«Il perfezionismo è la mia cifra stilistica ma anche la mia gabbia»

In Italia è stato un pioniere di stile, ma ancor più di una professione, quella di wedding planner. Enzo Miccio, noto al grande pubblico per i programmi televisivi di successo, emana passione per quel lavoro che si è «inventato».

di Maria Lucia Tangorra

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Con un misto di umiltà e determinazione esordisce sottolineando un punto essenziale: «anche se ho iniziato vent’anni fa in una città avanguardistica come Milano non è stato semplice. Ho dovuto avere la forza di non tirare giù la serranda perché, quando la gente veniva nel mio piccolo atelier e mi chiedeva: ʻlei cosa vende?ʼ; io rispondevo: ʻnulla, ma organizzo matrimoniʼ e uscivano straniti. Tradizionalmente, in Italia, l’organizzazione è sempre stata nelle mani della madre della sposa: ma io credevo molto in questo progetto. Ho fatto una gavetta enorme, da autodidatta, e pian piano ho provato a diffondere quella che era la mia filosofia: ho cercato di smembrare il matrimonio e riassemblarlo. Ho tentato di comprendere cosa non funzionasse e questo credo sia uno dei miei meriti» e noi gliene diamo atto. Spesso quando si riceve un invito a questa ricorrenza, si pensa subito alla lunga durata e raramente gli invitati sorridono dicendo: «ʻah che bello, andiamo a un matrimonioʼ». Su questo è intervenuto Miccio, riequilibrando «la tempistica – ed è stato fondamentale farlo capire in primis agli sposi, i quali vivono di una tradizione che si portano dietro inconsapevolmente. Così non si è parlato più di un banchetto di nozze, ma il matrimonio è diventato più vicino a un evento o a un party e finalmente è arrivata la richiesta di volersi divertire.

Ci troviamo in un Paese dove la tradizione è importante; d’altro canto abbiamo anche una delle cucine più diffuse e invidiate al mondo per cui abbiamo dovuto coniugare le due cose». Mentre lo si ascolta, sembra proprio che Miccio non sia nato per fare altro e, infatti, ci rivela di aver avuto sempre «una predisposizione ad aggregare le persone e farle divertire, una casa da aprire agli altri indipendentemente dal fatto di abitare in 40mq o in un attico. Questa indole me la son portata con me. Il rodaggio l’ho fatto in famiglia e con gli amici, senza pensare minimamente che potesse diventare il mio lavoro. Agli esordi andavo in giro con la mia macchinina, non avevo la notorietà data dal piccolo schermo. Per puro caso si comincia a farlo diventare un business con una persona che è disposta a pagare per i tuoi consigli ed è giusto che qualcuno, a un certo punto, si renda conto che il tuo aiuto può essere utile. In Italia non avevo nessuno a cui fare riferimento, me lo sono ʻinventatoʼ». Immancabile nelle sue ideazioni il tavolo di rappresentanza, incastonato in una scenografia ben curata, «con un colore e un tema che si sposi con tutto il resto del matrimonio».

Nella tradizione britannica questa figura è ben presente, ma Enzo Miccio non ha mai pensato di andare all’estero. Ha desiderato rompere i confini mentali qui, riuscendoci. Ci svela, però una chicca, che denota la preparazione e il gusto per il bello: «alla fine degli anni ʾ90, quando già avevo intrapreso questo percorso, non ricordo in che parte del mondo fossi, mi sono imbattuto in un libro meraviglioso di Wolterinck, designer nord-europeo che organizza eventi. Lui è stato sicuramente un mio grande maestro». Dopo circa vent’anni di carriera e la strada percorsa, qualche ʻmuroʼ è caduto. «Una mia missione personale» – ci racconta con orgoglio – «è consistita nel far capire agli altri che il mio contributo avrebbe fatto la differenza nell’organizzazione.

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Quando parlavo con una società di catering mi son dovuto confrontare e spesso scontrare. Il mio obiettivo è stato quello di dimostrare che ciò che proponevo poteva avere una ripercussione positiva all’interno dell’organizzazione. Ci son stati litigi con proprietari di location, ma tanta gente, a evento concluso, ha cambiato idea venendosi a congratulare, il che non ha prezzo. Questa era la mia battaglia e di conseguenza la mia soddisfazione. Riuscire a far comprendere che le cose si potevano fare in un altro modo, con gusto e successo, e ancor più: affermare la professione è stata la più grande conquista. Un lavoro che sembra così leggero, ha alle spalle professionalità e competenza. Anch’io rubo e imparo da tutti e se trovi persone disponibili a migliorare possono nascere delle bellissime partnership». La voce del wedding planner è grintosa, di chi ha sempre in moto il cervello per poter creare e ancora creare. Con franchezza asserisce: «sono rigido e in discussione con me stesso innanzitutto. Il matrimonio deve piacere a me – certo sulla base di ciò che vuole la coppia –  e al mio criticissimo senso estetico e di perfezione. Il perfezionismo è la mia cifra stilistica ma anche la mia gabbia. Non riesco a chiudere un occhio di fronte a qualcosa che non va – chiarisco che me ne accorgo solo io. Tenendo conto proprio della mia formazione (diplomato presso lo IED – Istituto Europeo di Design, ha cominciato nel settore moda, nda), ho una visione che un po’ mi condanna, che è quella dello stylist per cui guardo come se fossi su un set fotografico». Ci si accorge che si è preso parte a un matrimonio firmato da Miccio «dalla parte organizzativa, non solo da quella creativa. Non solo gli sposi, ma pure gli ospiti devono vivere al meglio quell’esperienza». Dietro deve esserci una buona regia: «io sono dappertutto» – aggiunge – «mentre sono in cucina, sono ad aggiustare il vestito della sposa. Sono l’ombra di chiunque perciò posso non risultare simpatico. Mi devono amare i miei sposi e mi ama chi capisce il mio lavoro e ha senso di responsabilità».

In questo periodo in cui, a causa del covid, diversi ʻsogni di una vitaʼ sono stati rimandati, lui con lucidità mantiene i piedi per terra, ma al contempo si apre: «non ho avuto conseguenze personali. Mi sono sentito sicuramente molto solo, ma come milioni di persone. Mi sono dovuto trovare una nuova identità visto che solitamente cambio albergo tre volte a settimana e in tal senso lo shock è stato notevole. Certo la stagione dei matrimoni è completamente saltata, ho supportato i miei buyer così come i miei sposi e ho cercato di dare un contributo anche con dirette Instagram.

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Forse da settembre in poi qualcuno riusciamo a realizzarlo, altri sono rimandati nelle prossime stagioni perché non è detto che si ritrovi la stessa data sul 2021». A tutto ciò va aggiunto l’impegno di un’accademia di formazione e ai suoi ragazzi, senza mezzi termini, ha voluto trasmettere un insegnamento imprescindibile: «almeno all’inizio bisogna avere una vita quasi completamente dedicata al lavoro perché le spose ti assorbono completamente, si devono mettere a servizio tempo e professionalità e dire cose sensate perché la gente ti smaschera in un attimo». Enzo Miccio realizza una collezione moda sposa annuale, composta generalmente da una trentina di capi (quella 2020 spera di presentarla a settembre, solitamente si svolge ad aprile). A conferma di quanto dietro ci siano talento, istinto e preparazione, ammette che si fa influenzare pure da come si sente. «In alcuni anni ho utilizzato solo tessuti in taglio sartoriale importante. Una volta mi sono innamorato tantissimo del plissé e così ho realizzato code plissettate e voluminose. Poi è arrivata la mania per i ricami: due o tre anni fa ho presentato questa collezione con pietre, cristalli e ricami fatti a mano e da quel momento cerco di mettere sempre qualcosa di un po’ più esclusivo e prezioso. È tutto prodotto in Italia, uso solo mikado o crêpe de chine di pura seta, fibre naturali combinate ogni volta in modo differente sempre con un unico scopo: rendere ancora più bella la sposa». E questo ce lo ha comunicato nel rispetto e nella valorizzazione della figura femminile pure attraverso il programma “Ma come ti vesti!?” condotto con Carla Gozzi, di cui con soddisfazione ricorda «siamo stati premiati dal Moige (Movimento Italiano Genitori onlus): c’era una cifra ironica e divertente, ma sotto avevamo la missione di trasmettere un messaggio a tutte le donne».

Davanti a tanta energia sorge spontaneo chiedere cosa lo spiazzerebbe ancora ed è lui a colpirci nella risposta: «mi sorprenderebbe o mi riempirebbe di più farmi un weekend in semplicità da qualche parte, godermi un panorama perché son cose che non faccio o non so se riuscirò a farle. Quello che mi potrebbe più dare una carica e un senso nuovo alla mia vita è qualcosa non legato al lavoro».

Vi segnaliamo che quest’estate potrete rivedere su Real Time: “Enzo Missione Spose”, “Abito Da Sposa Cercasi Palermo” e “Ma Come Ti Vesti!?”