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Francesca Patane’ e Marco Chingari | Un duetto d’amore che dura da sempre | Red Carpet Magazine

FRANCESCA PATANE’ E MARCO CHINGARI | UN DUETTO D’AMORE CHE DURA DA SEMPRE

Chi li conosce bene lo sa: Francesca Patanè e Marco Chingari sono una delle coppie più affiatate e stabili del teatro d’opera mondiale. Italiani di nascita ma svizzeri di adozione (abitano oramai da anni a Sorengo, ameno Comune vicino a Lugano) Marco e Francesca girano il mondo ancora cantando ma, allo stesso tempo, si dedicano all’insegnamento di quella nobile arte appresa in tanti anni di esperienza ed anche dal lavoro svolto con tanti, tantissimi grandi artisti dell’agone lirico e non solo.

Francesca peraltro nasce bene: la sua è una famiglia che non ha le radici nel teatro d’opera e musicale, è semplicemente LA radice di quest’ultimo. Di quinta generazione di artisti (si deve andare alla seconda metà dell’Ottocento per trovare l’avo primogenito che cominciò la dinastia musicale) Francesca è bisnipote del Maestro Raffaele Caravaglios grande maestro direttore della Banda Comunale di Napoli prima della guerra ed esimio compositore (a lui son dedicate ben due vie ed una piazza a Napoli), nipote del Maestro Franco Patane’ e figlia del sempre compianto Maestro Giuseppe Patane’. Insomma una famiglia non solo di grandi musicisti, ma di assoluti geni, gente che in poche ore metteva a memoria, quasi fossero degli scanner umani, qualsiasi partitura e la eseguivano a perfezione come se l’avessero da sempre saputa. Francesca non è da meno. Bellissima donna, vive tra Berlino e New York la sua gioventù (pur essendo nata a Milano) e a New York fa i suoi primi studi musicali ma, in contemporanea, la sua bellezza mediterranea non passa inosservata: comincia a fare la modella ad altissimo livello tanto da essere notata da Scorsese che la voleva per il ruolo della Maddalena nel film “L’ultima tentazione di Cristo”. Ma Francesca preferisce sposarsi e mettere al mondo la sua unica figlia, Thais, che seguire il rutilante seppur affascinante mondo di Hollywood. Per qualche tempo l’arte non la interessa più, si limita a fare la mamma. Ma la ruota del destino aveva deciso diversamente: nel 1989 muore prematuramente il padre e lei, forse per reazione, forse per dolore, ma sicuramente in maniera assai volitiva e ferma, decide di lanciarsi a capofitto nel mondo dell’opera come soprano. Aiutata dalla madre Rita, ex soprano drammatico anch’essa, negli anni novanta debutta a Torino come soprano lirico spinto nell’Adriana Lecouvreur diretta dal Maestro Oren. E li trova non solo la carriera, che comincerà sotto un lietissimo auspicio che ancor oggi continua, ma anche l’amore. Il baritono Marco Chingari, di romana origine, è il suo Michonnet, il vecchio capo comico innamorato di Adriana Lecouvreur. Ma lui vecchio non è, è giovane e si innamora e fa innamorare Francesca. Comincia cosi una bellissima storia d’amore che, incredibile a dirsi, dura oramai da più di vent’anni, senza una crisi, senza una riflessione, senza un vacillio neanche vano, in un mondo, quello dello spettacolo, non certo famoso per la durata delle coppie artistiche.

 

Andate a teatro e portate i vostri figli. Solo in questo modo saranno dei validi professionisti in futuro. Nella lirica e nella cultura c’è il germe della grande economia per un Paese. E Dio solo sa quanto l’Europa abbia bisogno di giovani sensibili e preparati

 

Li abbiamo raggiunti nella loro ospitale casa svizzera e abbiamo voluto far loro qualche domanda.

FRANCESCA E MARCO DA QUANTI ANNI CANTATE?

«Da circa trent’anni. Ci siamo conosciuti all’Accademia di Carlo Bergonzi, il famoso tenore, e sempre nell’ambito dell’Accademia e del Concorso Voci Verdiane abbiamo debuttato, io nel Rigoletto come Gilda (allora la Patane’ cantava un altro repertorio rivelatosi poi non adatto alle sue corde Ndr) e Marco in Forza del Destino come Don Carlos.» Marco prende la parola. «Quanto eravamo giovani! Io appena ventitreenne lei qualche primavera più di me ma eravamo tutti e due alle prime armi e pieni d’entusiasmo. Poi però ci perdemmo di vista fino al fatidico 1993…»

COS’È SUCCESSO NEL 1993?

«Eravamo stati scritturati nella stessa opera Adriana Lecouvreur. Nella storia il baritono si innamora del soprano ma quest’ultima ama il tenore. Però nella vita reale successe tutto il contrario! Ci innamorammo perdutamente e da li cominciò una bellissima storia d’amore che dura oramai da più di 23 anni». Francesca guarda Marco con occhi teneri e aggiunge: «Ricordo con nostalgica dolcezza che, un giorno prima della prima, andai al mercato per comprargli un mazzo di fiori. Quale sorpresa vedere che anche lui aveva avuto la stessa idea per me e si aggirava tra i fiorai anche lui per acquistare un mazzo enorme di fiori per me…». «Sì, è vero! È stata la prima volta che una donna mi ha regalato dei fiori!».

E POI? COM’È CONTINUATA LA VOSTRA CARRIERA E IL VOSTRO AMORE?

«La carriera bene ed anche l’amore, seppur sempre con le difficoltà che tanto ben caratterizzano il nostro lavoro» dice Francesca. «Sono stata premiata tante volte come miglior interprete pucciniana, ho l’esclusivo privilegio di aver aperto la stagione del teatro Bolshoi per la prima volta nella storia di quest’ultimo come interprete straniera in un’opera anch’essa straniera (Turandot Ndr) e sono stata anche la prima italiana a cantare la parte della Salomé di Strauss in lingua originale (cioè in tedesco) in Italia».

E MARCO?

«Beh, anch’io mi son dato da fare, ho cantato per ben due volte alla Carnegie Hall avendo un successo clamoroso (“Fanciulla del West” di Puccini e “Guglielmo Tell” di Rossini Ndr) e sono stato anche premiato come miglior interprete maschile della Germania nell’opera “Falstaff”. Sono molto orgoglioso di questo riconoscimento anche perché, appunto, io debuttavo allora il ruolo di Falstaff».

ED ORA COME PROCEDE LA VOSTRA CARRIERA?

«Continuiamo a cantare, insegniamo l’antica tecnica vocale italiana ai giovani – siamo bravi sa? – ma , allo stesso tempo, abbiamo tanti progetti in cantiere» dice Francesca.

CIOÈ?

«Stiamo lavorando per lanciare un format televisivo sulla lirica. Allo stesso tempo ci stiamo dando da fare per fondare un’Accademia di canto a nome Patané, un progetto che sarebbe stato tanto a cuore a mio padre. Questa Accademia però, senza nulla togliere ad altre istituzioni, noi la vorremo organizzare in modo da creare futuri “veri” professionisti e, per fare tutto questo, ci stiamo organizzando con sinergie tali da garantire del lavoro sicuro a questi ragazzi in corso d’apprendimento».

INSOMMA, SIETE DAVVERO TANTO IMPEGNATI SU PIÙ FRONTI. COSA VOLETE DIRE AI NOSTRI LETTORI COME COMMIATO?

I due si guardano complici. E insieme, come in una sola voce esclamano: «Andate a teatro e portate i vostri figli. Solo in questo modo saranno dei validi professionisti in futuro. Nella lirica e nella cultura c’è il germe della grande economia per un Paese. E Dio solo sa quanto l’Europa abbia bisogno di giovani sensibili e preparati». Hanno gli occhi lucidi Marco e Francesca quando mi dicono quest’ultima frase, occhi in cui si intravede una passione e un amore per l’arte che non ha fine. Esattamente come l’amore che li lega insieme da più di vent’anni.

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