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GIOVANNI GALESI

RACCONTA IL “NOSCO”

Come diventare uno chef di talento o semplicemente reinventarsi per sperimentare nuove figure professionali. È il professionista più ricercato negli ultimi tempi. Dai ristoranti ai locali degli hotel sino alle navi da crociera, sono numerose le realtà che ricercano cuochi o esperti di cucina da inserire nella propria brigata. Ma per diventare un abile chef occorre passione e preparazione. Un percorso affascinante verso l’acquisizione delle competenze giuste è quello che propone il Nosco di Ragusa Ibla, la Scuola Mediterranea di Enogastronomia. Ce ne parla lo chef Giovanni Galesi, direttore didattico.

di Gianna Bozzali

Da quanto tempo esiste la scuola Nosco?

La scuola Nosco apre i battenti con il primo Corso di Alta Cucina nel 2013 a seguito di un ambizioso progetto fortemente voluto dall’allora vescovo di Ragusa, Monsignor Paolo Urso. La Gruppo Gesthotel Srl insieme ad altre partnership realizzò il progetto scuola arricchito dal ristorante Cenobio e da un albergo di 16 camere utilizzando tutti gli spazi dell’Antico Convento dei frati Cappuccini risalente ai primi del 1600. Inizialmente mi occupavo del tutoraggio dei corsi e della gestione del ristorante, ma da tre anni a questa parte mi è stata affidata la Direzione didattica della Scuola.

Cosa rappresenta oggi questa realtà per il territorio siciliano?

Gli obiettivi iniziali erano legati fortemente alla creazione di figure professionali nel campo dell’enogastronomia che potessero immettersi in tempi brevi nel mondo del lavoro, ma negli ultimi anni abbiamo pensato di arricchire l’offerta formativa guardando di più al comparto agroalimentare. Credo sia stato cruciale creare una forte rete di imprese attorno alla Scuola, che servono da supporto reciproco per una possibile azione di sviluppo territoriale. I nostri allievi hanno la possibilità di vedere in prima persona le produzioni delle materie prime, da quelle di maggiore utilizzo fino ai prodotti di nicchia o provenienti da comparti altamente innovativi.

Come sono strutturati i corsi e quali competenze acquisiscono gli allievi?

Il nostro corso di testa ha una durata di 7 mesi complessivi, quattro di lezioni residenziali e tre di stage formativo, con un percorso didattico residenziale di 35 moduli inerenti il settore enogastronomico, quello agroalimentare e l’ospitalità. Gli allievi completano il percorso con un periodo di formazione in diverse strutture da noi convenzionate in tutto il territorio nazionale. Alla fine del percorso vengono sottoposti ad un esame finale che gli permetterà di acquisire un attestato di Cuoco Professionista.

Chi sono gli aspiranti noschini e da quali regioni arrivano?

I nostri iscritti hanno età e provenienze professionali molto differenti tra loro, circa un 20% di loro provengono da una formazione scolastica alberghiera professionale, la restante parte sono figure che hanno avuto una formazione empirica e vogliono specializzarsi con un percorso di studi più approfondito. Ma non solo! Ci sono anche professionisti di settori correlati o addirittura di tutt’altro settore che vogliono rimettersi in gioco seguendo una forte passione.

Quali sono gli aspetti che rendono “esclusiva” questa scuola di formazione?

Gli allievi hanno la possibilità di effettuare dei tirocini formativi all’interno del nostro Ristorante già durante le lezioni residenziali. Quest’ultimo è un aspetto importante nella formazione di un professionista perché dà la possibilità di essere sin da subito seguito oltre che nello studio anche nella pratica professionale. Si fa tanto parlare di alternanza scuola-lavoro e non c’è caso più calzante di questo in una vera e propria full immersion formativa di 7 mesi. Ciò vale anche per il nostro corso professionale di Sala-bar e caffetteria, durante il quale diamo la possibilità agli allievi di eseguire il tirocinio nelle nostre sale da ristorante. La struttura possiede anche un orto didattico in cui svolgiamo diverse attività.

Obiettivi futuri?

Negli ultimi anni stiamo cercando di avvicinare sempre più la scuola al mondo della programmazione. Una delle prossime sfide sarà quella di poter gestire un ufficio di progettazione col quale poter sviluppare azioni di supporto per le aziende e per i professionisti che si formano. Le parole chiave per la Scuola sono sempre state cooperazione, condivisione e confronto, il tutto con la massima apertura verso il comparto agroalimentare e artigianale.

 

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