriso ed un’emozione. Enrico Lando torna al cinema con la commedia ” Scappo a casa”.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuto, Enrico. Il 21 marzo è uscito al cinema il film “Scappo a casa” da te diretto. Vedendolo da fuori come descriveresti questo film? 

Sono molto soddisfatto di questo film. Credo che sia inusuale. Nella prima parte della storia viene presentato Michele, un personaggio superficiale che sembra quasi abbia dei valori superficiali. Poi, quest’uomo si ritrova in un centro d’accoglienza e lo vedrete in una situazione molto particolare. Il film diventa una fuga. Michele matura e supera quei tabu e quelle convinzioni assurde e provinciali di una mentalità chiusa. Questa storia diventa una storia di amicizia e di crescita. Mi sono molto divertito a girare questo film. Ho voluto richiamare anche un po’ lo stile western, dal punto di vista fotografico e musicale.

In “Scappo a casa” viene affrontato il tema della diversità. Come hai voluto raccontare questo tema? 

Ho sempre pensato che i temi importanti possono essere raccontati e affrontati anche con leggerezza. Si può ridere di certi problemi e di certi drammi. Il sorriso avvicina lo spettatore al progetto. Facendo divertire il pubblico può uscire dal cinema e dirsi: Adesso ci rifletto!  Riflettere su certi temi con uno spirito positivo e non solo con le lacrime è fondamentale.

Come hai guidato l’attore Aldo Baglio in questo progetto? 

Aldo fu una sorpresa. Quando ci siamo conosciuti, mi chiedevo che tipo di personaggio avrebbe potuto essere. È stata proprio la prima cosa che gli ho chiesto: Tu come ti vedi? Devo dire che ha sorpreso tutti noi. È un attore bravissimo che mi ha ricordato gli attori della commedia italiana del passato. Io e Aldo abbiamo avuto un rapporto molto bello. Si è fidato totalmente di me e questa non è una cosa scontata. Ogni singola decisione la prendevamo insieme. Eravamo sulla stessa linea e ciò è molto raro. Avevamo una grande responsabilità e ci siamo messi in gioco. Ci piaceva così tanto lavorare insieme che ci siamo lasciati trasportare dalle nostre emozioni per girare al meglio questo film. Non escludo di tornare a lavorare con lui in futuro…

Da regista sei riuscito a creare una grande unione con il tuo cast, non sempre accade, vero? 

Il mio lavoro può venire bene solo se mi diverto sul set. La cosa fondamentale è comunicare la visione che hai, condividere costantemente quello che fai e quello che pensi. Insieme bisogna trovare le soluzioni. Ogni film è un lavoro di gruppo. Un regista deve cercare di valorizzare le caratteristiche di ogni singolo attore in rispetto al carattere di ogni personaggio della storia.

Pensi che il cinema di oggi può tornare alla commedia italiana di un tempo? 

Lo spero. La commedia italiana era un insieme di tante cose. C’era persino quell’amarezza che con il sorriso ti faceva ragionare su tematiche importanti. Mi manca proprio questo della commedia.

C’è un progetto che ora vorresti realizzare? 

Ce ne sono tanti. Io scrivo molto e sto cercando di realizzare dei progetti che ho in mente, in particolare due; spero di poterne parlare presto. Ho anche un horror nel cassetto… Non abbiamo molti Horror in Italia. Eppure quei pochi che abbiamo sono bellissimi. Non voglio essere catalogato per un solo genere. Sono un autore. Scrivo commedie, scrivo western, scrivo anche horror. Voglio provare a sperimentare sempre diversi linguaggi.

In una tua intervista del 2016, rivolgendoti ai giovani e ai loro sogni, hai dichiarato: Non ascoltate nessuno, andate avanti con le vostre idee.   

Per me è necessario ascoltare tutti, ma poi fare quello che si vuole. Non bisogna rifiutare i consigli, ma bisogna ragionare con la propria testa. I consigli bisogna filtrarli perché tutti sono capaci di darti il loro parere. Se un giovane ha un obbiettivo che vuole perseguire, deve andare avanti senza farsi influenzare da persone che pensano di saperne di più. Conta molto l’umiltà per imparare! Se non sei umile, non riesci ad imparare nulla di umano.

Se ti immagini tra un paio di anni, cosa speri per il regista che sarai? 

Persona e regista coincidono nella mia vita. Mi piacerebbe, in futuro, dividere i due aspetti della mia vita. Mi auguro di fare film in cui credo. Voglio raccontare delle storie che possano muovere delle emozioni dentro di noi.

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