Top
giorgio-lupano-perredcarpet-magazine

Giorgio Lupano «La conquista vera è fare questo lavoro ancora oggi»

Sorriso ed eleganza lo contraddistinguono. È entrato nelle nostre case grazie all’ingegner Cattaneo e già aveva conquistato il pubblico con precedenti ruoli. Il tutto senza mai lasciare le tavole del palcoscenico. Con lui abbiamo ripercorso i 26 anni di carriera.

 

di Maria Lucia Tangorra

 

Giorgio-lupano-redcarpet«La conquista per me vera, e senza retorica, è essere qui, continuando a fare questo lavoro dopo 26 anni, vista la precarietà insita nella professione. Ho spaziato molto, sono riuscito anche ad alternare, senza restare fermo su un unico ruolo, dalla commedia al film d’autore o a progetti all’estero». Giorgio Lupano ha una grande gratitudine nei confronti delle occasioni date dalla vita, conscio anche di ciò che è riuscito a conquistarsi, impegnandosi nel non farsi ingabbiare in un preciso personaggio. Si è diplomato alla Scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi e a proposito dell’idea che per camminare con le proprie gambe bisogna uccidere i maestri ci dice «il primo spettacolo che ho fatto è stato con Branciaroli e mi disse: ‘tutto quello che hai fatto fino ad ora non ti serve più’ e così mi son sentito dire dal successivo. Ogni maestro che incontri fornisce una visione differente. Abbiamo tanti padri, qualcuno muore per età anagrafica». Tra loro figura Ugo Gregoretti (scomparso il 5 luglio scorso), da cui è stato diretto in uno spettacolo da García Lorca durante la tournée estiva e con cui ha battuto il primo ciak in tv.

C’è un punto rispetto alle giovani generazioni su cui è molto fermo: «non credo che noi (riferendosi ai suoi coetanei, nda) siamo un modello. Gli attori di trent’anni fa erano davvero delle istituzioni, quando ero allievo guardavo alla loro gavetta. Oggi basta un reality per accedere alle porte di una fiction. Certo ci sono delle eccezioni. Mi hanno chiesto più volte di insegnare, ma ci sono persone adatte a farlo. Accolgo l’invito a parlare della mia esperienza e di come si affrontano i provini, raccontando ai ragazzi cosa li aspetta post scuola, il vero mondo del lavoro». Traspare da queste parole un desiderio di rispettare i ruoli e al contempo un forte senso della realtà. Nel 2009 avviene «un’eccezione che conferma la regola», “Maratona di New York” (una vera chicca che ha riscosso meritatamente successo), in cui co-dirigeva e andava in scena con l’amico di una vita, Cristian Giammarini – l’alchimia si avvertiva tutta.

giorgio-lupano-redcarpet-magazineNel 2015 il debutto di uno spettacolo che, ci confessa, «mi ha cambiato e ha mutato l’approccio al lavoro». Si riferisce a “Figli di un Dio minore”, diretto da Marco Mattolini, concepito per un pubblico integrato di spettatori sordi e udenti, in cui ricopriva i panni di un insegnante di logopedia. Accanto a lui c’era Rita Mazza (un’attrice sorda italiana che per lavorare è dovuta andare all’estero) nel ruolo di un’allieva non udente. «È stata una delle esperienze più importanti fino ad ora, sia a livello teatrale che soprattutto umano», racconta con emozione. «La preparazione mi ha portato a conoscere un mondo, una cultura e una lingua che non avrei mai incontrato. Il loro modo di affrontare la vita completamente differente dal nostro mi ha fatto capire che possiamo rapportarci con la realtà da un altro punto di vista». Quello considerato “normale” è quello «che noi, maggioranza, abbiamo disegnato su misura nostra. Scoprire e prendere consapevolezza di questo mi ha fatto mettere in discussione tante piccole certezze che avevo. Ho dovuto rivedere dei parametri (che magari si danno per assodati, nda) e ho compreso che la comunicazione di quel testo doveva passare attraverso altri canali». Quella pièce così toccante – era un viaggio anche per lo spettatore – aveva debuttato al Festival di Borgio Verezzi. Nel 2019 l’attore piemontese ha portato un altro progetto in prima nazionale alla kermesse ligure: “Sherlock Holmes e i delitti di Jack lo Squartatore” (regia di Ricard Reguant, traduzione e progetto artistico di Gianluca Ramazzotti). «Una storia immaginaria» – ci spiega – «che vede Holmes indagare sui crimini di Jack lo Squartatore ovvero un personaggio di fantasia che investiga su un caso – tra l’altro insoluto – avvenuto nella Londra del 1888. Un incontro-scontro tra mentalità interessanti e perverse: uno è un criminale assassino, l’altro è un uomo con una capacità di intuizione fuori dal normale, oltre che con ossessioni. Holmes vede una persona per dieci secondi e sa raccontare tutta la sua vita. Oggi non si fa la fatica di osservare veramente, quando abbiamo bisogno di un’informazione andiamo sul telefonino, invece è importante ricordarci come anche solo tramite i nostri occhi potremmo scoprire tanto» e la pièce in questione potrebbe farci rivalutare questo approccio. Lo spettacolo sarà in scena a Roma e a Carpi nel 2020 per poi riprendere la tournée nella stagione successiva. Giorgio Lupano ad agosto ha ricominciato le riprese de “Il paradiso delle signore” di cui vedremo presto le nuove puntate su RaiUno.

 

Credits Ufficio Stampa Giorgio Lupano: Valentina Palumbo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi