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GIORGIO MARCHESI – «Ogni mio sogno»

Quando ho conosciuto Giorgio Marchesi, un paio di anni fa, mi confidò che si immaginava di portare sempre con sé un cartello con su scritto: ‘Lavori in corso’. Quel cartello se lo porta addosso continuamente, senza mai riporlo in un cassetto. Ruolo dopo ruolo, progetto dopo progetto, sogno dopo sogno. Giorgio Marchesi costruisce con dedizione, discrezione e umiltà la sua carriera. Scelta dopo scelta, pensiero dopo pensiero. Giorgio si ferma un attimo a pensare se ogni scelta che fa è quella giusta, poi riparte ancora una volta. L’amore del pubblico gli conferma che sì, ha fatto bene ad accettare ogni ruolo arrivato fino ad ora. Questo attore semplice e dallo sguardo con mille mondi da scoprire, non cerca la fama, ma l’amore di ogni sogno che farà.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuto, Giorgio. Sei a teatro con lo spettacolo ‘Le notti bianche’ di Dostoevskij. Come descriveresti Il Sognatore?

Questo è un personaggio che mi fa molta tenerezza perché ha una grande incapacità di affrontare la realtà. A volte, le persone hanno il bisogno di rifugiarsi nella fantasia perché la realtà diventa troppo difficile da vivere. Il Sognatore non è abituato a dialogare con le persone anche se nella sua fantasia è pieno di amici e donne. Quando camminiamo per strada, tutti noi iniziamo ad immaginare situazioni, incontriamo determinate persone che ci danno delle impressioni e dei pensieri, oppure ascoltiamo una determinata musica e immaginiamo una serie di cose che sembrano piccoli film. Tutti noi i siamo un po’ sognatori. Il sogno è una bellissima dimensione. Il sognare ad occhi aperti e per sé stessi è sempre una parte creativa dell’essere umano. Riuscire ad andare da un’altra parte rispetto alla realtà è qualcosa di bello. Per il Sognatore questa immaginazione è proprio una malattia che crea un problema di socializzazione, che sostituisce le amicizie vere e l’amore vero. Il Sognatore conosce una donna con una solitudine diversa dalla sua, con una grande voglia di mangiarsi la vita e di conoscere il mondo. Questi due opposti si incontrano e il Sognatore proverà una sensazione vera: l’amore. Riesce così a provare, per la prima volta, un sentimento reale per una persona reale.

Pensi che nella nostra realtà molto più frenetica ognuno di noi ha perso un po’ la capacità di sognare?

La nostra società è sicuramente più meccanica e virtuale. Molte persone e molti ragazzi vivono amicizie surrogate che in realtà non esistono. C’è chi sogna, poi, di essere qualcosa di diverso aprendosi profili e postando foto che non sono reali. Mi rendo conto che le persone continuamente presentano qualcosa di sé stessi che non esiste. Le relazioni sono virtuali e le persone vogliono stare continuamente in un mondo fittizio. I ragazzi adesso giocano per ore davanti ad uno schermo, io ricordo che, invece, giocavo per ore in cortile. Questa cosa va affrontata. Ormai i ragazzi non si sbucciano più le ginocchia per terra ma giocano con i videogames. Comunque sia, credo che nessuno può vivere senza sogni. I sogni sono un elemento fondamentale anche quando non vogliamo, sogniamo. I sognatori sono quelli che ogni tanto sognano anche ad occhi aperti. Il sogno fa parte di noi ed è importante che ogni sogno abbia un buon rapporto con la realtà. Non bisogna vivere lontani dalla realtà. I sogni devono ispirare, devono essere realizzati. Non possiamo fuggire dalla realtà, diventa pericoloso.

Cosa significa per te tornare a recitare in teatro, ogni volta?

L’emozione che provo è difficilmente spiegabile. Sono uno di quelli che si emoziona sempre tanto quando torna in scena. L’emozione prima di ogni spettacolo la provo sempre e c’è un brivido meraviglioso che provo costantemente. Recitando in teatro ho un rapporto diretto con le persone che mi seguono e che vengono a vedermi. Credo sia bello vedere la reazione del pubblico quando reciti, è una sensazione impagabile. Quando entro in scena, mi butto in una cascata e una volta che mi sono buttato, sono in un mondo parallelo che diventa meraviglioso. Ogni sera mi sento vivo.

Il 25 Febbraio tornerai in tv con il film ‘La stagione della caccia’, tratto da un romanzo di Andrea Camilleri.

Sai, sono estremamente felice di essere in questo progetto. Ho detto di sì a questo film per la tv, prima ancora di leggere le sceneggiature. Incontrare Andrea Camilleri è stata una grande soddisfazione per me. Camilleri parla in un modo che non siamo più abituati ad ascoltare e vorrei che ogni studente ascoltasse le sue interviste. ‘La stagione della ciaccia’ è un film molto bello con un cast di grandi professionisti. Su questo set ho vissuto una grande serenità. Mi è sembrato un bel sogno…

Sarai nel cast della serie ‘L’Aquila – grandi speranze’ per la regia di Marco Risi. Il tema fondamentale di questa opera è il terremoto dell’Aquila.

‘L’Aquila – grandi speranze’ è un progetto molto delicato. Abbiamo tutti il terrore che il terremoto possa avvenire da un momento all’altro. Ho vissuto l’Aquila avendo di lei l’idea di un luogo con il cuore strappato via. Una tragedia del genere provoca delle mancanze e delle assenze.

Hai affermato che abbiamo perso il senso dell’accettazione del dolore. Come pensi che si viva, oggi, il dolore?

Ognuno di noi deve trovare dentro di sé un’accettazione del dolore. Non dobbiamo proteggerci dal dolore. Esistono le cose brutte, esiste il dolore. La morte fa parte della vita ed è qualcosa che non riusciremo mai ad affrontare. Quando ti manca una persona è umano soffrire. Purtroppo, però, capita a tutti noi di perdere chi amiamo. Spesso tendiamo a proteggere le nuove generazioni dal dolore. I giovani vivono in un mondo di cristallo che prima o poi dobbiamo rompere. Bisogna essere consapevoli che esistono dei periodi bui. L’obiettivo di tutti noi è avere luce e gioia. Ma, ogni tanto, abbiamo dolori e problemi. Parlare di ciò che ci fa male e riconoscere ciò che ci fa soffrire è importante.

Nella seconda stagione de ‘L’allieva’ hai interpretato Sergio Einardi. Non era facile entrare in una storia già collaudata. Ma ci sei riuscito…

Sono molto contento di come sia andata questa esperienza. Avevo un po’ di dubbi se fare o meno questo personaggio, è sempre difficile arrivare in una serie di grande successo. L’affetto del pubblico passa sempre dai personaggi che ti vedono interpretare. Ho parlato a lungo con gli sceneggiatori e con il regista Costa per poter affrontare al meglio il ruolo di Sergio Einardi. Sul set, ho cercato di dare al mio personaggio una sfaccettatura che fosse completa e interessante. Lino Guanciale mi ha molto aiutato con il suo personaggio.

Il finale della seconda stagione de ‘L’allieva 2’ ha lasciato un po’ in sospeso il tuo personaggio. Faresti una terza stagione?

Ne stiamo parlando. Bisogna capire all’interno di una terza stagione cosa potrebbe accadere. Dobbiamo capire se tutto ciò si concretizza e quando. Se dovesse concretizzarsi una terza stagione, io spererei di girarla abbastanza presto per non allontanarci troppo dalla seconda stagione. Sarei curioso di sapere cosa gli sceneggiatori potrebbero scrivere per il personaggio di Sergio Einardi.

Adesso c’è un ruolo che vorresti ottenere?

Mi piacciono i personaggi positivi. Vorrei interpretare un personaggio che sta dalla parte della ragione.

Hai sempre affermato di essere un uomo che porta con sé un cartello con su scritto ‘Lavori in corso’. Come vivi i cambiamenti?

Amo questa costante ricerca. Ho poche certezze, cerco di trovarle, ma mi diverto a stare in una continua evoluzione e ricerca. Diffido da quelli che pensano di aver raggiunto chissà che cosa. Non amo quelli troppo perfetti, troppo belli o troppo simpatici. Dopo un po’ mi annoiano. Mi piacciono le persone con dei difetti, me ne rendo conto sempre di più. Mi piacciono le persone con un po’ di crepe come alcune opere d’arte. Le crepe sono forse strane ma ti colpiscono. Ho anche io dentro di me queste imperfezioni. Sono poco certo dalle cose, preferisco lasciarmi sorprendere. Cerco il mutamento. Poi, magari faccio delle scelte sbagliate e con il tempo le rivedo…

La tua carriera, credo, abbia avuto molte scelte giuste. Non trovi?

Mi fa piacere che le persone vedano e riconoscano una certa onestà in me. Dal punto di vista lavorativo, potevo fare delle scelte di altro tipo ed essere più noto scegliendo determinati lavori. Preferisco perdere qualcosa dal punto di vista della fama e dei soldi, piuttosto che spingere o forzare la mia carriera. Voglio che la vita mi sorprenda e mi aiuti lei a scegliere. L’affetto delle persone che mi seguono mi riempie di più del conto in banca o della fama. Sono contento e fortunato perché faccio il lavoro che amo.

Quale augurio vuoi fare all’attore che sarai e all’uomo che diventerai?

Mi auguro di trovare progetti che mi rendano felice come è già successo. Voglio trovare personaggi che mi diano gioia. Il personaggio che affronti è determinante. Come uomo sono contento. Spero che la mia famiglia continui ad essere felice, ma soprattutto incostantemente positiva. La mia famiglia è unita, sincera, anche incasinata, ma viva e positiva.

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