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GIANCARLO COMMARE: “Come un guerriero della luce”

Riesce a dare un peso ad ogni singola parola, racconta il suo mestiere con attenzione senza mai tralasciare nessun angolo. Giancarlo Commare conosce il sacrificio e il sudore, proprio come un guerriero della luce. Ritrova una parte di sé, ogni volta che percorre la strada del suo viaggio. Vive nella curiosità delle cose, nella predilezione verso ogni personaggio che attraversa e da cui si lascia attraversare. Questo giovane attore conosce il significato dei gesti, delle azioni. Sa che ogni storia ed ogni persona ha una luce. Allora, si ferma, ascolta, cerca ogni inesauribile raggio di vita. È un guerriero che non ha scudi, non ha spade, non ha nemmeno elmi. Ha solo verità e con la verità si conquista tutto.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuto, Giancarlo. Come stai? So che sei appena tornato da Berlino…

Ciao Anna Chiara! Ho visitato una città che mi è piaciuta molto. L’ho trovata artistica, colorata. Non me lo aspettavo. Questo viaggio l’ho condiviso con mia sorella, mi sono fatto coinvolgere da lei e visitarla mi ha sorpreso inaspettatamente. Ci andrei quasi a vivere, ci tornerò intanto a visitarla…

A maggio, lo spettacolo teatrale ‘’Non si uccidono così i cavalli?’’ farà tappa a Torino. Come descriveresti questo spettacolo?

Questo spettacolo è una scatola magica. Prima di partecipare ai provini, non conoscevo questa storia. Ho avuto modo, prima di tutto, di conoscere una storia nuova per me. La storia è ambientata negli anni della ‘Grande Depressione’, dove le persone partecipavano a maratone di ballo che duravano quarantacinque giorni, erano millecinquecento le ore di ballo. Le maratone erano frequentate da coppie spesso normalissime che andavano lì semplicemente per cercare un piccolo sostentamento per vivere, oppure da persone che partecipavano per cercare il successo. Nel pubblico delle maratone potevano esserci registi, produttori. Le maratone erano una vetrina. Lo spettacolo è una sorta di denuncia a tutte le vetrine che siamo abituati a vedere. Io fortunatamente non sono abituato a vedere tutto ciò, non ho la tv! Spesso, nei reality show la dignità di un artista viene meno, viene rasa al suolo. In questi meccanismi è importante ridurre un artista a niente per il puro divertimento del pubblico. Il pubblico ne è ignaro. Non si ragiona sul fatto che un artista è prima di tutto un essere umano e un individuo. Ricordiamolo: si è artisti, ma prima di tutto si è esseri umani. Quando si calpesta la dignità di un artista, si calpesta la dignità di un essere umano.

Parlando, invece, del tuo personaggio. In che modo lo presenteresti?

All’inizio vengono raccontate delle coppie che si apprestano a ballare. Attraverso le varie prove, molte coppie vengono eliminate e si arriva a conoscere sette coppie effettive sul palco. Ogni personaggio fa un percorso all’interno di questo mondo. La cosa bella di questa esperienza, per quanto mi riguarda è stato il percorso del mio personaggio. Mi è stata data piena libertà sulla creazione del personaggio, sulle azioni da scegliere e da fare all’interno di tutto il percorso. Il regista ci ha dato degli incipit e i nomi per i nostri personaggi, descrivendoci le caratteristiche. Da lì, abbiamo avuto carta bianca per poter iniziare a lavorare ai ruoli. Il mio personaggio si chiama Nino. Nino ha già partecipato a questa maratona. Vuole avere successo, vuole arrivare ad essere il primo. Ha fame di tutto questo. È una persona a cui non frega nulla del prossimo, è pronto a tutto pur di arrivare al suo scopo. Anche con la sua compagna, ha un rapporto particolare. Riesce ad essere tenero quando sa di doverlo essere, sa essere spietato quando invece desidera la strada libera. C’è un risvolto della medaglia perché all’interno di questa maratona, succedono delle cose che lo destabilizzano. Nino si renderà conto che tutto quello che ha sempre sognato e inseguito, quel mondo a cui tanto vuole appartenere, in realtà, gli fa molto orrore. Questo mondo è crudele. Il ragazzo si troverà spiazzato, svuotato di tutto. Non ha più senso nulla per lui. Nemmeno vivere. Si abbandona.

Per costruire questo personaggio, su cosa in particolare senti di aver lavorato per renderlo reale?

È stato interessante mostrare come Nino entra in questa sala di ballo con uno spirito, un’idea e delle caratteristiche definite che poi cambiano in continuazione, si trasformano fino a diventare ‘nulla’. Questo è quello che un personaggio fa all’interno di una storia: ha un percorso. C’è una scena che ho amato particolarmente. La scena ha un titolo che credo possa essere anche il titolo della mia vita, almeno così mi piace pensare. La scena è quella dei ‘Sogni’. Durante tutto lo spettacolo, i personaggi non parlano mai, parlano attraverso il corpo. Ma in questa scena, in modo particolare, il regista ci ha chiesto di esprime il sogno di ogni personaggio. Ognuno di noi ha scelto quale percorso fare all’interno per arrivare ad esprimere questo sogno. Questa è stata una scena molto difficile per me. Fino alla fine delle prove, non riuscivo a trovare il mio percorso ideale. Poi, dopo tante prove e tanti sbattimenti di testa, nell’ultima settimana sono riuscito a trovare la strada giusta. Ogni sera, durante le repliche, la scena si è evoluta e ha avuto delle trasformazioni. È sempre bello ascoltare, restare vivi in quello che succede, è bello trasformare le cose per non fissarle sempre uguali. Nel fare questo viaggio, ho definito e scoperto realmente il personaggio che stavo creando.

Mi racconti questa scena così particolare e intensa, per te?

Ho trovato il centro e sostanzialmente il mio viaggio racconta di Nino che inizia a vedere una luce in fondo ad un tunnel. Quella luce diventa, pian piano, sempre più larga. Si apre sempre di più fino ad immergerlo completamente in una sorta città dei balocchi, piena di luci, di giostre, fuochi d’artificio, persone che si avvicinano a lui. Ho immaginato una situazione festosa ma illusoria. Nino decide di abbandonare la sua compagna di ballo, si stacca da lei per inseguire questa scia luminosa. Cerca quasi di prendere tra le mani la luce che però sparisce in un istante. Davanti a lui c’è il mare, il primo istinto che Nino ha è quello di togliersi le scarpe per immergere i piedi nell’acqua. Nel momento in cui lui fa il primo passo è come se tutto si trasformasse e diventasse una scatola nera. Immagina di stare a teatro, da solo, con le persone intorno, la polvere che scende, il silenzio, un faro puntato su di lui. Da lì Nino inizia a guardare il teatro, ad immaginare di poterlo riempire un giorno. Si gira intorno, poi ad un certo punto si mette in proscenio. Dopo aver chiuso gli occhi li riapre e immagina di trovare il suo pubblico. In questo punto, come azione fisica, fa il gesto di lanciare dei coriandoli e questi coriandoli scendono giù ed è come se si concretizzasse il suo sogno in quell’istante. Nino vede il suo pubblico, i coriandoli scendono e diventa entusiasta di quello che vede. Inizia a rendersene conto, ma ad un certo punto si guarda e nota che indossa degli abiti da poveraccio. Fondamentalmente, in quel momento, è un ragazzo povero che non ha molti soldi. Si vede con degli abiti malandati e decide di tornare indietro. In una scia di avanzamento e indietreggiamento continuo il mio personaggio vorrebbe riprodurre questo gesto a lungo per fare in modo che il pubblico possa aumentare sempre di più, che il teatro possa essere ancora più grande, che i vestiti possano essere eleganti. Ogni volta che avanza e indietreggia è come se il suo sogno diventasse più grande. Nel suo ultimo inchino il regista mi ha chiesto di trovare un punto di svolta che svelasse il vero sogno di Nino, l’amore di questa persona.

Quale credi sia il sogno di Nino?

Facendo un percorso interiore sul mio personaggio, nel momento in cui Nino apre gli occhi vede sua madre. Il sogno di Nino si concretizza in sua madre che gli dona una carezza. Ho immaginato che Nino, da bambino, venisse abbandonato da sua madre. Questo bambino viveva con sua madre e cercava di assomigliarle. Sua madre era una grande ballerina. Nino viene sempre bastonato da sua madre ed è come se dovesse sempre cercare di essere perfetto ai suoi occhi. Lei non gli ha mai regalato un momento di tenerezza. Ad un certo punto, sua madre abbandona la sua famiglia per inseguire la sua carriera. Trova un uomo di cui si invaghisce che la aiuterà nel suo percorso artistico. Il padre di Nino reagisce male, come se la colpa fosse del bambino. Inizia a picchiarlo. Immagina come questa persona può essere cresciuta. Per Nino, il mondo fa schifo e per ogni scopo da raggiungere riesce ad usare soltanto la cattiveria. Il mio personaggio si comporta in un certo modo per arrivare ai suoi scopi. Nel momento in cui esce fuori il suo sogno in maniera libera, si comprende che quello di cui ha bisogno è soltanto ricevere una carezza di sua madre. Inseguire tutto questo successo, è solo un modo per inseguire sua madre. È per questo che amo il mio lavoro. È bellissimo che tutto questo sia venuto fuori in maniera del tutto naturale, semplicemente ascoltando me stesso e il lavoro che mi circondava. Il regista mi ha consegnato un personaggio, affidandomelo. Non volevo assolutamente fare di Nino un semplice cliché di ragazzo cattivo. Mi sono posto tante domande. Il lavoro è stato molto difficile in quanto non potevo esprimermi attraverso le parole. Sono convinto che prima di ogni parola, viene il corpo. Quando ho iniziato a sentire, ad aprirmi totalmente a me stesso e a questo lavoro, le cose sono venute fuori. È stato veramente bellissimo. Quando faccio questo spettacolo, ogni volta sento come se si prosciugasse una parte di me ed è una delle sensazioni più belle che provo.

Questo mestiere è proprio così. Mi hai raccontato che definisci il teatro come il tuo primo grande amore. Perché?

Questo mestiere mi fa vivere mille cose in un solo istante. Il ‘qui ed ora’ è fondamentale. Ho studiato e continuo a studiare. Ho le tecniche, i metodi, tutto quello che vuoi. Sono necessari ed è giusto conoscerli. Però, nel momento in cui sei sul palco, devi ascoltare quello che succede in quel momento. Questo mestiere è indescrivibile. Come faccio a descrivere una cosa del genere? Non si può. La cosa più bella è sentire e quando senti realmente qualcosa non c’è spiegazione, non ci sono dubbi. È importante che lo spettatore senta quello che io sto cercando di raccontare e veicolare. Quello è il mio obiettivo, il mio lavoro.

Definiresti il teatro il tuo posto felice?

Assolutamente sì. Quando ho iniziato a recitare, il teatro era l’unico posto felice. Non riuscivo, al di là del teatro, a sentire quel benessere. All’inizio, ho vissuto molto male recitare davanti ad una telecamera. Non avendo avuto esperienza, non lo sentivo il mio posto. Da sempre, mi dicevo: ‘Io farò soltanto teatro. Non voglio fare altro’. Ma poi ho capito che la vita è bella perché ti sorprende sempre.

Arriviamo alla serie di successo ‘Skam’ di cui tu sei protagonista della terza stagione, accanto a Benedetta Gargari. Come hai costruito il tuo Edoardo Incanti?

Non è stato facile. ‘Skam’ è arrivato nella mia vita inaspettatamente e improvvisamente. Prima di entrare a fare il provino per il mio personaggio, due minuti prima mi chiamò mia nonna e questa cosa la ricordo benissimo. Con mia nonna vivo un legame fortissimo. Sono entrato nella stanza, nonostante l’ansia, con una forza in più e con il sorriso grazie a quella chiamata. Ho saputo di essere stato preso per il ruolo, pochi giorni prima dell’inizio delle riprese. Avendo poco tempo, dovevo capire dove portare questo personaggio e che percorso fargli fare. Ho letto e riletto le sceneggiature, ho cercato qualsiasi cosa che potesse aiutarmi. Sono arrivato sul set con una mia idea che si è plasmata nel corso del tempo, grazie al regista e ai miei colleghi. Mi ha fatto piacere che sia arrivata la terza stagione, non vedevo l’ora. Aspettavo le sceneggiature, volevo capire in che direzione poteva andare la storia. È stato bellissimo incontrare un regista con cui sento di parlare la stessa lingua. Io, il regista Ludovico Di Martino e Benedetta abbiamo fatto tante prove, creando un vero e proprio nucleo per dare una sensazione di ‘bolla’ dove Edoardo e Eleonora sono posti all’interno quando sono insieme. Per entrambi non esiste più il resto. Affrontare Edoardo, mi ha dato modo di scolpirlo piano, nei vari strati, andando sempre più in profondità. Ho trovato la sua profondità e ho deciso di farla uscire fuori nel momento in cui sta con Eleonora. Edoardo è sinceramente innamorato di questa ragazza. Lo è dal primo istante.

Come ti sei trovato con Benedetta Gargari?

Molto bene. Benedetta mi ha sempre fatto una grandissima tenerezza, sin dalla prima stagione. Entrambi siamo stati presi quattro giorni prima dell’inizio delle riprese. Eravamo spaventati, e ho cercato sin da subito di tranquillizzare non solo me stesso ma anche lei. Questo ci ha avvicinati e legati. Quando ci siamo trovati in sala prova, io e Benedetta avevamo la voglia di riscattare i nostri personaggi che avevamo affrontato in passato. Sono stato molto bene e sono colpito e sorpreso del lavoro che abbiamo fatto insieme. È stato molto bello girare le scene, ho vissuto questo set come una grande festa. Non volevo mai andare via. Finivo di girare le scene, e poi mi mettevo seduto a guardare le altre scene. Non riuscivo a staccarmi.

Quello che ho notato guardando il rapporto tra Edoardo e Eleonora, è la grande delicatezza dei gesti che Edoardo ha nei confronti di questa ragazza. Come avete costruito quel legame?

Nel momento in cui eravamo in sala prove, Ludovico ci ha proposto vari esercizi. Ad un certo punto, abbiamo pensato di lavorare sugli animali. Inizialmente Edoardo si palesa come un predatore, ma non ne fa di Eleonora una sua preda ma bensì una creatura da proteggere. Con il linguaggio del corpo, Edoardo cerca di farle capire che è lì per protezione e non per distruzione. Abbiamo voluto umanizzare i comportamenti, le azioni. Prima come animali e poi come persone, siamo riusciti a costruire questa meravigliosa bolla nata tra i due personaggi.

Skam’ riesce a parlare non solo ai ragazzi adolescenti ma anche ai ventenni. Cosa ne pensi della comunicazione che riesce a dare una serie del genere?

Edoardo e Eleonora sono dei personaggi molto maturi. Il loro rapporto è maturo. Se ci fai caso, c’è tra di loro un dialogo. Non c’è stata nessuna scena d’amore fino ad ora, proprio per celebrare il loro rapporto, la loro unione. C’è amore, c’è maturità e c’è tanto rispetto. All’interno di ‘Skam’ c’è un misto di cose fondamentali che fanno parte della vita di ognuno di noi che non dovremmo dimenticare. La cosa bella di ‘Skam’ è la sua crudezza e semplicità nel dire le cose, senza farla diventare paternalistica. Guardando Eleonora ed Edoardo, mi rendo conto di quanto sia fondamentale in un rapporto che ci sia dialogo e comunicazione. Quanto è fondamentale l’ascolto di una persona nei confronti di un’altra. Restare realmente lì ad ascoltare, non solo con le orecchie, sentire cosa esprime quella determinata persona non solo con le parole. Abbiamo un po’ dimenticato e perso questo aspetto. La gente non si sofferma più ad ascoltare. È importante vedere come i nostri personaggi, per le esperienze che hanno vissuto, si ritrovano dentro una macchina anche solo a guardarsi negli occhi. La scena che avete già visto in macchina, in cui Eleonora e Edoardo parlano, per me, è una delle scene più belle. C’è lei che arriva con le sue opinioni, con le sue certezze. Lui, per paura di qualcosa, le ha detto una bugia. Non si sono capiti ma in quel momento, nell’esatto istante in cui iniziano a comunicare e a parlarsi, la situazione cambia. Entrambi si aprono l’uno all’altra. Scatta qualcosa di diverso. È stato importante mostrare quella scena.

Perché, secondo te, è importante quella scena e la comunicazione umana, nella nostra vita?

Sai, i miei genitori si sono separati. La cosa ci ha fatto soffrire e adesso, riflettendoci, mi rendo conto che è stato stupido non parlarsi, non comunicare. Non so se a questo punto, sarebbero stati ancora insieme. Ma sicuramente la comunicazione avrebbe permesso di dare al loro rapporto qualcosa di diverso anche in futuro. Credo che molto spesso, l’orgoglio dell’essere umano prevale su qualsiasi altra cosa. È una cosa triste e non ha senso. È più bello restare ad ascoltare per un attimo la persona che hai di fronte. Dopo averla ascoltata, decidi se è il caso o meno di continuare quella relazione. La possibilità di ascoltare è qualcosa che dobbiamo concederci. Spesso e volentieri, i rapporti finiscono per questo motivo. Ci sta che determinati rapporti finiscano, ma è giusto farli finire nel modo più rispettoso. Ricordiamoci di essere umani, non siamo caramelle che una volta assaggiate, le gettiamo via. Non abbiamo la facoltà di trattare male le persone. Non condivido questo modo di fare. Il dialogo è fondamentale in qualsiasi tipo di rapporto.

Giancarlo, chi sei? Cosa speri per te, cosa detesti?

Mi piace definirmi come un liquido, come l’acqua. Adoro il mare, provengo da un paese di mare e me lo porto dietro sempre. Quando posso, è uno dei luoghi in cui mi piace andare, anche in inverno. Nella mia vita ho vissuto tante esperienze che mi hanno fatto capire molte cose. Mia nonna mi ha sempre detto che se voglio ottenere qualcosa dalla vita, devo fare dei sacrifici. Quando devo conquistare qualcosa, voglio fare sacrifici, voglio impegnarmi senza ottenere le cose in modo immediato. Altrimenti, non hanno senso. Mi definisco positivo, solare e sorridente. Ho conquistato la positività. Detesto l’ipocrisia, il modo che questa società ha di trattarci. Voglio, però, risponderti in un modo diverso alla domanda che mi fai sul ‘Chi sei?‘.

E come?

Sai, prima di fare la nostra intervista, ho aperto ‘Il manuale del guerriero della luce’ di Paulo Coelho, che tengo sempre vicino perché in qualche modo mi aiuta. È uno di quei libri che mi piace usare, facendomi delle domande. Apro una pagina a caso e la leggo. In qualche modo riesco a darmi una risposta. Voglio leggerti la pagina che ho letto prima della nostra chiacchierata e che credo sia un po’ il messaggio che più mi rispecchia. Te la leggo: “Un guerriero della luce studia con molta attenzione la posizione che intende conquistare. Per quanto il suo obiettivo sia difficile, esiste sempre una maniera di superare gli ostacoli. Egli verifica i cammini alternativi, affila la sua spada, e cerca di colmare il proprio cuore con la perseveranza necessaria per affrontare la sfida. Tuttavia, a mano a mano che avanza, il guerriero si rende conto che esistono difficoltà di cui non aveva tenuto conto. Se rimane ad aspettare il momento ideale, non uscirà mai da quel luogo; è necessario un pizzico di follia per compiere il passo successivo. E così il guerriero utilizza un briciolo di pazzia. Perché, in guerra e in amore, non è possibile prevedere tutto.”

Ph. Riccardo Riande
Management: Giorgia Vitale 

 

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