Top

ANTEPRIMA FILM 2018

L’anno che verrà

i film più attesi del 2018

di Francesco Del Grosso

Se come recita il detto popolare il “passato è una terra straniera”, per quanto ci riguarda il futuro è, invece, una terra tutta da esplorare e da scoprire. A noi spetta solamente capire come affrontare il viaggio e agire di conseguenza. Nella vita di tutti i giorni non abbiamo a disposizione una palla di vetro per anticipare le nostre mosse, tuttavia esistono dei segnali o delle linee guida che possono in qualche modo aiutarci a prendere delle decisioni in merito a ciò che verrà.

Tranquilli, quello che ci apprestiamo ad affrontare in queste pagine non è un trattato filosofico, tantomeno una serie di elucubrazioni pseudo-intellettuali, noiose e stucchevoli, anche perché in primis l’argomento in questione è decisamente di ben altra natura, secondo perché questa non è per niente la sede adatta per avventurarcisi. L’incipit con il quale abbiamo aperto serve piuttosto a dire che qualcosa come il cinema (o più in generale l’Arte nel suo ampio spettro) può essere fruito oppure no, e nello specifico si può decidere in anticipo se puntare su un film piuttosto che su un altro. Ovviamente, per quanto concerne la Settima Arte, la scelta su cosa vedere è dettata da fattori individuali che cambiano da spettatore a spettatore, come ad esempio i gusti personali e le preferenze su un genere piuttosto che su un altro. Questi fattori, assolutamente determinanti ai fini della scelta, possono finire con l’influenzarla e con il guidarla in una data direzione. I gusti restano, però, soggettivi e indiscutibili, ma è indubbio che nel percorso decisionale che porta il singolo spettatore all’acquisto del biglietto subentrino fattori esterni come l’attesa nei confronti di una dato titolo, una strategica e vincente promozione da parte della distribuzione, oltre al sacrosanto passaparola.

Detto questo, nel mettere insieme i vari tasselli utili a comporre quella che si spera essere una guida pratica per navigare a vista nello sterminato listino delle produzioni e delle distribuzioni del 2018, abbiamo tenuto seriamente in considerazione i suddetti fattori. In questo numero abbiamo raccolto, genere per genere, tutte quelle pellicole che possono in qualche modo avere dei motivi d’interesse, tenendo in considerazione i gusti e le esigenze differenti di voi fedeli nostri lettori. Al suo interno potrete trovare consigli, informazioni e anche una serie di dettagli sulla nuova e ricca annata che ci apprestiamo a vivere.

BIOPIC

Da qualche anno, visto l’incremento sostanziale registrato nella produzione a livello mondiale, il biopic ha di fatto acquisito una piena indipendenza, diventando un vero e proprio filone. Se prima veniva considerato nient’altro che una costola o un sottogenere del cinema drammatico, oggi il pubblico e gli addetti ai lavori hanno riconosciuto ai film a carattere biografico, indipendentemente che si tratti di fiction o di documentari, una giusta e piena autonomia “genetica” e creativa. Questo perché, forse, la Settima Arte e i suoi più o meno illustri esponenti si sono accorti dell’importanza del portare sul grande schermo (ma anche sul piccolo) grandi testimonianze, attraverso il racconto di storie di vita vissuta e di esistenze straordinarie, in molti casi addirittura incredibili o nella peggiore delle ipotesi senza un lieto fine. Ciò ha determinato, con il trascorrere delle stagioni cinematografiche, un aumento esponenziali dei ritratti audiovisivi, dando forma e sostanza a una galleria sempre più ricca. Una galleria che nel 2018, come avremo modo di vedere, si arricchirà ulteriormente di nuovi e interessanti pezzi pregiati, a cominciare dal ritratto irriverente e provocatorio che Paolo Sorrentino ha deciso di realizzare su una figura discussa e discutibile come quella di Silvio Berlusconi. In Loro, il cineasta partenopeo ne racconterà vizi, scandali e intrallazzi. Il tutto grazie al sodale Toni Servillo, che si presterà all’ennesima – e siamo sicuri riuscita – metamorfosi dopo quella indimenticabile nei panni di Giulio Andreotti ne Il divo.

Quello di Sorrentino è senza ombra di dubbio il biopic più atteso dell’anno, ma quelli in cartellone e di prossima uscita non sembrano da meno. Il primo sguardo va ovviamente al passato meno recente, rivolto a quelle figure che hanno schiacciato o sono state schiacciate a loro volta dal peso insostenibile del Potere. Nello specifico, l’anno nuovo ci consegnerà due importanti ritratti femminili, quelli di donne che sono state vittime dei machiavellici giochi di palazzo, ma anche carnefici di se stesse. Da una parte, con The Favourite, il greco Giorgos Lanthimos torna alla regia dopo l’eccentrico The Lobster per dirigere un film ispirato agli intrighi di corte avvenuti durante il regno della regina Anna, nell’Inghilterra del XVIII° secolo. Al suo servizio un cast di tutto rispetto formato da Emma Stone, Rachel Weisz, Olivia Colman e Nicholas Hoult. Dall’altra, al centro della pellicola di Josie Rourke dal titolo Mary Queen of Scots, troviamo gli intrighi della vita di Maria Stuarda, la regina che si sposò due volte e che venne accusata di aver partecipato all’assassinio della cugina, Elisabetta I di Inghilterra. Anche qui gli interpreti chiamati in causa non sono da meno, a cominciare dalla coppia formata da Margot Robbie e Saoirse Ronan.

Con gli stessi colori sulla tavolozza, ossia quelli del mistery e del sangue, è stato dipinto sulla tela dello schermo altri intricati romanzi criminali, che vedono protagonisti personaggi come Unabomber e il canaro. Sulla storia vera del temutissimo dinamitardo Ted Kaczynski, detto “Unabomber”, conosciuto per i suoi attentati effettuati tramite l’invio di pacchi postali e arrestato il 3 aprile 1996 alla fine di una delle più lunghe indagini della storia dell’FBI, Robert Lorenz ha costruito lo script della sua seconda fatica dietro la macchina da presa dal titolo Unabomb. Conosciuto per le sue numerose collaborazioni con Clint Eastwood, il cineasta e produttore statunitense ha deciso di tornare alla regia per raccontare i fatti legati allo spietato terrorista, ma dal punto di vista dell’agente dell’FBI Jim Freeman, interpretato da Viggo Mortensen. Dall’altra parte dell’Oceano, invece, Matteo Garrone, messo da parte momentaneamente il suo Pinocchio, firma Dogman, un western urbano e contemporaneo ispirato alle cronache sanguinarie di Pietro De Negri, detto “er canaro”, per via del suo mestiere di toelettatore di cani. Fu lui il protagonista, ventinove anni fa nel quartiere Magliana di Roma, di uno dei casi di cronaca nera più atroci e scioccanti della Storia nostrana, commettendo violenze indicibili sotto effetto di cocaina sul piccolo criminale Giancarlo Ricci. Il pluri-premiato regista capitolino torna finalmente alle atmosfere di Primo amore e Gomorra per indagare sui dilemmi umani, la cattiveria, il bene e il male. Gli stessi intorno al quale ruoterà il biopic realizzato da Marco Bellocchio su Tommaso Buscetta, la cui famiglia fu interamente sterminata dai Corleonesi, suoi rivali mafiosi. Il traditore porterà sullo schermo la figura del pentito che con le sue dichiarazioni ha permesso ai giudici Falcone e Borsellino, prima di cadere tragicamente per mano della mafia, di fare luce sull’esistenza della struttura mafiosa di Cosa Nostra, rivelandone i capi, facendoli imprigionare, svelando le collusioni con la politica, e l’esistenza, con Pizza Connection, del traffico di droga con la mafia italo-americana.

Sempre biografico, ma sul filo del dramma e del legal movie si muove poi Trial By Fire, con cui Edward Zwick porta al cinema la storia tragica e controversa di Cameron Todd Willingham, un caso il suo che spaccò in due l’opinione pubblica. facendo nascere tutta una serie di riflessioni sulla pena di morte e sulla tragica possibilità che sia stato ucciso un uomo innocente. Giustiziato in Texas il 17 febbraio 2004 per aver ucciso le sue tre figlie, morte durante un incendio, Willingham fu accusato di averlo appiccato volontariamente per intascare i soldi dell’assicurazione. Per quelle accuse venne condannato a morte nel 1992, ma molti esperti dichiararono che furono commessi numerosi errori durante la prima perizia. Malgrado queste osservazioni, il caso venne archiviato.

Carcere che ha segnato per lunghissimo tempo anche le esistenze di Forrest Tucker e Richard Wershe Jr., divenute ora il tessuto narrativo e drammaturgico di Old Man and The Gun di David Lowery e White Boy Rick di Yann Demange. Basato su un articolo del New Yorker di David Grann, il film di Lowery racconta la vera storia di un rapinatore di banche che ha trascorso gran parte della sua vita in carcere o a scappare da esso. L’articolo è incentrato su quando, a 78 anni, l’uomo, qui interpretato da Robert Redford, fu catturato dalla polizia dopo un inseguimento ad alta velocità a seguito dell’ennesima rapina. Fu condannato a 13 anni, ma morì 5 anni dopo. Sorte detentiva toccata anche a Wershe, un quattordicenne diventato a metà degli anni Ottanta un informatore sotto copertura per la polizia locale e per i federali. In seguito soprannominato “White Boy Rick”, il ragazzo si affermò come spacciatore di alto rilievo. I federali posero fine alla sua doppia vita quando, qualche anno dopo, venne trovato con 17 kg di cocaina. Passò il resto della sua vita in prigione. Prigione alla quale fu condannato per un ammontare di cinquant’anni anche Albrecht Muth, un eccentrico arrampicatore sociale accusato di omicidio di primo grado della ricca e vecchia vedova, Viola Drath. Sposati, Muth e Drath entrarono nei più importanti circoli politici con il lancio di sontuosi eventi. Ma l’uomo mentiva largamente sul suo passato, una bugia che venne alla luce proprio dopo l’assassinio della moglie nella loro casa a Georgetown, nel 2011. Ed è Georgetown il titolo del film che Christoph Waltz, qui alla sua seconda prova dietro la macchina da presa, ha realizzato su questa storia. La galleria degli impostori non si ferma però a Muth, ma prosegue con il biopic che Walter Salles ha disegnato sulla figura di Christian Karl Gerhartsreiter con la complicità di Benedict Cumberbatch. Tratto dal romanzo di Mark Seal, The Man of the Rockefeller Suit racconta la “falsa” vita di l’uomo che per anni si finse membro della famiglia Rockefeller, riuscendo a truffare molte persone, compresa la moglie.

E non è stato uno stinco di Santo nemmeno Frank Sheeran, il veterano della Seconda Guerra Mondiale irlandese che uccise il sindacalista Jimmi Hoffa, la cui storia vera è stata raccontata prima sulle pagine del romanzo “I Heard You Paint Housesdel” di Charles Brandt del 2004 e ora nel suo adattamento per il grande schermo dal titolo The Irishman. Ma la grande notizia non sta nel progetto della trasposizione, bensì nel fatto che con questa pellicola Martin Scorsese e Robert De Niro tornano finalmente a lavorare insieme. E al loro fianco altri nomi illustri come quelli di Al Pacino e Joe Pesci.

Nella Storia, ma per ben altri motivi, sono entrate a fare parte altre due importantissime fugure del secolo scorso. Sulle loro gesta, seppur in ambiti lontanissimi, sono state scritte pagine su pagine. Quelle sui rettangoli da gioco di Diego Armando Maradona, detto El Pibe de oro, sono state raccolte nel nuovo documentario di Asif Kapadia, battezzato Maradona. Grazie alla collaborazione con la famiglia del calciatore, il regista di Senna ha avuto accesso a centinaia di ore di filmati di repertorio mai visti fino ad oggi. Se ne vedranno delle belle. Come se ne vedranno delle belle, così fa per dire ne Il mistero di Donald C. e in I, Tonya. Nel primo James Marsh racconto la storia vera di Donald Crowhurts, commerciante e velista dilettante, che nel 1968 decise di partecipare alla Golden Globe Race, regata in solitaria intorno al mondo senza scali. Prense questa decisione dopo aver visto la somma in denaro in palio, una quantità di soldi che avrebbe salvato la sua attività sull’orlo della bancarotta e avrebbe dato sostegno alla sua famiglia. Ma la regata si dimostrerà più complicata del previsto. Sulla stessa vicenda la coppia formata da Louise Osmond e Jerry Rothwell realizzò il pluri-premiato documentario Deep Water. Nel secondo Craig Gillespie dipinge il ritratto in chiave black-comedy della pattinatrice Tonya Harding, protagonista di uno dei più grandi scandali sportivi nella storia degli Stati Uniti. La celebre atleta finì sulle pagine dei quotidiani con l’accusa di essere responsabile dell’aggressione della rivale Nancy Kerrigan avvenuta nel 1994. Dopo il successo e il premio alla 12esima Festa del Cinema di Roma, la pellicola sbarcherà nelle sale il 22 marzo.

Dallo sport e dal pianeta Terra ci spostiamo poi nello spazio per rievocare la storica missione dell’Apollo 11 che portò Neil Armstrong a essere il primo uomo a mettere piede sulla luna. Non a caso il titolo del film è First Man, dove il regista di Whiplash e La La Land, Damien Chazelle, torna a dirigere Ryan Gosling. Scritta da Josh Singer, già sceneggiatore di Il caso Spotlight, la pellicola copre un arco di tempo che va dal 1961 al 1969. Un altro uomo comune la cui vicenda ha appassionato il mondo intero, rendendolo un simbolo di speranza dopo l’attentato del 2013 durante la maratona di Boston, è anche Jeff Bauman, dalla cui storia vera David Gordon Green ha tratto Stronger, con un Jake Gyllenhaal da Oscar alle prese con un autentico tour de force attoriale, lo stesso al quale si è sottoposto Gary Oldman per vestire i panni scomodi di Winston Churchill nel film di Joe Wright, L’ora più buia, che vedremo nelle sale nostrane il 18 gennaio.

Nel campo musicale, il 2018 doveva essere l’anno dell’atteso biopic su Freddie Mercury, indimenticato e indimenticabile frontman dei Queen, dal titolo Bohemian Rhapsody. L’improvviso licenziamento durante le riprese, lo scorso 4 dicembre 2017, di colui che ne stava curando la regia, ossia Bryan Singer, ha mandato letteralmente in cortocircuito la produzione, bloccandola. Ora, al momento della scrittura di questa pubblicazione, non sappiamo quanto lo stop farà slittare l’uscita nelle sale, inizialmente prevista per il mese di dicembre 2018, ma sicuramente un posticipo in tal senso è più che probabile, anche se Ridley Scott e il suo Tutti i soldi del mondo hanno dimostrato che quando si tratta di correre ai ripari, tutto è possibile. Una cosa, però, è certa: al timone non ci sarà più il regista di X-Men e de I soliti sospetti. Dunque, la caccia al sostituto da parte della 20th Century Fox è aperta. Staremo a vedere chi prenderà il suo posto. E da un progetto in fase di stallo a un altro che, al contrario, vedrà sicuramente il buio della sala, vale a dire I Can Only Image. La pellicola, diretta da Andrew e Jon Erwin, è incentrata sulla storia di Bart Millard, cantante della band cristiana MercyMe, che dopo la perdita del padre a causa di un cancro decise di scrivere la canzone “Can Only Imagine”, destinata a diventare una vera e propria hit. Artista tormentato e sfortunato fu anche John Callahan, dalle cui memorie Gus Van Sant ha tratto la sua ultima fatica dietro la macchina da presa, Don’t Worry. Callahan ebbe una vita particolarmente difficile: all’età di 12 anni divenne un alcolista e poco dopo divenne anche tossicodipendente. A 21 anni, a causa di un grave incidente automobilistico, divenne paralitico e costretto a vivere su una sedia a rotelle. In questa condizione decise di sfruttare l’uso delle mani e divenne il grande fumettista che noi tutti abbiamo conosciuto e amato. Nei panni del protagonista del film, selezionato nel concorso della Berlinale 2018, Joaquin Phoenix.

Dulcis in fundo arriva a chiudere il menù l’immancabile figura religiosa alla quale la Settima Arte dedica un ritratto. E nel 2018 sarà il turno ancora una volta di Maria Maddalena, qui interpretata da Rooney Mara nell’omonima pellicola diretta da Garth Davis, che racconta del suo incontro con Gesù fino alla crocifissione e alla presunta testimonianza della resurrezione.

CINE-COMICS, GRAPHIC NOVEL E GAMEPLAY CINEMATOGRAFICI

Dalle storie vere di uomini e donne realmente esistiti a quelle immaginifiche e “fantastiche” dei supereroi e delle supereroine dei fumetti, dei manga e dei videogiochi, che dalla carta e dai pixel approderanno anche quest’anno sul grande schermo. La schiera in tal senso è nutrita.

Quando si parla di trasposizioni cinematografiche di personaggi più o meno noti del mondo del fumetto è impossibile che la battaglia al box office non si consumi tra quelli appartenenti alle due corazzate a stelle e strisce, da anni acerrime nemiche nel campo dell’editoria del suddetto settore: Marvel Comics e DC Comics. Dall’universo del primo approderanno nei cinema nel 2018 le avventure di Venom, nemico numero uno di Spider-Man, nell’omonimo spin-off a lui dedicato, diretto da Ruben Fleischer con protagonista Tom Hardy, oltre a quelle di New Mutants, ennesimo spin-off a sé stante che espanderà ulteriormente l’universo degli X-Men, introducendo un nuovo gruppo di mutanti. Alla regia troviamo Josh Boone (Colpa delle stelle, L’ombra dello scorpione) e alla produzione Simon Kinberg, uno dei produttori più influenti di Hollywood, con all’attivo film come Cenerentola, The Martian e Deadpool. Proprio quest’ultimo, nato dalle penne di Fabian Nicieza (testi) e Rob Liefeld (disegni), tornerà nei cinema a maggio con il secondo spin-off a lui dedicato dopo quello del 2015. In cabina di regia troveremo David Leitch al posto di Tim Miller, mentre nei panni dell’irriverente spadaccino mascherato e chiacchierone ancora una volta Ryan Reynolds, che in questo sequel dovrà vedersela contro dei ninja, la Yakuza e dei cani sessualmente aggressivi. Ma la curiosità maggiore è rivolta principalmente a Black Phanter, trasposizione firmata da Ryan Coogler dell’omonimo fumetto creato da Stan Lee e da Jack Kirby nel 1966. Per coloro che non lo conoscessero, il plot è il seguente: tornato a casa dopo la morte di suo padre, T’Challa sale al trono come nuovo re del Wakanda. Tuttavia, quando due nemici si alleano per detronizzarlo, T’Challa è costretto a indossare le vesti di Pantera Nera e allearsi con la C.I.A. e le Dora Milaje, le forze speciali del Wakanda, per salvare il suo paese e il mondo intero. Nei panni del protagonista troviamo l’attore afro-americano Chadwick Boseman. Senza dimenticare ovviamente un altro crossover d’eccellenza, ossia il nuovo capitolo dedicato al franchise di Avengers. Basato sul gruppo dei Vendicatori, il film co-diretto da Joe ed Anthony Russo è il sequel di Avengers: Age of Ultron e il diciannovesimo film del Marvel Cinematic Universe. Tra l’altro, si tratta del primo girato interamente in formato IMAX ed è interpretato da un cast corale che comprende Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Chris Pratt, Scarlett Johansson, Benedict Cumberbatch, Tom Holland, Chadwick Boseman e Josh Brolin. In Avengers: Infinity War, gli Avengers e i Guardiani della Galassia si alleano per combattere Thanos, intenzionato a impossessarsi delle sei Gemme dell’Infinito per dominare sull’intero universo.

Non sarà da meno la DC Comics, il cui titolo di punta sarà di certo The Batman, dove Ben Affleck indosserà per la seconda volta i panni dell’Uomo Pipistrello, dopo aver rifiutato anche quelli del regista, passati nelle mani del collega Matt Reeves. La pellicola racconta gli eventi di Batman Vs Superman: Dawn Of Justice. Il film dovrebbe vedere l’ingresso in scena di Cappuccio Rosso, un villain che intende incolpare l’Uomo Pipistrello dei suoi crimini. Ma Batman non sarà il solo ad affrontare il male, ma sarà accompagnato da Dick Grayson aka Nightwing. E nel 2018 toccherà anche ad Aquaman tornare sul grande schermo grazie a Jason Momoa e James Wan, rispettivamente davanti e dietro la macchina da presa, ma stavolta in veste di solista. Adattamento cinematografico dedicato supereroe creato nel 1941 da Paul Norris et Mort Weisinger, l’azione segue gli eventi di Justice League.

E tra le due litiganti proverà a godere il terzo incomodo, in questo caso Robert Rodriguez, che con Alita: Battle Angel tenterà di scippare il primato al botteghino ai film prodotti dai due colossi. Impresa ardua, ma non impossibile. Staremo a vedere. Tratto dalla graphic novel giapponese “Battle Angel Alita”, il film è ambientato in un mondo post-apocalittico popolato da uomini, macchine e cyborg. Siamo nel 26° secolo: una ragazza cyborg viene salvata dai rifiuti da uno scienziato, il dottor Ido. Alita diventa un’arma letale, un essere pericoloso che però non riesce a ricordarsi chi è o da dove proviene. Ma per Ido la verità è anche troppo chiara, Alita è colei che può rompere il ciclo della morte e della distruzione lasciato da Tiphares ma per portare a termine il suo scopo dovrà combattere ed uccidere. Una graphic novel è la spina dorsale anche de La stanza delle meraviglie, con cui Todd Haynes ha messo in quadro in maniera molto fedele “Wonderstruck” di Brian Selznick, già autore de “The Invention of Hugo Cabret”, dal quale Scorsese ha tratto il film in 3D del 2011. Siamo nel 1927, una ragazzina fugge dalla sua casa nel New Jersey per andare a Manhattan, sperando di trovare una persona che per lei è molto importante. Cinquanta anni dopo un bambino sordo, colpito da una tragedia personale, trova un indizio sulla sua famiglia che lo spinge a fuggire dalle campagne del Minnesota e a raggiungere New York. L’avventura che entrambi vivono li conduce in posti strani, dove a ogni angolo sembrano celarsi misteri sulla loro identità e sul mondo, le loro scoperte attraversano anni di silenzio e rimorsi e le due storie procedono parallele per poi incontrarsi in maniera inaspettata, in un gioco di simmetrie, tra stupore e speranza. E tra gli adattamenti attesi ce n’è pure uno made in Italy, ossia quello de La profezia dell’armadillo di Zerocalcare, esordio alla regia di Emanuele Scaringi. A lui il compito di dare forma e immagine alle disavventure tragi-comiche di Zero, un ragazzo di ventisette anni che vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. Nei suoi panni Simone Liberati.

Poi c’è l’altro bacino dal quale ogni anno produttori e sceneggiatori a secco di idee originali vanno ad attingere, ossia quello dei videogame. Di conseguenza, anche nel 2018 personaggi divenuti celebri nel mercato videoludico delle Console passeranno o torneranno a misurarsi con le platee cinematografiche. E’ questo il caso di Tomb Raider, fortunatissimo game sviluppato da Core Design e pubblicato da Eidos Interactive, che come una fenice risorge dalle ceneri del passato della Settima Arte con un reboot diretto da Roar Uthaug che vede Alicia Vikander ereditare da Angelina Jolie il ruolo della celebre e agguerrita archeologa inglese Lara Croft. E come spesso accade in questo tipo di operazioni, il protagonista dovrà scontrarsi con i demoni del passato. In questo caso con la scomparsa dell’amato padre. Sette anni dopo la misteriosa sparizione, la giovane Lara non accetta l’eredità paterna di un impero economico internazionale e preferisce lavorare come corriere in bicicletta a Londra e frequentare il college. Nel frattempo decide di investigare sulla scomparsa di suo padre e viaggia fino al luogo dove è stato visto per l’ultima volta, una tomba su un’isola giapponese. Scoprirà che l’isola nasconde un mistero che lei potrà affrontare affidandosi solamente sul suo spirito combattivo e la fiducia in se stessa. Riuscirà a sopravvivere a questa avventura e a meritarsi il nome di Tomb Raider?

Dall’altra parte c’è chi, invece, sul grande schermo si affaccia per la prima volta, come nel caso di The Division, il gameplay cinematografico tratto dall’omonimo videogioco campione di incassi diretto da Stephen Gaghan, con Jessica Chastain, Jake Gyllenhaal. Siamo in una New York distopica, devastata da una pandemia di vaiolo, un agente della Stategic Homeland Division, deve aiutare a ricostruire la rete di operazioni della Division a Manhattan, investigando sulle origini dell’epidemia e combattendo l’ondata di criminalità che ne è scaturita.

ACTION

L’anno nuovo porterà con sé un’altra dose abbondante di azione, ignettata nelle vene dello spettatore di turno da una serie di action che si preparano a sbarcare nei cinema. In tal senso, il cartellone si presenta piuttosto ricco e citare tutti i titoli che vedremo nei prossimi mesi è impossibile. Ma scartabellando il calendario delle uscite, un dato salta subito all’occhio, vale a dire la presenza in esso di un cospicuo numero di sequel e remake. Dato allarmante, questo, se analizzato in chiave critica, poiché specchio della pigrizia produttiva di coloro che alle storie originali preferiscono di gran lunga dare continuità a quelle preesistenti, o ancora peggio a quelle che hanno già avuto un glorioso passato, al quale si tenta furbescamente di strizzare l’occhio. E’ il caso del rifacimento del cult Il giustiziere della notte del 1974 di Michael Winner, a sua volta trasposizione del romanzo omonimo di Brian Garfield del 1972. A provare l’impervia scalata, mantenendo quasi intatta la trama dell’originale e sostituendo Charles Bronson con Bruce Willis nel ruolo di Paul Kersey, troviamo l’intrepido Eli Roth. La paura di un buco nell’acqua è molto grande, grande come la curiosità di vedere come l’attore e regista americano si sia approcciato alla materia. Del resto, nemmeno i quattro sequel sono stati capaci di tenere testa al primo capitolo. Dunque, i pronostici non giocano a suo favore. E di remake si può parlare anche nel caso di The Raid, anche se per quello firmato da Joe Carnahan, gli autori e i produttori hanno pensato più a un “reimagining” del film di Gareth Evans del 2011 The Raid: Redemption. Ma cambiando gli addendi il risultato in sostanza non muta da un punto di vista drammaturgico, con un mafioso e i suoi scagnozzi che sequestrano una squadra SWAT all’interno di un edificio. Stesso scenario e stesse dinamiche, ma bisognerà vedere se questa pellicola saprà regalare le medesime scariche di adrenalina della matrice, soprattutto per quanto concerne le scene d’azione.

Di reboot, invece, si deve parlare quando si passa a Ocean’s Eight, versione tutta al femminile di Ocean’s Eleven (già remake dell’omonimo film del 1960 e al quale hanno fatto seguito due sequel): la storia questa volta sarà incentrata su un gruppo di ladre capitanate da Sandra Bullock nel ruolo della sorella di di Danny Ocean, che progetta un bel colpo per mettere le mani su un cospicuo bottino. George Clooney e Steven Soderbergh producono, mentre Gary Ross dirige.

Gallina vecchia del resto fa buon brodo, ma staremo a vedere se il detto popolare avrà fondamenta anche al di fuori della gastronomia. Di conseguenza, gli chef cinematografici hanno deciso di dare nuova linfa a saghe già avviate, come nel caso di quella di Mission Impossible che con M:I 6 tocca quota sei capitoli, le cui riprese avevano subito un brusco stop a seguito dell’incidente corso a Tom Cruise sul set. Ciononostante, il regista Christopher McQuarrie è riuscito a chiudere le riprese e la pellicola dovrebbe arrivare sugli schermi nella stagione balneare, ma di dettagli sulla trama del nuovo capitolo del franchise cinematografico, basato sulla popolare serie tv degli anni Sessanta, non ne sono ancora trapelati. Le uniche cose che si conoscono al momento riguardano il cast che affiancherà l’agente Ethan Hunt in questa nuova e pericolosissima missione, tra cui spicca la new entry Angela Bassett nel ruolo del neo eletto capo della CIA. Dagli agenti segreti si passa poi a quelli della narcotici interpretati da Will Smith e Martin Lawrence nel terzo capitolo di Bad Boys, battezzato Bad Boys for Life, dove i poliziotti più politicamente scorretti di Hollywood tornano a fare giustizia tra le strade di Miami quindici anni dopo avere sventato il progetto criminoso di uno spietato narcotrafficante. Il menù sulla carta dovrebbe rimanere invariato nonostante il passaggio di testimone dietro la macchina da presa da Michael Bay a Joe Carnahan. A quota quattro si fermerà, invece, la saga de I mercenari. Questo dovrebbe – a quanto dichiarato – essere l’ultimo atto di una quadrilogia destinata a rimanere a lungo nella memoria degli amanti dell’action old style. E a mancarci sarà soprattutto il mix vincente di humour e azione che ha caratterizzato ogni singolo episodio, che siamo sicuri non mancherà nemmeno qui. Ritroveremo Stallone nei panni di Barney Ross e tutta l’allegra brigata al seguito, ma sulla trama ancora non si sa nulla. Speriamo solo che sia un’uscita di scena in grande stile, degna dello show pirotecnico offerto in passato dalle puntate precedenti.

Di nostalgia, al contrario, non ne sentiremo se Angel Has Fallen dovesse essere l’ultimo atto di Attacco al potere. Il terzo capitolo della franchise inaugurata con Attacco al potere – Olympus Has Fallen e Attacco al potere 2, vede ancora una volta impegnato Gerard Butler nei panni della guardia del corpo Mike Banning, nel tentativo disperato di sventare l’ennesimo attacco terroristico, stavolta indirizzato all’Air Force One, a bordo del quale viaggia neanche a dirlo il Presidente degli Stati Uniti, interpretato da Morgan Freeman. C’è da inchinarsi al cospetto di tanta originalità. Dirigono Katrin Benedikt e Creighton Rothenberger. Scenari di guerra, terrorismo, piombo e adrenalina, sono gli ingredienti pure di 12 Strong di Nicolai Fuglsig, la cui è incentrata su una squadra di élite di dodici soldati della forze speciali della CIA, che ha invaso in segreto l’Afghanistan dopo l’11 settembre aiutando i combattenti ribelli a conquistare la città di Mazar-i-Sharif e a far cadere i talebani. A impreziosirlo un grande cast dove figurano tra gli altri Chris Hemsworth, Taylor Sheridan e Michael Shannon.

Grandissime aspettative, al contrario, sono legate al sequel di Sicario dal titolo Soldado. Aspettative che crescono in maniera esponenziale per due ottimi motivi: da una parte il primo capitolo diretto da Denis Villeneuve ci aveva letteralmente folgorato, dunque è inevitabile che dal secondo si pretenda un deciso passo in avanti; dall’altra il passaggio del testimone dietro la macchina da presa dal cineasta canadese al nostro Stefano Sollima non può non essere un ulteriore motivo d’interesse nei confronti del film. Se poi a firmare lo script c’è ancora Taylor Sheridan e davanti la macchina da presa ritroviamo l’accoppiata Benicio del Toro e Josh Brolin, allora il potenziale per fare bene c’è tutto. Soldado è incentrato sulle indagini di Alejandro Gillik e dell’agente della CIA Matt Graver riguardanti i tunnel che collegano Messico e USA attraverso i quali passano droga, migranti e, potenzialmente, terroristi. Unica nota dolente è l’uscita nelle sale italiane che si farà attendere, quasi sicuramente nella stagione autunnale.

E tra un sequel, un reboot e un remake, fortunatamente c’è spazio anche per qualcosa di originale, almeno sulla carta. Si tratta di Alpha di Albert Hughes, una storia di sopravvivenza ambientata 20.000 anni fa durante l’ultima era glaciale. Dopo una battuta di caccia finita male, un giovane uomo delle caverne lotta contro una serie di ostacoli per ritrovare la strada di casa. Un’emozionante storia di crescita ed iniziazione arricchita dal forte rapporto tra il protagonista e un lupo. Uscita prevista in sala l’8 marzo.

HORROR

Se dall’action ci si aspetta una buovedna dose di adrenalina, dall’horror invece sono i brividi lungo la schiena a dovere percorrere il corpo dello spettatore di turno. La produzione del genere in questione è sempre piuttosto avara di piacevoli sorprese, ma quelle poche che riescono a lasciare il segno sono destinate a non cadere nel dimenticatoio. In tal senso, Scappa – Get Out di Jordan Peele è stato il fulmine a ciel sereno del 2017. Ora ci auguriamo che nel 2018 si materializzino sullo schermo molte più sorprese, ma a giudicare dai titoli pronti allo sbarco nelle sale nei prossimi mesi c’è da essere fiduciosi.

Non c’è dubbio che tra i film più attesi della stagione ci sia il ritorno dietro la macchina da presa di Lars von Trier con The House That Jack Built, che lo stesso cineasta danese ha recentemente definito l’opera più brutale della sua carriera finora. Attenzione, bisogna prendere sempre le parole di quest’ultimo con le pinze, ma a giudicare dalla sinossi forse sarebbe il caso di fidarsi. Siamo negli Stati Uniti, per la precisione nel 1970. Jack è un ingegnere psicopatico con tendenze ossessivo-compulsive. Dopo aver ammazzato una donna che gli aveva chiesto soccorso per strada, si convince di dover continuare ad uccidere per raggiungere la perfezione. Ogni suo omicidio deve essere un’opera d’arte: sempre più complessa e ingegnosa. Inizia così una partita a scacchi contro la polizia, lunga dodici anni, condotta dal più astuto e spietato omicida seriale. A interpretare il protagonista, chiaramente ispirato alla figura di Jack lo squartatore e ai suoi efferati atti criminali, è stato chiamato Matt Dillon. Nel cast figurano anche Bruno Ganz e Uma Thurman.

Attesa mista a curiosità è, al contrario, lo stato d’animo che si manifesta in noi al solo pensiero di incrociare nel 2018 i remake di Suspiria e The Fly, rispettivamente per mano di Luca Guadagnino e J.D. Dillard. Da una parte il cineasta siciliano, reduce dal successo internazionale di Chiamami col tuo nome, tenta l’impresa ambientando la vicenda nella Berlino del 1977, affidando i ruoli principali a un tris di attrici di tutto rispetto come Dakota Johnson, Tilda Swinton e Chloë Grace Moretz. Altrettanto complicata è la prova che si è trovato ad affrontare il regista dell’action/drama/thriller Sleight con il rifacimento del cult di Cronenberg del 1986, a sua volta ispirato al classico del 1958 L’esperimento del dottor K. Non ci resta che incrociare le dita per loro.

Maggiori certezze arrivano, invece, dal quarto capitolo del franchise horror di Insidious, atteso nelle sale nostrane il 18 gennaio. I 370 milioni di dollari guadagnati dai primi tre capitoli, a fronte di un budget totale di 16,5 milioni di dollari, ha spinto i produttori e gli autori a progettare un nuovo episodio, affidato ad Adam Robitel. Per dargli forma e sostanza James Wan assieme al suo collaboratore Leigh Whannell hanno ripreso elementi da film vecchi e recenti per rielaborarli in modo unitario. In Insidious 4: L’ultima chiave, Lin Shaye torna nei panni della dottoressa Elise Rainier, la brillante parapsicologa che impiega la sua capacità di contattare i morti per aiutare le persone tormentate da entità sovrannaturali. La pellicola mostra le origini della medium protagonista della fortunata saga horror, la sua infanzia nel New Mexico segnata dalla presenza di “un uomo malvagio che la perseguita”. Accompagnata dai fidati Specs e Tucker dell’azienda Spectral Sightings, Elise torna nella città natale decisa ad affrontare la sua ossessione più terribile, nascosta proprio tra le pareti della vecchia casa di famiglia.

La casa infestata è del resto una delle cornici predilette dall’horror e dagli autori che decidono di confrontarsi con esso. Impossibile, dunque, che nella produzione annuale non ci si imbatta in una pellicola che la utilizzi come sfondo alla vicenda di turno. E’ il caso di La Vedova Winchester di Michael e Peter Spierig, nelle sale a partire dall’8 febbraio, incentrato sulla casa “più infestata al mondo”, ovvero la famosa Winchester Mystery House di San José, in California. L’imponente edificio è una dimora senza fine: edificato per decenni, settimana dopo settimana, 24 ore al giorno, è alto sette piani e contiene centinaia di stanze. Quello che può a prima vista sembrare come il mostruoso monumento della follia di una ricca donna disturbata però, altro non è che una prigione e un rifugio per centinaia di spettri vendicativi, alcuni dei quali particolarmente interessati a perseguitare la sua famiglia. Spazio dunque alle contaminazioni di genere, poiché nel film interpretato da un’inedita Helen Mirren, la componente orrorifica si va a mescolare senza soluzione di continuità con il thriller-sovrannaturale.

Poi ci sono ben due punti interrogativi, che solo la visione potrà sciogliere: da una parte Sylvain White con Slender Man prova a portare al cinema il popolare ladro di bambini creato da Eric Knudsen, dall’altra Diederik Van Rooijen in Cadaver ci mostra come un normalissimo turno di notte all’interno della camera mortuaria di un ospedale possa trasformarsi un inferno quando un cadavere comincia a ribellarsi. Per capire se si tratta di bufale oppure no basterà attendere rispettivamente il 17 maggio e il 6 settembre. E infine l’immancabile game of death, quello che andrà in scena in The Midnight Man di Travis Nicholas Zariwny, in uscita l’11 gennaio, dove rovistando nella soffitta della nonna, il giovane Alex trova le istruzioni per un misterioso gioco che, se eseguito correttamente, risveglierà “l’uomo di mezzanotte”: un essere malvagio che trasforma i peggiori incubi in realtà. Alex e i suoi amici inizieranno a giocare… Come andrà a finire?

THRILLER

Tensione, suspence, brividi, angoscia e mistero, sono gli ingredienti di un buon thriller che si rispetti. Speriamo che non vengano meno nei thriller dell’anno che ci apprestiamo ad affrontare. Sulla carta, il potenziale messo a disposizione del pubblico dai film del genere in questione e dai registi incaricati di portarli sullo schermo è piuttosto alto, ma si sa l’abito non fa il monaco.

Scorrendo la lista c’è da farsi venire l’acquolina in bocca, a cominciare dalla pellicola a stelle e strisce firmata Olivier Assayas dal titolo Idol’s Eye, dove il cineasta francese darà vita a una guerra senza esclusioni di colpi tra due criminali interpretati da Sylvester Stallone e Robert Pattinson, per mettere le mani su un preziosissimo diamante. A dare la caccia a entrambi ci penserà ovviamente l’FBI. Europeo in trasferta oltreoceano è anche lo spagnolo Jaume Collet-Serra, che con L’uomo sul treno (The Commuter) regalerà allo spettatore una mozzafiato corsa contro il tempo, quella di un pendolare venditore di assicurazioni (interpretato da Liam Neeson), che ogni giorno per recarsi al lavoro prende da anni lo stesso treno. Proprio su quel treno conosce Joanna, una donna apparentemente inoffensiva che dopo aver parlato con lui, gli propone una sorta di “gioco”: scoprire l’identità di un passeggero che non dovrebbe assolutamente trovarsi su quel treno. Michael, all’inizio incuriosito, si mette alla ricerca di quest’ultimo, ma presto capirà che non si tratta di un semplice “gioco”, bensì di un complotto che potrebbe mettere a repentaglio la sua vita e quella di tutti gli altri passeggeri. E spagnolo è pure Jaume Balagueró che con Muse porta al cinema (da noi l’8 marzo) un il thriller psicologico dove uno strano incubo si trasforma in realtà. Samuel Salomon, un professore di letteratura, è stato in congedo dal lavoro per quasi un anno dopo la tragica morte della sua fidanzata. Colpito da un incubo ricorrente in cui una donna viene brutalmente uccisa da uno strano rituale, improvvisamente, scopre che la stessa donna viene trovata morta esattamente nelle stesse circostanze. Samuel si intrufola sulla scena del crimine e lì incontra Rachele, anche lei vittima dello stesso incubo ricorrente. Insieme, faranno tutto il possibile per scoprire l’identità della donna misteriosa, entrando in un mondo terrificante controllato dalle figure che da sempre sono ispirazione per artisti e pittori: Le Muse.

La lotta di un uomo contro tutti e tutto è al centro di Apostle, la nuova prova a stelle e strisce del gallese Gareth Evans. Thriller psicologico al cardiopalma, il film racconta la storia di un uomo che viaggia su un’isola lontana nel tentativo di liberare la sorella rapita da una setta religiosa che chiede un riscatto in cambio della liberazione della ragazza. Un viaggio pericoloso pure quello compiuto dal protagonista di Siberia, un losco commerciante americano di diamanti interpretato da Keanu Reeves che si spinge fino in Russia nel tentativo di piazzare un misterioso diamante blu. Giunto nel paese, s’innamorerà di una donna siberiana proprietaria di un piccolo bar. L’affare non andrà come previsto e le conseguenze saranno un vero incubo per il protagonista, costretto a fare i conti con un commercio tra i più pericolosi e da cui è praticamente impossibile uscire indenni. Dietro la macchina da presa il newyorchese Matthew Ross, qui alla sua seconda prova sulla lunga distanza dopo Frank & Lola.

Ancora la Russia farà da cornice a Red Sparrow, adattamento firmato da Francis Lawrence dell’omonimo libro di spionaggio di Jason Matthews, i cui diritti cinematografici sono stati comprati dalla 20th Century Fox con un assegno a sette cifre. La vicenda è ambientata nella Russia contemporanea, e racconta la storia dell’agente segreto Dominika Egorova che lotta per sopravvivere nella burocrazia di ferro dell’intelligence post-sovietica. Contro la sua volontà diventa un “Sparrow”, un agente addestrato alla seduzione, che deve operare contro Nathaniel Nash, un agente della CIA al suo primo incarico, che gestisce le più sensibili penetrazioni all’interno dell’intelligence russa. Insomma, quella che ci apprestiamo a vedere a partire dal 1 marzo è la classica spy-story, impreziosita per l’occasione da un cast di altissimo livello che può contare su nomi altisonanti come quelli di Jennifer Lawrence, Joel Edgerton, Jeremy Irons e Charlotte Rampling. Un’altra fitta ragnatela di intrighi e violenze caratterizza The Girl in the Spider’s Web (in Italia con il titolo “Quello che non uccide”, a partire dal 29 novembre), per chi non lo avesse riconosciuto il secondo episodio della versione a stelle e strisce della saga scandinava Millennium del compianto scrittore svedese Stieg Larsson, che dalle mani sapienti di David Fincher passa a quelle del meno esperto ma talentuoso collega uruguagio Fede Alvarez. Avvicendamenti registrati anche davanti la macchina da presa con Claire Foy e Sverrir Gudnason che hanno ereditato da Rooney Mara e Daniel Craig i ruoli di Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist. L’oggetto delle loro investigazioni questa volta è una rete di spie governative e criminali informatici che hanno come obiettivo l’assassinio. Svezia che è anche la patria dalla quale provengono gli autori del best seller Three Seconds, Anders Roslund e Börge Hellström. Il nostro Andrea Di Stefano firma un altro progetto dal respiro internazionale dopo Escobar: Paradise Lost. Da quella del noto e temuto narcotrafficante messicano, il regista e attore capitolino passa a raccontare la storia di un uomo obbligato ad andare sotto-copertura in prigione per un’operazione del FBI. L’obiettivo è stroncare il traffico di stupefacenti di un’associazione mafiosa dell’est. Ma ad un certo punto viene lasciato solo e viene messo alle strette dai criminali del carcere. E non solo. Deve riuscire a proteggere la sua famiglia ma, per farlo, dovrà fare i conti con una società molto oscura.

E di adattamento, ma non di un’opera letteraria bensì di una serie televisiva britannica di altrettanto successo andata in onda negli anni Ottanta, si può parlare anche nel caso di Windows di Steve McQueen. Per coloro che non la conoscessero, la storia inizia con tre rapinatori armati che vengono uccisi durante una rapina lasciando dietro di sé le proprie mogli. Le vedove usano i registri di uno dei loro mariti, in cui sono state descritte nei minimi dettagli le rapine che i tre avevano commesso in passato. Con l’aiuto di una quarta donna le donne portano a termine un colpo che i mariti non erano riusciti a compiere.

E last but not least anche l’Italia ha una carta davvero interessante da giocarsi nel genere in questione e quella carta risponde al titolo di Ride, il primo thriller sugli sport estremi interamente girato con telecamere GO PRO. A calarla sul tavolo da gioco l’esordiente Jacopo Rondinelli. Il film è la storia di Max (Lorenzo Richelmy) e Kyle (Ludovic Hughes), due riders acrobatici. Quando ricevono l’invito a partecipare a una misteriosa gara di downhill con in palio 250.000$, accettano senza esitazione per poi scoprire – ormai troppo tardi – di doversi spingere oltre i limiti delle loro possibilità fisiche e psicologiche. Quella che affronteranno sarà così una corsa estrema per la sopravvivenza.

FANTASCIENZA

“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. La storica frase tratta dal monologo pronunciato dall’androide Roy Batty in Blade Runner ci serve per introdurre il capitolo dedicato alla fantascienza, perché anche quest’anno ci aspettiamo di vedere nelle sale cose inimmaginabili. Cose, queste, che per fortuna possono prendere forma e sostanza cinematografica grazie alla creatività smisurata di sceneggiatori e registi di tutte le latitudini.

La difesa e la sopravvivenza del pianeta Terra e di coloro che lo popolano sono dei capisaldi del suddetto genere, che dall’alba dei tempi dello Sci-Fi alimentano i film che sono approdati e continuano ad approdare sullo schermo. Ed è esattamente quello che dovrà fare un padre per difendere la propria famiglia in Extinction di Ben Young quando il pianeta verrà invaso da una forza piegata alla distruzione. Combattendo per le vite dei suoi cari, l’uomo arriverà a realizzare una forza sconosciuta per tenerli al sicuro dai pericoli. Ma per vedere come andrà a finire non bisognerà attendere tanto. L’uscita nelle sale nostrane è, infatti, prevista il 25 gennaio. Minaccia aliena che metterà a dura prova anche le esistenze dei protagonisti di Captive State, dove il regista Rupert Wyatt racconta una storia distopica ambientata in una Chicago del futuro, dieci anni dopo l’inizio di un’occupazione aliena, per far luce su un moderno stato di polizia, sulle messa in discussione delle libertà civili e sul ruolo del dissenso all’interno di una società autoritaria.

La minaccia per l’essere umano e per il suo pianeta non è però solamente extra-terrestre, perché la storia del cinema di fantascienza (e ancora prima della grande letteratura di genere) ci ha dimostrato che il pericolo può covare nel pianeta stesso sotto forma di virus come nel caso di The Darkest Minds di Jennifer Yuh Nelson, di misterioso fenomeno come accade in Annientamento di Alex Garland, oppure nascere da imprevedibili catastrofi naturali come in Inversion di Peter Segal. Nel primo, lo spettatore verrà scaraventato un un futuro distopico, dove una malattia diffusa in tutta l’America uccide il 98% dei bambini. I pochissimi superstiti sviluppano superpoteri e per questo vengono internati in campi di concentramento. Una sedicenne fugge dal suo campo e si unisce ad un gruppo di altri ragazzi in fuga dal Governo. Nel secondo, lo scrittore, sceneggiatore e regista inglese, già autore di Ex-Machina, porta sul grande schermo l’adattamento cinematografico del primo capitolo della Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer, la cui uscita in Italia è prevista per il 23 febbraio. La vicenda narrata è quella di quattro esploratrici spedite dall’agenzia governativa a indagare nell’Area X, un territorio dove un fenomeno in costante espansione e dall’origine sconosciuta altera le leggi fisiche, trasforma gli animali, le piante, sembra manipolare lo stesso scorrere del tempo. Da trent’anni, nessuno è mai tornato da lì e quindi quella che si appresta ad affrontare il gruppo assomiglia sempre di più a una missione suicida. Quando le donne incappano in una strana costruzione mai segnalata da nessuna mappa, capiranno che fino a quel momento i disturbanti misteri di quella red zone erano stati appena sfiorati. Nel cast Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Oscar Isaac, Gina Rodriguez e Tessa Thompson. Mentre nel terzo, invece, Yifei Liu e Samuel L. Jackson si calano nei panni di un giovane scienziato cinese e di uno scaltro espatriato americano, protagonisti di una corsa contro il tempo per salvare la terra da una letale inversione della gravità.

E non possono mancare all’appello i classici robottoni, quelli che divisi in fazioni si fronteggiano per salvare o distruggere la specie umana. Non stiamo parlando dei Trasformers, bensì degli Jaeger e dei Kaiju di Pacific Rim – La rivolta, sequel del fortunatissimo fanta-action firmato da Guillermo del Toro nel 2013, passato nelle mani di Steven S. DeKnight e interpretato ancora una volta da Scott Eastwood e Ron Perlman. Incrociamo le dita sino al 22 marzo, data scelta dalla Universal Pictures per il lancio nelle sale nostrane, nella speranza che ciò che di buono era stato in grado di fare il cineasta messicano nel primo episodio non venga totalmente dilapidato dal meno blasonato collega.

Ma il pianeta Terra non è il solo campo di battaglia per il cinema di fantascienza, che negli ultimi decenni ha spostato la propria attenzione verso altri lidi. In Ready Player One, nelle sale nostrane il 29 Marzo, Steven Spielberg, ci catapulta nel 2045, anno in cui il mondo sta per collassare sull’orlo del caos. Ma le persone hanno trovato la salvezza in OASIS, un enorme universo di realtà virtuale creato dal brillante ed eccentrico James Halliday (Mark Rylance). A seguito della morte di Halliday, la sua immensa fortuna andrà in eredità a colui che per primo troverà un Easter Egg nascosto da qualche parte all’interno di OASIS, dando il via ad una gara che coinvolgerà il mondo intero. Quando un improbabile giovane eroe di nome Wade Watts (Tye Sheridan) deciderà di prendere parte alla gara, verrà coinvolto in una vertiginosa caccia al tesoro in questo fantastico universo fatto di misteri, scoperte sensazionali e pericoli. Il film è la trasposizione cinematografica dell’omonimo best seller di Ernest Cline, divenuto un vero e proprio fenomeno letterario di portata mondiale.

DRAMMATICO

Il dramma è per sua stessa natura una macro-area che può accogliere al suo interno sfumature, filoni, sottogeneri e approcci, totalmente differenti. Ad accomunare il tutto ci pensano il mood e la costante di una storia dalla quale è più facile trarre spunti di riflessione o emozioni, piuttosto che sorrisi e divertimento. La conseguente estensione dei confini rende l’area in questione un contenitore dove possono trovare spazio pellicole di ogni sorta.

Proprio in virtù di questo, nel cartellone 2018 sarà possibile imbattersi ad esempio in film a sfondo bellico come Kursk, Maya, Transit e Atlantic Wall. Nel primo e con un cast internazionale pieno zeppo di all stars (Colin Firth, Léa Seydoux, Matthias Schoenaerts, Max von Sydow, Michael Nyqvist), Thomas Vinterberg ricostruisce la tragedia del sottomarino Kursk K-141 avvenuta nel 2000, che costò la vita all’intero equipaggio. Tragiche, ma per altri versi, anche le odissee umane dei protagonista di Maya e Transit: da una parte, Mia Hansen-Løve narra dei mesi di prigionia in Siria e del viaggio post-liberazione in India di un reporter di guerra francese; dall’altra, Christian Petzold racconta la fuga disperata di un uomo durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo la reclusione in un campo di concentramento. Campo dove viene rinchiusa anche Lenka, la protagonista di The Lost Wife di Daisy Ridley, per quello che è a tutti gli effetti un dramma sentimentale in chiave bellica che narra di un amore diviso e ostacolato dall’occupazione nazista.

Stesso conflitto, ma topografia diversa, fanno da sfondo al nuovo film di Gavin O’Connor dal titolo Atlantic Wall, con Bradley Cooper nel ruolo di un paracadutista americano rimasto bloccato dietro le linee nemiche a poche ore dal D-Day. L’uomo ha l’incarico di fornire informazioni fondamentali per la risoluzione del conflitto ma decide di mantenere la promessa fatta ad un commilitone alleato assassinato: proteggere il figlio del militare a tutti i costi. Bradley Cooper che, nel frattempo, ha avuto anche il tempo di esordire dietro la macchina da presa con l’ennesimo remake di È nata una stella. Per coloro che non la conoscessero, la storia è quella di una star del cinema che aiuta una giovane cantante/attrice a trovare la fama, mentre l’età e l’alcolismo conducono la sua carriera in una spirale verso il basso.

Di una pagina di Storia più recente e di un gruppo di eroi per caso si parla nel nuovo e attesissimo film di Clint Eastwood, ossia Ore 15:17 – Attacco al treno, nel quale il pluri-premiato attore e regista statunitense rievoca le gesta di Anthony Sadler, Alek Skarlatos e Spencer Stone, i giovani americani che riuscirono a bloccare la follia omicida di un terrorista nell’agosto 2015. La pellicola ripercorre le vite di questi tre amici, dai problemi dell’infanzia alla ricerca del loro posto nel mondo, fino alla serie di eventi sfortunati che hanno preceduto l’attacco. Durante quell’esperienza che li ha messi a dura prova, la loro amicizia non ha mai vacillato, diventando la loro arma più potente che ha consentito loro di salvare le vite di oltre 500 passeggeri presenti a bordo del treno Thalys n. 9364 diretto a Parigi. E di un eroe per caso si deve parlare anche a proposito del protagonista di 7500, l’esordio alla regia di Patrick Vollrath, la cui peculiarità sta nel fatto che si svolge interamente nella cabina di pilotaggio di un aereo durante un volo commericiale da Berlino a Parigi. La storia segue il co-pilota Tobias Ellis, il cui volo regolare viene interrotto dalle urla e dal tentativo di un gruppo di uomini armati di bottiglie di vetro di entrare nell’abitacolo per dirottare il velivolo, un Airbus A319. Il one man show è toccato a Paul Dano, che vedremo anche alle prese con il ruolo di un giovane agente della Stasi nella Germania dell’Est, coinvolto in una delicata indagine su un killer in The Englishman di Edward Berger.

Indagini e ricerche che alimentano, seguendo traiettorie differenti, le pagine degli script dei film di Xavier Giannoli, Ben Affleck e José Padilha, che vedremo nel corso del 2018. In L’apparition, Giannoli ci porta al seguito di Jacques, un giornalista di un grande giornale regionale francese. La sua reputazione come reporter di talento richiama l’attenzione del Vaticano che lo assume per una missione molto speciale: essere parte di una commissione d’indagine sulla veridicità di un’apparizione in un piccolo villaggio francese. Al suo arrivo, Jacques incontra la giovane e sensibile Anna, che sostiene di aver assistito personalmente all’apparizione della Vergine Maria. La donna, profondamente devota, raccoglie consensi e grande supporto in paese. Di fronte a opinioni contrastanti tra il clero e gli scettici della commissione d’inchiesta, Jacques scoprirà gradualmente le motivazioni nascoste dei tanti dilemmi che si celano dietro l’apparizione. Dimostrare l’innocenza dei propri assistiti, contro tutti e tutto, è l’impresa giudiziaria che i personaggi interpretati da Russell Crowe e dallo stesso Ben Affleck, dovranno portare a termine rispettivamente in Arc of Justice e Witness for the Prosecution. Nel primo prende forma la storia vera di un avvenimento razziale successo nel 1925 a Detroit, che ha visto come protagonista il fisico Ossian Sweet, accusato di omicidio. La sua difesa è stata finanziata dall’associazione nazionale nascente per il progresso delle persone nere e guidata dall’avvocato Darrow. Nel secondo, un avvocato è chiamato a difendere un uomo accusato di omicidio. Le prove sembrano confermare la sua colpevolezza ma il processo non avrà un iter semplice e i colpi di scena non mancheranno.

E altrettanto vere, ma non il frutto dell’immaginazione dello sceneggiatore di turno, sono state purtroppo le storie al centro di Sulla mia pelle, A Private War e Roma, divenute pagine nere scritte a caratteri cubitali con il sangue di innocenti. Da una parte si tenta di fare luce, attraverso i verbali e le testimonianze raccolte nel corso dei processi, sulla controversa vicenda che ha visto protagonista Stefano Cucchi, trentenne romano morto all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre 2009 mentre si trovava in custodia cautelare. Per il complicatissimo ruolo di Cucchi la scelta è caduta su uno degli attori del momento, vale a dire Alessandro Borghi che nel 2018 vedremo impegnato nel peplum di Matteo Rovere, Il primo Re. Il secondo, basato sull’articolo di Marie Brenner, pubblicato su Vanity Fair, racconta la storia della giornalista di guerra Marie Colvin (qui interpretata da Rosamund Pike) e del fotografo Rémi Ochlik che furono uccisi durante i bombardamenti dall’armata siriana nel 2012. Mentre nel terzo, verranno rievocate le fasi del massacro del Corpus Christi, che portò all’uccisione, a Città del Messico e per mano dei paramilitari, di alcuni studenti che protestavano contro la privatizzazione dell’università. A dirigere le tre pellicole rispettivamente Alessio Cremonini, Matthew Heineman e Alfonso Cuarón. Pagine scomode anche quelle raccontate da Steven Spielberg in The Post, basato sui retroscena e sugli intrighi di potere che portarono alla pubblicazione dei “Quaderni del Pentagono”, avvenuta agli inizi degli anni Settanta sul Washington Post: l’occultamento dei documenti top secret sulle strategie e i rapporti del governo degli Stati Uniti con il Vietnam, che innescherà una lotta senza precedenti in nome della libertà di stampa.

Di souvivor movie si deve parlare, invece, quando ci si approccia a un film come Adrift, dove Baltasar Kormákur torna a raccontare la lotta per la sopravvivenza umana in terra ostile, passando dalla disastrosa spedizione sull’Everest del 1996 (Everest) alle disavventure marittime di Tami Oldham e del suo compagno Richard Sharp. In Adrift, il regista islandese porta sullo schermo la storia vera accaduta a una giovane coppia che, durante un viaggio verso Tahiti a bordo di una barca a vela, nel mezzo dell’Oceano Pacifico, si ritrovò a fare i conti con la furia di un uragano. Tami, dopo aver sbattutto fortemente la testa, si risvegliò a 1.500 miglia di distanza dalla costa da sola e su un’imbarcazione quasi totalmente distrutta. Riuscirà a riportare la pelle sana e salva a casa? Alla visione l’ardua sentenza. Chi c’è miracolosamente riuscita è la protagonista del film di Stanley M. Brooks, Girl Who Fell From The Sky, che racconta l’incredibile storia vera della peruviana di origine tedesca Juliane Koepcke (interpretata da Sophie Turner), unica sopravvissuta al tragico incidente aereo del volo LANSA 508, precipitato vicino a Puerto Inca il 24 dicembre del 1971.

E dalle odissee umane non si può non passare ai drammi famigliari, che intrecciano nella stragrande maggioranza dei casi i rispettivi DNA narrativi con percorsi di crescita e deformazione, con il tema dell’incomunicabilità e della crisi esistenziale. Stati d’animo e condizioni diverse che vivranno i protagonisti di molte pellicole di prossima distribuzione. In Beautiful Boy e Tell Me Why I Don’t Like Mondays, ad esempio, i rispettivi protagonisti si dovranno scontrare con i propri fantasmi interiori, che trascineranno entrambi nel tunnel della tossicodipendenza. La pellicola diretta da Felix Van Groeningen, già autore del folgorante Alabama Monroe, racconta la storia di un ragazzo che comincia molto presto a drogarsi e la battaglia dei genitori per tirarlo fuori dalla dipendenza, mentre in quella firmata da Marcus Thompson ci troviamo al seguito di un’adolescente autodistruttiva e tormentata che vive in balia dell’uso delle sostanze stupefacenti in un quartiere degradato di Los Angeles. Adolescente e parecchio tormentato è anche l’ex soldato bambino di Luce di Julius Onah che vive, insieme ai genitori americani che lo hanno adottato, in una comunità suburbana. Quando comincia a confrontarsi con un’insegnante che crede molto in lui, il ragazzo inizia ad avere i primi dissidi con la sua famiglia.

Il focolare domestico rappresenta il baricentro dentro e intorno al quale si diramano le trame dei film di Laura Bispuri e Gabriele Muccino. In Figlia mia, selezionato in concorso alla Berlinale 2018 e nelle sale a partire dal 22 febbraio, la Bispuri ci porta sulla costa occidentale della Sardegna contemporanea per raccontare la storia di una bambina che vive un’esistenza tranquilla con il papà e la mamma. Per una serie di vicende inizia a frequentare una donna che abita a 3 km di distanza, in aperta campagna, e nasce con lei un rapporto fortissimo. Piano piano scoprirà che è la sua vera madre. Così nasce un triangolo tra questa bambina e le due mamme, lei si sente profondamente divisa, perché è legatissima alla madre che l’ha cresciuta ma è attratta da quest’altra donna. Il film è raccontato da tre punti di vista e mostra come loro si contendono l’amore della figlia. Muccino Senior, invece, per il suo A casa tutti bene chiama a raccolta alcuni attori a lui cari per raccontare le contraddizioni di una famiglia allargata che si ritrova a festeggiare le Nozze d’Oro dei nonni sull’isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un’improvvisa mareggiata blocca l’arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a restare bloccati sull’isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.

E poi ci sono i momenti difficili che travolgono gli adulti protagonisti di The Life and Death of John F. Donovan, l’attesissimo esordio in lingua inglese del pluri-premiato enfant prodige canadese Xavier Dolan, che la Lucky Red distribuirà nelle sale l’1 dicembre. Il soggetto del film, che potrà avvalersi delle performance di un cast stellare (tra cui Jessica Chastain, Natalie Portman e Susan Sarandon), è incentrato sulla storia di una star del cinema che, a causa di una corrispondenza con un giovane collega inglese di soli 11 anni, rischia di veder distrutta tutta la sua carriera per ipotesi infondate. Sentimenti controversi e ossessivi, le cui conseguenze deflagrano sullo schermo daranno linfa drammaturgica anche agli script delle nuove fatiche dietro la macchina da presa di Paul Thomas Anderson e Roman Polanski. Ne Il filo nascosto, il cineasta americano torna a dirigere Daniel Day-Lewis in quella che secondo l’attore britannico sarà la sua ultima interpretazione prima del ritiro dalle scene. Per il suo addio alla recitazione ha scelto di calarsi nei panni del rinomato sarto Reynolds Woodcock, uno scapolo incallito la cui vita attentamente “cucita su misura” verrà stravolta dall’amore per una giovane e volitiva donna. Uscita 22 febbraio. Nove giorni dopo sarà il turno del debutto italiano di Quello che non so di lei, adattamento del romanzo “Based On a True Story” di Delphine de Vigan, che racconta la storia di una scrittrice costretta a fare i conti con un fan ossessivo. Nel cast Eva Green, Emmanuelle Seigner e Vincent Perez.

ANIMAZIONE

C’è solo e soltanto un tipo di cinema in grado di abbracciare e mettere d’accordo una larga fetta di pubblico eterogeneo e di fasce d’età differenti e quel tipo di cinema è l’animazione. Quest’ultima, indipendentemente dalla tecnica utilizzata per dare forma e sostanza alla pellicola di turno, può chiamare in causa gran parte dei generi a disposizione e rivolgersi contemporaneamente a spettatori grandi e piccini. Quello d’animazione è un cinema dal linguaggio e dalle tematiche universale, capace di compiere sullo schermo – quando particolarmente riuscito – veri e propri “miracoli”.

Il passato della Settima Arte ci ha insegnato in più di un’occasione che le meraviglie filmiche della stagione di turno sono state messe al mondo proprio da quei registi che hanno scelto di raccontare e mostrare storie attraverso il cinema animato, un cinema capace come pochi di restituire al fruitore emozioni e spunti di riflessione a getto continuo, destinati a rimanere nella mente e nel cuore per moltissimo tempo. E siamo sicuri, sfogliando il palinsesto dei titoli in uscita, che le sorprese in tal senso non tarderanno ad arrivare anche in questo 2018, a cominciare da L’isola dei cani, il nuovo film in stop motion di Wes Anderson, realizzato dal cineasta statunitense a nove anni di distanza da Fantastic Mr. Fox. La pellicola aprirà la 68ª edizione del Festival di Berlino per poi arrivare nelle sale nostrane il prossimo 17 maggio. Profondamente influenzato dalle opere di Akira Kurosawa e dagli speciali televisivi natalizi, il film ci catapulta nel 2037, un futuro in cui tutti i cani del Giappone vengono messi in quarantena su un’isola di rifiuti a seguito della “influenza canina”. Cinque cani, stufi della loro decadente esistenza segregati dal mondo, incontrano un ragazzino, Atari Kobayashi, che giunge sull’isola per ritrovare il suo cane Spots. Atari riceve l’aiuto dei cani, che decideranno di proteggerlo dalle autorità giapponesi che lo vogliono riportare indietro. A prestare la voce ai protagonisti un parterre de roi dove figurano tra gli altri Bryan Cranston, Edward Norton, Bill Murray, Jeff Goldblum, Bob Balaban e Scarlett Johansson.

E dopo la poesia di Anderson si passa poi a quella coinvolgente e fortemente riconoscibile del cinema di Michel Ocelot, già autore di perle animate come Kirikù e la strega Karabà, Azur e Asmar e Kirikù e gli animali selvaggi. Il regista francese tornerà finalmente a farci brillare gli occhi con Dilili à Paris, un’appassionante avventura nella Parigi della Belle Epoque, dove il piccolo Kanak Dilili, in compagnia di un ragazzo che fa le consegne in motorino, indaga sul misterioso rapimento di un gruppo di ragazze. Incontreranno uomini straordinari e donne che vogliono aiutarli. I due amici vivranno sulla loro pelle il senso di libertà e capiranno il significato della gioia di vivere. Francia che è pure la nazione da dove arriverà (nelle sale italiane l’11 ottobre) Zanna bianca, l’adattamento stereoscopico del celebre romanzo di Jack London, che ha come protagonista il lupo più audace della storia della letteratura In cabina di regia Alexandre Espigares. E di animali a quattro zampe coraggiosi ce ne saranno anche in Arctic Justice di Aaron Woodley, dove Swifty, una volpe artica, sogna di diventare uno dei famosi Top Dogs, un team di cani da slitta che consegna i pacchetti per la Artic Blast Delivery Service. Nel tentativo di dimostrare il suo valore, Swifty si mette segretamente al comando di una slitta che deve consegnare un pacco misterioso in una fortezza segreta e ghiacciata, dove si trova faccia a faccia con il Dottor Walrus, un grassoccio tricheco genio del male che cammina su gambe robotiche, e comanda un esercito fedele di pulcinelle di mare ammaestrate in modo bizzarro.

Naturalmente al fianco delle mine vaganti, a fare la voce grossa come ogni anno arriveranno i colossi a stelle e strisce del settore, che daranno vita al solito entusiasmante botta e risposta sul grande schermo. Dal canto suo la Pixar nel 2018 consegnerà alle platee di tutto il mondo (in Italia il 19 settembre) Gli incredibili 2, sequel del fortunatissimo film del 2004. Questa volta Brad Bird punterà i riflettori su Helen, mentre Bob rimane a casa con Violetta e Dash per affrontare le imprese quotidiane di una vita “normale”. Sarà un cambiamento difficile per tutti, soprattutto perché la famiglia è ancora ignara dei superpoteri del piccolo Jack-Jack. Quando un nuovo cattivo ordirà un piano malefico e geniale, tutti i membri della famiglia insieme a Frozone dovranno unire nuovamente le forze… più facile a dirsi che a farsi, anche se sono tutti incredibili.

E di sequel si può parlare anche per Hotel Transylvania – Una vacanza mostruosa e Sherlock Gnomes. Da una parte il terzo capitolo delle divertentissime disavventure della famiglia di vampiri diretto da Genndy Tartakovsky, dove Mavis fa una sorpresa a Dracula, regalando a tutta la famiglia un viaggio sulla lussuosa crociera Cruise Ship. Il padre potrà così prendersi un po’ di meritato riposo. Anche il loro gruppo di amici decide di seguirli in questa crociera. Una volta a bordo Dracula rimane molto affascinato dalla misteriosa capitana Ericka. Sarà Mavis questa volta a fare la parte dell’iperpotrettiva, cercando di tenere i due innamorati lontani. Lei però non sa che la donna di cui il padre si è innamorato è in realtà una discendente di Van Helsing, nemico giurato di Dracula e di tutti i mostri. Dall’altra, John Stevenson e Rocket Pictures sono tornati a mettere le mani sul fortunato Gnomeo & Giulietta, realizzando un secondo capitolo nel quale ai protagonisti del primo si andrà ad affiancare, come indica chiaramente il titolo, la versione gnomesca di Sherlock Holmes, che però si rivelerà molto meno scaltro del suo corrispettivo umano, quando viene chiamato a far luce su misteriosi casi di sparizioni di gnomi dai giardini inglesi. E anche qui i nomi degli attori chiamati a prestare le proprie voci ai personaggi sono davvero altisonanti: da Johnny Depp a Emily Blunt, da James McAvoy a Maggie Smith, passando per Michael Caine e Mary J. Blige.

E proverà a dire la sua anche l’Italia con il nuovo film del padre delle Winx, Sergio Manfio, che torna nelle sale l’11 gennaio con Leo Da Vinci – Missione Monna Lisa, nel quale il regista nostrano racconta un’avventura che vede protagonista una delle figure più enigmatiche di tutti i tempi, ossia Leonardo Da Vinci. Ma ovviamente lo farà a modo suo, portandoci al seguito del giovane Leo, alle prese con le sue idee geniali, mentre la sua amica Lisa lo osserva senza troppa convinzione. Di ritorno da una gita al lago, dove Leo ha testato la sua ennesima invenzione, i nostri protagonisti hanno una brutta sorpresa: la casa di Lisa ha misteriosamente preso fuoco. Solo Leo può aiutarla e per farlo, deve trovare il tesoro nascosto in una nave inabissata. Non sarà un’impresa facile. Leo e Lisa dovranno fare i conti con un gruppo di pirati crudeli, sulle tracce dello stesso forziere. Ma il piccolo geniale inventore ha dalla sua una fantastica macchina volante e degli amici coraggiosi. E un bel tuffo nel passato, ma moltissimo più in là nel tempo sino all’Età della Pietra, lo faremo con I Primitivi, pellicola di produzione britannica firmata da Nick Park, che ha come protagonista un uomo delle caverne che riesce a unire le forze dei suoi compagni per combattere le mire di un nemico cattivo. Tra le voci presenti da segnalare quelle di Eddie Redmayne e Timothy Spall.

Ma tra possibili sorprese, probabili piacevoli conferme e speriamo poche cocenti delusioni, la curiosità più grande sarà quella di capire cosa ci regalerà il sudcoreano Sungho Hong, al quale è stato affidato l’arduo compito di firmare l’ennesima rivisitazione della storia di Biancaneve. In Red Shoes & The Seven Dwarfs, il celebre personaggio disneyano avrà a che fare con un gruppo di sette nani un po’ particolari: dentro i loro corpi ci sono infatti le anime di sette principi arroganti e vanitosi. Per sciogliere l’incantesimo i nani dovranno trovare delle magiche scarpette rosse. Il film, nel quale Chloë Grace Moretz presterà la voce a Biancaneve, uscirà in Italia con Lucky Red.

COMMEDIA

E nel 2018, ovviamente, non poteva mancare all’appello la commedia, uno se non il genere più popolare tra quelli che vanno a comporre l’offerta cinematografica annuale. E non a caso le proposte sono tante e variegate, ma solo la sala potrà dirci a conti fatti se questa sarà stata una buona annata oppure no. Di conseguenza, abbiamo deciso di chiudere questa lunga carrellata proprio con la commedia.

Iniziamo con il segnalare quella che a nostro avviso è la pellicola che desta più curiosità, ossia Untouchable, il remake americano del campione d’incassi francese Quasi amici. A firmarlo Neil Burger, che proverà a riportare sul grande schermo il travolgente humour nero della matrice originale. Salvo lo spostamento geografico, il plot resta il medesimo: Philip Lacasse è un miliardario di Park Avenue che è rimasto paralizzato dopo un grave incidente. Dell invece è un piccolo criminale da poco tornato in libertà e alla disperata ricerca di un lavoro. Quando Dell si fa assumere da Philip tra i due nasce un’inaspettata amicizia. Il reciproco sostegno influenzerà molto la vita di entrambi e li farà rimettere in gioco malgrado le difficoltà. E di remake si deve parlare pure nel caso del nuovo film di Luca Miniero, Sono tornato, versione tricolore della commedia rivelazione tedesca Lui è tornato di David Wnendt. Muovendosi tra l’ilarità che suscita il personaggio visto come parodia di se stesso e l’inquietudine che nasce di fronte alla sua capacità di guadagnarsi ancora un seguito, il film in salsa italiota immagina il ritorno ai nostri tempi di Benito Mussolini in persona (Adolf Hitler nella versione tedesca), qui interpretato da Massimo Popolizio.

E una grande fetta del cartellone 2018 non può che essere occupata dall’ondata di commedie made in Italy che nei prossimi mesi si abbatterà nelle sale nostrane, tra cui proprio quella di Miniero in uscita l’1 febbraio. Per chiari motivi di tempo e di spazio non andremo nel dettaglio, limitandoci a segnalare quelle che, per un motivo o per un altro, potrebbero avere qualche motivo d’interesse. Oltre a quella del cineasta campano, l’annata cinematografica che ci apprestiamo a vivere ci offrirà il ritorno dietro la macchina da presa degli attori Sergio Rubini e Antonio Albanese, rispettivamente con Il grande spirito e Contromano. Nel primo, Rubini scrive e dirige una commedia amara e imprevedibile sull’amicizia tra due perdenti, ambientata in quel di Taranto, dove di mezzo ci sono la pelle da salvaguardare e un malloppo da difendere. Nel secondo, il collega di origini comasche si sposta sull’asse Milano-Senegal per raccontare in chiave comica una storia d’immigrazione partendo da uno spunto paradossale: cosa succederebbe se per risolvere il problema dei migranti, ognuno di noi se ne portasse uno a casa? Allo schermo l’ardua la risposta.

Poi c’è la prova in solitaria di Gennaro Nunziante, che dopo il divorzio cinematografico (speriamo momentaneo) da Checco Zalone, con Il vegetale si affida all’esordio di Fabio Rovazzi, qui nelle vesti di un giovane neolaureato che non riesce a trovare un lavoro, alle prese con un padre ingombrante e una sorellina capricciosa e viziata. Entrambi lo considerano un “vegetale”. Un evento inatteso cambierà improvvisamente i ruoli. Fra situazioni comiche e trovate paradossali, il protagonista dovrà reinventare la sua vita.

Di ben altra caratura e decisamente più d’autore è la nuova commedia dalle tinte noir di Paolo Virzì, che dopo la trasferta a stelle e strisce di Ella & John torna alla base per dirigere Notti magiche. Il film è ambientato a Roma nell’estate dei mondiali di calcio del 1990: un noto produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere e i principali sospettati dell’omicidio sono tre giovani aspiranti sceneggiatori. In una nottata al Comando dei Carabinieri viene ripercorso il loro viaggio trepidante, sentimentale ed ironico nello splendore e nelle miserie dell’ultima stagione gloriosa del Cinema Italiano. Così come d’autore è la comicità messa a disposizione per le loro nuove pellicole da Carlo Verdone, Daniele Luchetti, Alessandro Genovesi e Antonello Grimaldi. In Benedetta follia, Verdone dirige e si dirige calandosi nei panni di un uomo dedito alla religione e fedelissimo marito che un giorno si ritrova improvvisamente single, sino a quando nel suo negozio di oggetti sacri si presenta per un colloquio un’improbabile commessa interpretata da Ilenia Pastorelli. Con Io sono tempesta, invece, Luchetti disegna attraverso i toni tragi-comici la parabola di un magnate della finanza, condannato per frode fiscale, che passa un anno ai servizi sociali. Nel cast Elio Germano, Eleonora Danco e Marco Giallini. Suguiti a ruota da Genovesi che torna alla regia con una commedia capitanata da Diego Abatantuono dal titolo Matrimonio Italiano che punta l’indice sugli stereotipi e i pregiudizi che ancora ostacolano la compiuta attuazione delle unioni civili nel Bel Paese. Mentre Grimaldi porta al cinema la trasposizione del romanzo di Bruno Burbi “Si può essere amici per sempre”. Al centro di Restiamo amici, un viaggio avventuroso in cui la vera scoperta è proprio il valore dell’amicizia.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi