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EVA LONGORIA

Con Time’s Up abbiamo trasformato il dolore in potere

 

Fascino da vendere, un sorriso capace di riempire lo schermo e che, dal vivo, trasmette energia vitale. Stiamo parlando di Eva Longoria, che abbiamo avuto il grande piacere di incontrare alla seconda edizione del Filming Italy Sardegna Festival.

 

di Francesco Del Grosso e Maria Lucia Tangorra

 

Non ha bisogno di presentazioni perché, anche chi non la segue assiduamente, ha imparato a conoscerla attraverso “Desperate Housewives” (per cui ha ricevuto una candidatura ai Golden Globe per la miglior attrice in una serie commedia o musicale). Quell’esperienza l’ha ricordata con riconoscenza: «ha preso dieci anni della mia vita ed è stato divertente interpretare Gabrielle Solis anche perché è l’opposto di come sono io come persona. Mi ha fatto crescere. Mi manca la sorellanza che si era creata tra di noi (le altre protagoniste erano Susan Delfino, Lynette Scavo, Bree Van de Kamp, nda). Questa serie televisiva ha dimostrato che quattro donne protagoniste possono fare il successo di un prodotto in tutto il mondo e anni fa era raro che un lavoro del genere potesse viaggiare al di là dei confini degli Stati Uniti». La Longoria crede molto nel gioco di squadra ed è un’artista che si batte affinché venga riconosciuto il valore femminile nello star system e non solo. A tal proposito ha evidenziato che qualcosa è mutato negli ultimi anni: «credo che stiamo andando nella direzione giusta, anche se le donne sono ancora sotto-rappresentate non solo all’interno dell’industria cinematografica ma in tutti i settori. Ci sono ancora poche registe se guardiamo ai numeri. Noi donne non riusciamo ad avere una seconda opportunità se un film non va bene, ma, soprattutto, non siamo pagate come i nostri colleghi maschi ma con Time’s up le cose stanno cambiando». L’attrice è proprio tra le co-fondatrici del suddetto movimento con cui si sono smosse un po’ le acque: «abbiamo aumentato la consapevolezza delle persone dopo il caso Weinstein e trasformato il dolore in potere. Non possiamo farcela da sole, abbiamo bisogno degli uomini, dobbiamo fare dei passi in avanti insieme e ce ne sono da compiere perché il patriarcato è vivo e vegeto. Prima che scoppiasse lo scandalo Harvey Weinstein la gente sapeva, ma non parlava. A un certo punto ci siamo ribellate e adesso è importante capire quanto molestie e discriminazioni investano anche gli altri campi professionali. Tra le azioni fatte c’è il Legal Defense Fund, il Fondo per la difesa legale e ora stiamo lavorando per favorire anche le donne nella critica cinematografica e che si faccia largo il punto di vista femminile».

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Il suo percorso dimostra come spesso per farsi ascoltare e riconoscere come essere umano e come professionista bisogna scendere in campo e forse non è un caso che si sia impegnata pure come produttrice e regista di “Grand Hotel”, la serie andata in onda in estate su FoxLife. L’anno 2020 segna una tappa fondamentale nella sua carriera: l’esordio dietro la macchina da presa di un lungometraggio “24-7”, che vanta tra le protagoniste Kerry Washington (l’inizio delle riprese è previsto a gennaio). «Si tratta di una commedia ambientata sul posto di lavoro che ritrae tre donne nel post Time’s Up. Ci tenevo a dirigerlo. Mi piaceva l’idea di avere il controllo del prodotto finale perché prima sentivo che il mio potenziale non si esprimesse a pieno. Quando ero solo attrice non potevo decidere delle riprese, della musica, di come dovesse pettinarsi e vestirsi il mio personaggio e a me ha sempre attratto il making of di un film. Ho compreso di avere un talento per questo, mi sono cimentata nella regia di episodi di serie tv per dieci anni, anche se il mio debutto vero e proprio lo faccio con questa pellicola», ha raccontato con l’emozione e l’orgoglio di chi si cerca le occasioni e non attende che avvengano per caso.

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La Longoria è stata premiata alla kermesse sarda con l’Humanitarian Award per l’impegno nel sociale tramite la fondazione che porta il suo nome, la Eva Longoria Foundation, con cui porta avanti la mission di liberare il potenziale delle “latinas” (lei ha ascendenze messicane) – bambine, ragazze e donne appartenenti alla comunità latina all’interno dell’America – che purtroppo spesso lasciano gli studi. A giudicare da quanto si è spesa e dai risultati ottenuti a favore della causa sino ad oggi, il riconoscimento che le è stato conferito è più che meritato.

 

 

Credits Ufficio Stampa Filming Italy Sardegna Festival: ManzoPiccirillo

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