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Gorizia e Nova Gorica: gemelle diverse

Viaggio a Est, alla scoperta del confine che non c’è più.

di Ilaria Jovine

 

“Nova Gorica. Le ambulanze italiane sfidano le raffiche di mitra, passando a sirene spiegate attraverso la frontiera, o quel che ne resta, visto che dalla parte della Casarossa non c’ è più nessuno a controllare i documenti. Ci sono già cinque morti e venti feriti. E’ esploso un carro armato. Scene di panico, di qui e di là del confine. Sangue dappertutto. Cinquanta soldati dell’esercito federale jugoslavo si sono appena arresi. Hanno deposto le armi. Alzano le braccia, si consegnano agli uomini della milizia territoriale slovena. La bandiera jugoslava è di nuovo ammainata. Qualcuno ha riportato il drappo sloveno che i federali avevano tirato giù nemmeno quindici ore fa.  L’attacco dei miliziani serve a riprendere il controllo delle frontiere goriziane: i posti di confine sono di competenza delle milizie territoriali. Sono le venti e quindici: molti feriti sono sotto i ferri italiani, nell’ospedale civile di Gorizia, in via Vittorio Veneto. Si annuncia una notte drammatica: perché nella vicina selva di Tarnova, sopra Nova Gorica, c’è il grosso delle truppe di Belgrado. Quando contrattaccheranno? Il vento che stasera soffia forte da est porta l’eco di altre esplosioni. I cinque carri armati, due T-54 e tre T-55, che l’Esercito federale jugoslavo aveva piazzato davanti al posto di confine della Casarossa, sembrano adesso gli spettri non ancora debellati di un incubo mostruoso: quello della guerra civile. Alle porte dell’Italia. L’ Italia friulana, l’Italia di confine, con tanto sangue sloveno nelle vene.” Questa la cronaca di Leonardo Coen su La Republica.it, circa i fatti del 29 giugno 1991.

Storie di ordinaria e tragica follia in una città che all’epoca viveva e subiva già da 50 anni l’assurdità di un confine nazionale posto al suo interno che la divideva in due. Parliamo di Gorizia e della sua triste gemella siamese Nova Gorica, sorta successivamente alla separazione del 1947, allo scopo di ridare un baricentro amministrativo all’area territoriale annessa alla Jugoslavia. E come non parlare, a loro proposito, di una peculiarità forse unica in Europa? Già, perché il confine che divide la città è il più aperto d’Europa. Anche se rende Gorizia di fatto una mezza città, che solo fondendosi con Nova Gorica, in Slovenia, diventerebbe intera. Dunque né entità distinte e separate, né parti di un tutto; in compenso però sono strettamente connesse, al punto da essere un simbolo per i territori che le circondano e per l’Europa intera. Dunque gemelle, ma diverse, sin dalla nascita, ovvero da quando quel confine sorse, per contrapporre i progressi del mondo socialista a quello capitalista.

Parliamo dunque di confini, discriminazioni, minoranze e nazionalismi: ma prima di raccontarvi il presente delle nostre due protagoniste, facciamo un salto indietro nel passato, per ricostruire brevemente la storia che, dalla dissoluzione dell’Impero Austro Ungarico a quella della Ex Jugoslavia, ha generato la loro anomala condizione.

 

 

 

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