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Giuliana Bonomo; La Barbiera di Modica

di Giuseppe Savarino

Ci sono luoghi da sempre considerati “cose di uomini” tra questi le tradizionali sale da barba dove le donne vi entrano perlopiù attraverso la carta stampata di certi calendari. E poi ci sono donne in grado di creare piccole grandi rivoluzioni dai risultati inaspettati e affascinanti. E’ la storia di Giuliana Bonomo, una giovane siciliana che con caparbietà e savoir faire è riuscita ad abbattere un tabù, diventando un’apprezzata Barbiera.

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Nelle piccole città del sud, le voci si sa, viaggiano più veloci di internet. E’così che un giorno venni a conoscenza di una certa “Barbiera modicana” che modella le barbe con l’abilità di un’artista che dipinge la sua tela. Un tam tam che ha raggiunto addirittura i vertici della Depot – The male Tools & Co, una nota azienda internazionale di prodotti per barba e capelli che ha deciso di puntare su di lei come testimonial e formatrice. Incuriosito cerco di saperne di più, e dopo una sbirciata ai suoi social, chiedo un appuntamento.

La location si trova nel cuore alto della Modica antica, in un elegante palazzo in stile Liberty degli anni trenta. Le vetrine del negozio si affacciano su di una piccola piazza prospiciente a Santa Teresa, una delle cento chiese della pittoresca città.

L’assistente mi accoglie con un sorriso e mi fa accomodare su un divano vintage in pelle color testa di moro. La sala  d’attesa è arredata con elegante gusto retrò, le vetrine in legno scuro ricordano quelle di antiche farmacie, e all’interno di queste ogni genere di prodotto per barba e capelli rigorosamente al maschile. Sui muri fotografie originali del maestro Armando Rotoletti, che ritraggono antichi saloni da barba siciliani. Attendo meno di due minuti – prego si accomodi – è la Barbiera, al secolo Giuliana Bonomo.

Giuliana indossa un camice bianco, capelli biondo grigio, un taglio grintoso e rock che mi riporta alla mente una giovane Annie Lennox. I modi gentili e la voce pacata lasciano trasparire una certa amabile timidezza.

Mi accomodo su un’originale e robusta sedia da barbiere anni cinquanta, Giuliana osserva il mio viso come a volerne capire le proporzioni e mi chiede ciò che desidererei ottenere.

Inizia a tagliarmi i capelli e chiacchieriamo, le chiedo cosa l’ha portata a intraprendere questa insolita professione. “Una pura casualità – racconta –  un sabato mattina mio marito mi telefonò chiedendomi di aiutarlo, il suo assistente stava poco bene e il salone era pieno. Mi catapultai da lui, pur non sapendo da dove iniziare. Mi armai di buona volontà e cominciai a dare una mano come potevo. Nel frattempo il fascino di quell’universo maschile cominciava a sedurre la mia fantasia. All’inizio era curioso vedere le espressioni dei clienti, straniti da quella “violazione di campo”. Quei primi giorni furono una continua scoperta. Mi ricordo di certi simpatici vecchietti che sbirciavano dalle vetrine incuriositi dalla mia figura, ai loro tempi una donna barbiere era impensabile.

Una professione nata per amore quindi; “Devo questa scoperta a mio marito Piero, che è riuscito a farmi innamorare di questo lavoro. Lui ha iniziato giovanissimo, prima come apprendista, perché è lì che ti fai davvero le ossa, e poi come titolare della sua sala da barba”.

Nel nostro lavoro non si finisce mai di imparare e sperimentare, continua Giuliana. Scienza, tecnica ed estetica si evolvono di continuo e noi con loro. Non so più quanti corsi di formazione ho frequentato, anche se il vero banco di prova rimane sempre il confronto con il cliente.

Nell’immaginario collettivo la sala da barba è sempre stata considerata come una “zona franca” al maschile, dove si parla di donne, calcio, politica e sesso, senza far troppo caso all’etichetta. “E’ vero – continua Giuliana –  prima del mio arrivo il clima in sala era diverso. Questo  lavoro mi ha portato a conoscere più da vicino la controversa sensibilità maschile. Non so quale sia la ragione, ma gli uomini sono spesso in competizione tra loro e questo li porta a nascondere il lato più fragile, lo percepiscono come una forma di debolezza, ma presi singolarmente la questione cambia. Questo  lavoro mi ha fatto apprezzare quella profondità maschile che spesso si cela dietro le apparenze. I miei clienti si raccontano e spesso mi chiedono consigli non solo sul loro aspetto, ma anche su come rapportarsi con noi donne.

Nel frattempo sistemati i miei capelli Giuliana passa alla barba. Reclina la poltrona anni cinquanta sdraiandomi quasi completamente. Il poggiapiedi si ribalta e diventa un comodo cuscino per le caviglie, il comfort è massimo. Osserva la mia barba riccia e ispida è inizia modellarla con pettine e forbice.

Prima di intraprendere questa professione Giuliana aveva studiato all’Accademia di Belle Arti di Siracusa, la vena artistica è molto presente nella sua famiglia. “I miei genitori hanno una tipografia e legatoria artigianale nel centro  storico di Modica. Da loro ho ereditato il gusto per il bello, per le proporzioni e i dettagli”.

Con un’eleganza d’altri tempi rifinisce il taglio della mia barba, segue uno shampoo specifico e per finire un massaggio con un olio prezioso dall’inebriante profumo di legno e cuoio. Una vera e propria esperienza sensoriale. Nella sala dai soffitti alti echeggia una musica rilassante, lontana da quello stridore di voci e pettegolezzi che albergano le sale da barba del nostro immaginario.

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