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Giorgio De Chirico

De Chirico

a Palazzo Reale

di Gaia Serena Simionati

 

 

“De Chirico, pittore accurato,

prende in prestito dal sogno l’esattezza dell’inesattezza,

l’uso del vero per promuovere il falso”

Jean Cocteau, Il mistero laico, 1928

 

muse-inquietanti-redcarpetLa descrizione di Cocteau è illuminante e aveva ragione nel cristallizzare l’irrequietezza mentale della pittura di De Chirico, i suoi grandi controversi versi e i controsensi visivi della apparente e fasulla  interpretazione della realtà.

Greco di origine, (nato nel 1888 a Volos), intriso dello scarto mitologico dell’antichità, del suo classicismo e di quel raziocinio architettonico che ritroveremo spesso nei suoi dipinti, vissuto oltre che ad Atene, nella Parigi delle avanguardie col fratello Savinio, egli fu iniziatore della metafisica. Fu altresì ispirato da un barocco che trasuda ironia e rivisitazione, veicolo del surrealismo. Egli rappresenta il “cittadino del mondo”, il cosmopolitismo e quell’universalità dell’arte che è propria solo dei grandi, tanto da ispirare anche oltreoceano la pop art e Warhol.

De Chirico parlava 4 lingue, visse a Ferrara, Milano, Firenze, Monaco, New York, Roma, fu amico di Gauguin, a Ferrara di de Pisis e Carrà dove passò un periodo di disorientamento, trovò nuove ispirazioni e non dipinse più grandi piazze assolate, ma iniziò le nature morte con simboli geometrici, biscotti e pani.

Con un centinaio circa di capolavori, fino al 19 gennaio 2020 è visibile a Palazzo Reale la retrospettiva che ricostruisce l’irripetibile carriera del pictor optimus, dopo quasi cinquant’anni dalla personale del 1970 che mostrò 180 opere quando il maestro aveva 82 anni. La mostra curata da Luca Massimo Barbero, promossa e da Marsilio e da Electa, in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e Barcor17 è un percorso espositivo fatto di confronti inediti e accostamenti che svelano il fantasmico mondo di una delle più particolari figure artistiche del XX secolo.

Le sue opere enigmatiche, filosofiche e psicologiche note per le Muse inquietanti o le Piazze d’Italia intese come spazi della psicologia, hanno un fascino che alternando la luce del giorno delle città mediterranee a oggetti decontestualizzati come una barca in un salotto, sembrano atemporali, immutabili eterne e offrono la chiave d’accesso a una pittura ermetica, spesso irriverente e controversa.

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D’altro canto nel suscitare una catena di reazioni visive basate su incoscio, novità e contemporaneità de Chirico nel 1918 scriveva: le mie pitture rincorrono “il demone in ogni cosa […] l’occhio in ogni cosa [perché] siamo esploratori pronti per altre partenze”.

Buon viaggio, dunque!

 

 

Foto

2 Ariadne

3 Incertezza del poeta

4 Saluto dell’amico lontano

18 Muse inquietanti

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