Top

GIANMARCO CHIEREGATO

e l’estetica sensuale delle sue immagini.

Gianmarco Chieregato è uno dei fotografi più amati e conosciuti nel mondo del cinema e della moda. La ragione del suo successo è rintracciabile nell’estetica sensuale e vera delle sue immagini.

di Francesca Capaccioli
Foto di Gianmarco Chieregato

Gianmarco sei nato e vivi a Roma, nella città più bella del mondo, quanto inconsapevolmente questo aspetto ha condizionato la tua estetica?

A Roma “l’occhio gode”! È un concetto che ripeto spesso. Questa città così maltrattata resta di una bellezza spettacolare e quando si vive nel bello sicuramente se ne resta influenzati o meglio “ispirati”. Io poi, per formazione, sono architetto e per tutto il periodo degli studi ho avuto a che fare con le “proporzioni”, sono esperienze che poi ti restano dentro tutta la vita e condizionano le scelte estetiche.

Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Non ho mai fatto l’assistente, non certo per presunzione, soltanto perché i fotografi che a Roma conoscevo non me ne hanno dato l’occasione. Guardavo i maestri come Avedon, l’adorato Peter Lindbergh, Annie Leibovitz, Weber… e provavo e riprovavo con amiche che poi trasformavo in modelle per alimentare il mio sogno. Quando poi ho iniziato a lavorare con vere professioniste ho cercato di rubare con gli occhi ed ho fatto della loro esperienza la mia riconoscenza. Un giorno sono arrivati Pino Lancetti e Ninfo Burrano e mi hanno dato l’opportunità di muovere i primi passi in un mondo fantastico, non finirò mai di ringraziarli, mi hanno regalato il più bel giocattolo della mia vita.

Andare oltre lo sguardo, l’apparenza che è la vera bellezza in ogni tuo ritratto è segno di uno stile personale. Sei empatico? Tecnico? Come fai?

Cerco di non fare agli altri quello che non vorrei facessero a me. Cerco di capire se il modello o attore del momento si imbarazza o se invece si diverte, cerco di essere empatico proprio per ridurre le barriere che qualche volta la fotografia può creare: barriere legate alla timidezza, all’imbarazzo alla paura di mostrarsi. Insomma cerco di trasformare tutto in un gioco leggero che faccia rilassare chi mi sta di fronte e mi permetta di cogliere quegli aspetti che tutti hanno, ma che spesso nascondono.

Hai fotografato la bellezza femminile in modo trasversale tra moda, pubblicità e cinema attraversando tutte le rivoluzioni estetiche dagli anni 80 ad oggi, qual è lo scatto che ami di più?

Ci sono delle foto che amo di più sicuramente, ma non certo perché sono le più belle, ma soltanto per quello che mi ricordano o per quello che rappresentano. Sono legato alla foto di Yman perché avevo 27 anni e dietro la campagna per Lancetti con quella modella c’erano tutti i miei sogni di giovane fotografo. Lavorare con una top model mi dava un’emozione fortissima. Ricordo di aver avuto anche un piccolo mancamento. Lei arrivava da New York aveva appena scattato con Avedon, uno dei miei miti, provavo una grande gioia, ma anche una paura incredibile di non essere all’altezza della situazione. Ricordo che appena entrò in studio non sembrava poi così bella come l’avevo sognata, ma mi sbagliavo. Sul set la sua classe, la sua femminilità, la sua professionalità misero in evidenza tutta la bellezza che nascondeva dentro un cappottone sgraziato, intorpidita dal sonno dovuto al fuso orario non totalmente smaltito.

Bianco e nero o colori?

Bianco e nero? Colore? Sinceramente li amo entrambi. Ci sono delle foto che sono più efficaci a colori e viceversa. Tendenzialmente sono più portato per il bianco e nero perché è stato il mio inizio, stampavo le mie foto con un piccolo ingranditore nel bagno di casa, come del resto tantissimi giovani fotografi: il primo amore non si scorda mai.

L’innovazione tecnologica ha influenzato il tuo modo di lavorare?

L’avvento del digitale ha influenzato tutto il mondo della fotografia, la continua evoluzione della tecnologia comporta dei continui aggiornamenti che sicuramente l’analogico non richiedeva. Amo il digitale, mi permette di scattare molto di più senza costi supplementari e di poter controllare continuamente quello che sto facendo. Poi c’è il computer, macchina bellissima ma sicuramente “pericolosa”, la tecnologia oggi può risolvere qualsiasi problema, ma un uso smodato di essa può essere molto dannosa. La foto troppo ritoccata, specialmente nel ritratto, perde il suo significato intrinseco, cancella oltre i “difetti” anche l’espressività, purtroppo Photoshop è molto utilizzato più che per correggere piccole imperfezioni per sopperire alla mancanza della più basilare tecnica fotografica.

Cosa ne pensi dei selfie?

Li odio! Sta diventando una mania esagerata, ho amici che se ne fanno ovunque e poi basta leggere i giornali per vedere a che livello di sovraesposizione di immagine si è arrivati. Però convivo con questi nuovi maniaci, basta che non mi coinvolgano.

Cosa ne pensi della contrapposizione tra apparenza e interiorità? La vera bellezza è il coraggio di essere se stessi?

Tutto passa attraverso il nostro corpo, nel mio lavoro ho imparato che sono le nostre brame interiori la vera bellezza. Una volta una ragazza disabile con aria di sfida mi disse: “Voglio proprio vedere come te la cavi con una donna Picasso come me”. Le chiesi cosa volesse dire donna Picasso? E lei: “Vuol dire una a cui l’ictus ha storto la faccia a soli trent’anni”. Con la truccatrice e la stylist la preparammo come una modella e scattammo delle foto davvero molto interessanti, anche se in cuor mio avevo un po’ di paura. Antonietta, così si chiamava quella ragazza, da quel giorno è consapevole che ci si può piacere anche quando la vita picchia duro. Proprio qualche settimana fa, per il calendario 2019 di Miss Italia, ho scattato foto con Chiara Bordi, la terza classificata, alla quale per colpa di un incidente hanno amputato una gamba ed il carisma di questa ragazza apparentemente e oggettivamente bella, proviene da un fascino interiore che crea un mix pazzesco tra fuori e dentro, che alla fine secondo me è la vera bellezza.

Parlaci del tuo libro.

Il mio libro è stato un parto sofferto, ma meraviglioso. è una raccolta di foto che ho fatto negli anni ed ogni qualvolta si mette mano nel cassetto dei ricordi ci si trovano un sacco di cose belle, ma anche qualche memoria dolorosa. Molti amici che ci hanno lasciato, altri diventati famosi, altri meno popolari di un tempo, con poche immagini ho rivisto quaranta anni di vita di lavoro, di sogni ma anche di delusioni. Oltre le immagini ci sono dei “ricordi” svelati con poche righe per raccontare meglio il personaggio fotografato. Il dubbio è il peggior nemico quando ci si racconta. C’è sempre la paura di aver saltato qualcosa o di non aver fatto le scelte giuste, spero sia pronto per Natale, sarebbe un bel regalo.

Lo scatto di Vittorio Gassman è pazzesco…

Avrei sempre voluto fotografare Vittorio, ma Alessandro, che conosco e seguo da quando aveva 17 anni, mi disse che non poteva intercedere per me col grande padre, in quanto normalmente veniva fotografato da sua moglie Diletta. L’occasione si presentò col matrimonio di Alessandro, dove fui coinvolto nel doppio ruolo di amico e fotografo. Quel giorno ero davanti a Vittorio, lui era seduto al tavolo del ristorante, in quel momento passò dietro le mie spalle lo sposo, giovane, bello, pieno di vita, Vittorio lo guardò con gli occhi pieni di gioia, ma anche pieni di malinconia, fu come se passasse il testimone a quel figlio meraviglioso. Io ero lì e scattai. Riuscii a fare una delle foto più significative della mia vita.

Se non ricordo male ti sei trovato più volte nel doppio ruolo di amico-fotografo, lo sei stato al matrimonio di Simona Ventura, di Luca Zingaretti, di Stefano D’Orazio…

Mi piace questo ruolo, anche se debbo lavorare mentre gli altri si divertono. Ho sempre pensato che il matrimonio sia una tappa speciale nella vita di due persone che decidono di compiere questo passo e l’idea che le mie foto facciano parte di quello che è, o quanto meno dovrebbe essere il giorno più importante della loro vita, mi da un gusto special. È come se diventassi un tassello importante della loro storia. Sicuramente è un concetto esagerato, ma le foto del matrimonio si rivedono spesso nel corso del tempo ed ogni volta che lo faranno una parte di me sarà lì con loro. Comunque anche quando debbo fare soltanto l’invitato gira che ti rigira gli sposi timidamente mi chiedono: “te la porti la macchinetta?”, “ce le fai due foto?”

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Nel tempo libero fotografo! Scherzo: viaggio molto fra Roma e Milano ed ho sempre qualche cosa da fare in queste due case che non vivo più di una settimana per volta. Poi mi godo gli amici.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi