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Giovanni Cultrera | Red Carpet Magazine

GIOVANNI CULTRERA DI MONTESANO

L’arte della musica

Intervista col maestro Giovanni Cultrera di Montesano

di Umberto Garibaldi

Pianista di fama internazionale ma anche direttore artistico, docente universitario, imprenditore, Giovanni Cultrera di nobili origini ragusane, proviene dalla scuola catanese del maestro Giuseppe Cultrera e dalla tradizione musicale sovietica di Boris Petrushansky (Master Triennale Alto perfezionamento pianistico). Laureato in pianoforte e in giurisprudenza con lode, il maestro Cultrera ha già tenuto 2000 concerti nei più famosi palcoscenici e teatri nazionali, europei ed internazionali in oltre 40 Nazioni. Hanno assaporato la musica prodotta dal tocco gentile delle sue mani il pubblico delle città europee più famose (Parigi, Berlino, Londra, Bruxelles, Praga, Atene, Bucarest, Vienna, Varsavia, Reykjavik, Kiev, ecc.) arrivando fino in America, Canada, Argentina, Brasile, Giappone, Corea, Singapore, Australia, Nord Africa.

La sua carriera é stata costellata da importanti riconoscimenti tra i quali, da ultimo, il prestigioso Premio Internazionale “Le Muse”, come una laurea ‘honoris causa’, lo scorso giugno 2017 nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio di Firenze.

Il maestro Giovanni Cultrera attualmente é titolare della cattedra di ‘Prassi esecutiva e repertorio Pianoforte’ e docente di ‘Diritto e legislazione dello spettacolo’ presso l’AFAM universitaria ISSM “Vincenzo Bellini” di Catania. In provincia di Ragusa ricopre l’incarico di Direttore artistico della stagione concertistica internazionale inTEATRO “Fondazione Teatro Garibaldi” di Modica, Direttore artistico delle stagioni concertistiche “Ibla classica international” e “Ibla sacra international”, Direttore artistico Agimus Ragusa- Nonsoloclassica. Nella sua attività sono frequenti anche master classes, conferenze, convegni, e presiede giurie di concorsi in Italia ed all’estero.

Maestro, iniziamo a conoscerla meglio con la domanda più difficile che possa farsi a qualcuno: chi é Giovanni Cultrera e come nasce la sua passione per la musica.

Giovanni è un viaggiatore fortunato che all’inizio del suo cammino ha subito incontrato la musica, e da questo incontro ne è seguito nel tempo un lungo amore. Di questo ne sono profondamente grato alla mia famiglia, ai miei genitori, i quali, ereditandone a loro volta la dedizione ed il valore dalle generazioni ascendenti, hanno voluto fortemente trasmettere quel semplice senso di amore per le tutte le arti, nello specifico per la musica, ancor più in dettaglio per il repertorio classico pianistico e lirico. Ho vissuto da subito la musica come una naturale educazione che completava i dettami offerti a un bambino dal ‘buon padre di famiglia’, con la merenda insaporita dall’ascolto del pianoforte di papà e mamma. Insomma una educazione che auguro a tutti i piccoli, come un privilegiato percorso che conduce verso l’eccellenza della educazione, cioè l’amore per le cose belle e semplici.

La musica viene considerata come l’arte del suono capace di suscitare sensazioni ed emozioni straordinarie. La musica di Giovanni Cultrera cosa vuole trasmettere al suo pubblico?

Sì è l’arte del suono, ma si rivela anche come arte del ‘Silenzio’, arte della ‘Sensibilità’, arte che risuona nei nostri silenzi di sensibilità, arte che vuole e deve dare voce ai silenzi con energia di vita; i nostri silenzi liberano così sensazioni, ascoltano l’incanto degli armonici del suono liberi di vibrare nell’universo e si emozionano all’alchimia del passaggio dal ‘non suono’ al ‘suono’, allo stesso modo di come ci si emoziona nel preciso istante in cui dal buio sorge la prima luce del sole… ed in questo raccolto confine credo risieda la sensazione diretta della emozione
musicale.

Il mio Maestro Petrushansky mi ha insegnato che essere un artista, cercare di essere un artista, equivale ad essere un bambino che ha appena ricevuto in dono un oggetto e con infiniti sorrisi lo mostra a tutti; ebbene anche nella musica si sente subito il bisogno di condividere sensazioni e intuizioni per contemplare tutti insieme la sua bellezza. Vorrei così trasmettere la linearità del discorso musicale naturale dei compositori, così come è stata concepita dal genio assoluto con assoluta filologia del testo e rigore stilistico del tempo.

In definitiva l’obiettivo sarebbe entrare in sintonia con l’ascoltatore, animando l’apparente arida partitura, da frazione algebrica codificata con numeratore melodico e denominatore armonico in impalpabile stargate emozionale.

Il pianista è un interprete,un mezzo, e come mezzo portatore anche di limiti, ma la musica classica è riuscita a vivere per secoli e secoli ed è destinata a perdurare nei tempi per il suo inconfutabile sapore catartico.

Ci sono dei compositori dai quali si sente maggiormente influenzato e qualche brano a cui è particolarmente legato?

Ho frequentato diversi maestri della grande Russia e sono rimasto affascinato dalla loro cultura poliedrica, dal loro modo di impregnare la musica di letteratura e di arti figurative; di conseguenza ho cominciato ad avvicinarmi ed amare sempre più compositori quali Cajkovskij, Musorgskij, Prokofiev, Rachmaninov, tutti autori di pagine dagli intensi cromatismi. Sono fortemente legato ai ‘Quadri di una esposizione’ di Musorgskij, brano da me interpretato centinaia di volte, una composizione che spiega chiaramente la forza, la fierezza, la grandezza, la storia e anche le difficoltà del popolo russo. Amo le liriche di Cajkovskij e le Sonate di Rachmaninov.

Ancora prediligo il romanticismo e tardo romanticismo, Chopin, Liszt, Schumann, Brahms, senza per questo dimenticare i miei natali iblei barocchi ed essere influenzato dallo stile settecentesco; e poi come non essere trasportati dalla linearità di una fonte mozartiana, o ancora dopo, dagli attualissimi contrasti che affiorano in
Beethoven.

La classica non può lasciare insensibili a mio avviso perché rispecchia esattamente il nostro essere senza problemi di tempo, ecco la vera attualità della musica classica.

Un doveroso accenno al mio amore per la lirica ed ai suoi eccelsi italiani Bellini, Rossini, Donizetti, Puccini, Verdi. Qui il sublime melodramma svela la sua importanza anche sociale rivelando una attualità sempiterna, coniugando la intramontabile bellezza lirica anche con alcuni temi difficili dei nostri giorni, quali ad esempio la violenza sulle donne; un’opera lirica per godere della timbrica strumentale e delle agilità vocali, ma anche per riflettere sui valori etici e sociali come messaggi.

Il successo di un musicista cela anni di duro lavoro che spesso comporta sacrifici o rinunce, per raggiungere i suoi traguardi ha dovuto sacrificare o rinunciare a qualcosa?

La musica come ogni disciplina artistica chiede, richiede; domanda e comanda!

Il sacrificio è insito in ogni forma d’arte, ne è parte integrante; sacrificio come ‘sacer facere’ cioè rendere sacro, e di conseguenza impegnarsi nei confronti della musica con accostamento quasi ad impegno religioso, sincera dedizione come quando ci si impegna a tirar fuori tutto il meglio delle nostre verità per presentarle ad un credo.

Anche il concerto ritengo sia di per sè un rito, un credo o un rito laico-mistico che comincia già dalla vestizione dell’artista e dall’accesso del pubblico in teatro. In prima battuta penso oggi che ho fatto bene in passato a poter rinunciare a cose effimere e oggi le percepisco ancora più effimere, e ovviamente questa esperienza cerco di condividerla con i miei allievi e con i miei piccoli figli; ma poi, riflettendo a voce alta, il segreto è che si rinuncia a qualcosa solo se questa rinuncia dovrebbe piacere di più, e cosa c’è di più bello se non interagire con un’arte?

Ho imparato, grazie all’educazione di cui sopra, che vi può essere un tempo per tutto e per tutti, e per fortuna ogni tanto è anche il Tempo che sa scegliere per noi. Per carità, l’adolescenza e le sue mode sono sempre giustamente in agguato, ma è anche possibile per un giovane scientemente smascherare i falsi miti, inciampare o saltare.

Per questo ritengo socialmente e umanamente fondamentale far studiare uno strumento musicale già nelle scuola primaria, affinchè il bambino scopra la magia del suonare insieme in orchestra, responsabilizzi sempre più il proprio contributo, si confronti e si riscopra parte essenziale di un tutto.

Una piccolo rimpianto però lo porto sempre con me, trattasi di rimpianto giuridico; nonostante abbia messo a frutto con passione la laurea in Giurisprudenza (tesi in amministrativo sulla trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato) con l’insegnamento accademico di II livello Specialistica in ‘Discipline musicali’ di ‘Diritto e legislazione dello spettacolo’, tuttavia mi chiedo come sarebbe stato esercitare la professione forense, visto che musica e giurisprudenza hanno molte similitudini come ad esempio interpretare una scrittura ben codificata.

Quali sono, se ci sono state, le principali difficoltà che ha incontrato?

Le principali difficoltà sono da ritrovare in primis in noi stessi, che giornalmente lottiamo con il rapporto simbiotico con lo strumento, e come tutti i rapporti ci sono momenti di grandi ‘accordi’ e momenti di grandi ‘dissonanze’. Noi chiediamo allo strumento con le mani il cuore e la mente, lui risponde con il suono e spesso non siamo in grado di fare domande giuste e neanche di capire le sue risposte o le sue non risposte. Essendo anche una attività fisica non bisognerebbe allontanarsi mai dalle sedute di studio, ecco la seconda difficoltà intesa come reperimento del tempo e della voglia.

Il concertista oggi vive secondo i ritmi imposti dalla società e non più come nei tempi passati quando si poteva permettere una doverosa estraneazione da tutto e aveva modo di ritirarsi senza interferenze esterne; la società, la famiglia, gli incarichi accademici ed istituzionali e altre appartenenze impongono di ridisegnare il concetto di tempo da dedicare all’arte.

Lo studio della musica richiede il doppio degli anni che si impiegano nello studio di discipline universitarie anche complesse, se dovesse dare un consiglio ad un giovane aspirante cosa gli suggerirebbe?

Un percorso musicale può iniziare fin da bambino, continuare nell’adolescenza e proseguire fino a livelli universitari, e di fatto è un lunghissimo ma insostituibile periodo.

Da quando è entrata a pieno regime la legge 508 del ’99, la trasformazione degli studi musicali in corso universitario ha di fatto sanato una sperequazione fra le tradizionali Università e lo studio musicale. Oggi la dignità del conseguimento di un corso di laurea indirizza molti giovani verso le discipline musicali, e sono in molti, come ad esempio all’AFAM universitaria di Catania, che vogliono formarsi come concertisti, docenti, giornalisti, critici, operatori del settore, organizzatori e managers. Il mio consiglio è ovviamente di studiare con passione ma soprattutto di seguire con fiducia il patrimonio genetico siciliano che tutto il mondo ci invidia e che già ha dato tanti risvolti positivi in competizioni nazionali ed internazionali, in carriere di interpreti solisti ed in termini di risultati di eccellenze.

In ambito pianistico mi è gradito citare il XXXVI Premio Venezia presso ‘La Fenice’ che vede concorrere tutti i migliori laureati delle università italiane; ebbene non era mai successo che il podio di un premio così importante vedesse due studenti della stessa provenienza, in questo caso l’Università musicale catanese ‘V. Bellini’: Ferro, originario di Gela ed il mio allievo ragusano Micieli (affermatisi in campo internazionale) hanno confermato il forte gene dell’ultimo lembo di terra italiana e la tenacia nel non arrendersi mai e ancora mai.

Allora il mio consiglio è quello di guardare nel lungo orizzonte temporale innamorandosi del proprio talento, affrontare le particolari ansie del momento con fiducia prima ancora che con studio, con ottimismo prima ancora che con tenacia; d’altronde il grande talento, se c’è, è come l’amore, omnia vincit!

In Italia stiamo assistendo ad un processo di “eutanasia della musica” per colpa della crisi che colpisce, per vari motivi, anche i nostri teatri, secondo lei possiamo parlare di “cervelli in fuga”?

La carriera di un concertista, a differenza di altre professioni, consente rapidamente di spostarsi in terre lontane e di fare ritorno al proprio domicilio, per cui teoricamente potrebbe essere evitata in questo settore una forzata ‘fuga di cervelli’. Altro problema reale semmai è quello di lasciare l’Italia per approdare stabilmente in altri Paesi nei quali la cultura musicale viene attenzionata in maniera più esaustiva dalle Istituzioni e purtroppo si deve constatare che sono numerosi i paesi stranieri in cui ciò avviene, sopratutto oltre oceano e nell’est asiatico.

Le Istituzioni italiane offrono su un piatto d’argento pesanti difficoltà ed incertezze nel settore musicale, soprattutto oggi che, con la scusa della crisi, tolgono l’aria agli enti lirici, alle istituzioni concertistiche assimilate, alle associazioni e organismi di produzione musicale, soffocando di fatto il più spontaneo anelito organizzativo o lasciando arenare in pastoie burocratiche le velleità di sovvenzioni economiche. La storica trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato del 1996, cercando di coinvolgere i privati a sostenere sempre più le spese delle fondazioni lirico-sinfoniche, non ha tenuto conto delle diverse tipologie industriali del paese e delle differente marce con le quali camminano alcune regioni soprattutto del Meridione. Ben vengano gli sponsor privati, ma auspico la centralità dello Stato nel prendere in considerazione il fatto che la cultura è la migliore opportunità in grado di far crescere il Pil di una intera Nazione.

Invero il D.L. del 1996 ha riconosciuto agli enti la personalità giuridica di diritto privato ma non ha favorito l’apporto dei privati con una reale agevolazione fiscale; difatti appare penalizzante l’aver riconosciuto in principio soltanto il 27% di detrazione dall’imposta lorda sui conferimenti dei privati che, invece, con una maggiore tranquillità tributaria (così come avviene all’estero) si sarebbero spinti a più sostanziose elargizioni ed a veri e propri esempi di mecenatismo all’americana.

Tali elargizioni avrebbero garantito per un lungo periodo una più alta autonomia finanziaria all’ente-fondazione, ormai a tutti gli effetti una moderna holding imprenditoriale, e quindi la possibilità di operare senza l’incubo della ricerca costante di risorse economiche o dell’atteso e sempre ritardatario contributo statale o locale, favorendo così la riuscita ed una più serena applicazione del D. L. 367.

Auspico un riassetto delle fondazioni lirico-sinfoniche e una logica imprenditoriale della dirigenza dei teatri con vere e proprie intelligenti strategie industriali e di marketing capaci di attirare il turismo culturale mondiale, ben attivo all’estero.

Auguro alle dirigenze coraggio nella attività di ricerca scientifica di produrre nuove opere e composizioni, la quale ricerca creando conoscenza diventa patrimonio cuturale al servizio di tutta l’umanità. Auspico infine sinergia e collaborazioni fra tutti gli enti lirici senza eccessive ambizioni di esclusività, così come giustamente prescritto dal D.L. 64/2010.

Mi dica una sua massima con la quale si confronta spesso per i suo progetti?

‘Una persona vale quanto le cose che ricerca’.

Quali sono le sue aspettative future per gli eventi musicali e quali novità pensa di offrire al territorio?

Come si suol dire il futuro è sempre in agguato! Penso di conseguenza che si deve essere pronti anche al futuro prossimo, aggiornandoci costantemente ai progressi che esso impone e tutti dobbiamo fare ricorso alle inventive più innovative per non escludere la musica dalle nuove tendenze; ad esempio mi aspetto sforzi creativi nel coinvolgere i Beni Culturali ad ospitare concerti ed eventi, integrando e ampliando l’offerta culturale con la bellezza dei siti. Un teatro fuori dal teatro in cui l’elemento arricchente investe l’architettura del sito; pensiamo al nostro amato ‘Val di Noto’, sito Unesco fra i più grandi al mondo e a quanto valore i suoi monumenti possano dare alla vita culturale internazionale. Da pianista e da direttore artistico rifletto anche sulla bellezza paesaggistica del ‘Val di Noto’. Da imprenditore agricolo seguo l’evolversi della natura, e ho curato eventi in bellissime aziende di campagna, tenute vinicole e siti paesaggistici protetti, niente di meglio per godere della musica insieme alla natura e alle realtà enogastronomiche del luogo. Ancora mi sto impegnando in prima persona nella realizzazione di innovative strutture ricettive con percorsi culturali a 360gradi e di un museo che accomuna barocco architettonico, storia del territorio e tematiche musicali coordinate.

Le è stato assegnato il 52° Premio Internazionale ‘Le Muse’ nel segno della musa Polimnia, prima musa del Peccettum, presso il Salone dei cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Uno dei più antichi riconoscimenti italiani assegnato in passato a Abbado, Muti, Gazzelloni, Oren, Metha, Rota… ‘Academicum’, vale una laurea honoris causa, quale valore rivela?

Alla notizia il primo sentimento affiorato è stato di grande orgoglio. Questo storico riconoscimento ha voluto premiare non la mia persona, bensì la mia persona saldamente radicata in un territorio splendido e troppo spesso dimenticato e mortificato. Una terra che mi ha accompagnato in tutti i miei viaggi musicali all’estero dalle Americhe all’Oceania e che sempre ho menzionato, e una terra sempre presente in tutto lo svolgimento dei miei progetti. E se è vero che lo stile si palesa come ciò che si è in ciò che si fa, mi rendo conto che non sarei mai potuto crescere senza la fierezza di una terra che chiama con orgoglio i suoi figli; ecco perchè questo Premio è della forza, della identità, della tradizione e della storia di un territorio che reclama a gran voce di arte la dignità del Parnaso. Ascoltiamo tutti questa voce.

Come vive la magia della musica Giovanni Cultrera?

La vivo con lo stupore di un bambino felice che vuole conoscere il trucco! Eppure non cè trucco e nè tanto meno inganno, soltanto verità di ritrovarsi; la magia risiede nel nostro stare bene con la musica e farsi sedurre, non secondo arcani misteri, ma semplicemente perchè noi siamo musica ed il nostro sistema nervoso lo riconosce.

Concordo difatti con Einstein: ‘La Musica è più fluida e positiva di qualsiasi tentativo di spiegarla’. La sua domanda mi rimanda anche ad una conversazione dopo un concerto tenuto a Seoul tempo fa, allorquando un maestro orientale mi spiegava la sua estasi nei confronti del teatro all’italiana con tutti i bellissimi ordini di palchi e la nostra fortuna nel possedere questi gioielli architettonici. Egli accostava poi la forma del teatro ad un favo, i palchi alle cellette, gli spettatori alle api, il miele alla Bellezza che si sprigionava, e per finire la musica regina all’ape regina.

Ancor oggi durante ogni concerto riemerge la magia, come edulcorante alla vita, di quella osservazione.

Ha un sogno nel cassetto?

Ho tanti sogni e per fortuna sogno anche infiniti cassetti da riempire… Il mio sogno è quello di poter offrire sempre musica in qualsiasi modo, da attore come solista, ma anche da imprenditore dello spettacolo tracciando la mia passione come una direzione, una direzione artistica, contagiando di questo entusiasmo il maggior numero possibile di operatori musicali. Ad esempio mi sono emozionato alquanto nell’essere riuscito a riportare l’opera lirica al Teatro Garibaldi di Modica dopo quasi un secolo e a ridare vita ad un teatro fino ad allora senza una organica e variegata
programmazione nel tempo. Allo stesso modo sono orgoglioso di oltre un decennio di concerti presso il Teatro Donnafugata di Ragusa con Ibla Classica International, e ancora di Nonsoloclassica International. Quindi il vero sogno è quello di poter dare sempre un piccolissimo apporto per far vivere la comunità nella musica di qualità, e far rivivere la musica eccelsa nella intera comunità, accogliendo così i visitatori nel nome dell’arte. Prediligo tutti i generi musicali e credo che un teatro debba vivere di ogni genere di musica di buon livello.

Come concludiamo questa conversazione?

La Musica è Libertà, Libertà di scegliere la Bellezza. Possiamo così rinnovare l’esperienza della musica all’infinito, restando liberi di provare sentimenti sempre nuovi e inattesi grazie ad una sempre più approfondita e riconciliativa conversazione con noi stessi.

 

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