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Giovanni Puiatti

Prima che una bevanda il vino è un’idea. Il bio? Una grande bufala»

Intervista al fondatore della Maison Villa Parens

di Elisabetta Bartucca

Lo definiscono il talebano del vino, per qualcuno è il più francese degli italiani. Da anni, insieme alla sorella Elisabetta, Giovanni Puiatti porta avanti una tradizione di famiglia pioniera di una filosofia della purezza, dell’essenziale e incontaminato. «Avere un’identità vuol dire scegliere. Dimmi cosa bevi e ti dirò chi sei», è il suo motto. Ed è proprio l’idea forte di identità che, dopo tre anni passati con il gruppo Angelini, lo ha convinto a ripartire dai cinque ettari della sua vecchia azienda di famiglia nella zona del Collio in Friuli, fondando nel 2014 la maison Villa Parens. Bianchista ed esperto del metodo classico ci tiene a offrire un prodotto «tecnicamente schietto, sano, genuino e credibile», in cui eleganza e pulizia la facciano da padrone. «Ci rivolgiamo a un mercato attento ed educato – mi spiega in una chiacchierata seguita al nostro incontro al Vinitaly lo scorso aprile – Ci siamo limitati a quattro varietà per essere più attenti alla cura dei dettagli: la Ribolla, che è il nostro vitigno autoctono e che come sostengo da anni darà un’identità a questa zona; il Pinot Nero, una delle sfide più importanti in cantina, che nella sua collocazione al confine fra il rosso e il bianco, ha la sua nobiltà: sa essere maschio e sa essere donna, sa essere bianco e nero; il Sauvignon che ci ha rappresentato per anni e infine lo Chardonnay».  Innovatore, studioso appassionato, esteta rigorosamente no-legno e a favore di vetro e acciaio, ma soprattutto purista fermamente convinto che il bio sia una grande bufala. Ecco perché.

 

Partiamo dalle origini, dalla sua storia di famiglia…
L’azienda nasce nel 1967 dalla volontà di mio padre, un innovatore, uno studioso, un lettore appassionato di storia, filosofia ed economia con una predisposizione al buongusto e all’eleganza. È così che prende forma il “Puiatti concept”, uno stile di vita che trasmettiamo al prodotto che ci piace bere.
Poi nel 2010 Angelini ci avvicina e acquista l’azienda, in quanto marchio di forte identità; per me rappresentava la possibilità di affrontare il mercato mondiale in maniera più sostenuta e con una forza economica notevole rimanendo legato comunque alla mia storia e continuando a fare ciò che avevo sempre fatto. Poi come a volte succede, non tutti gli innamoramenti diventano amore: il gruppo aveva iniziato a perseguire una cultura dei numeri, ma io non ero pronto a rinunciare alla mia cultura e alla mia identità, e allora ci fu quello che chiamo una “separazione consensuale”.  Il mio mestiere non era fare l’ambasciatore del vino, ma il produttore quale sono; non posso “ambasciare” ciò che non faccio. Così nel 2014 ci siamo lasciati: Angelini ha acquistato il marchio Puiatti, la cantina di Romans e i 56 ettari di vigne e io sono ripartito dalla mia identità e dai cinque ettari in collina della nostra vecchia azienda a Farra di Isonzo, che produce tra le settanta e ottantamila bottiglie all’anno.

 

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