Top
I capperi di Pantelleria | Red Carpet Magazine

I CAPPERI DI PANTELLERIA

 

Un prodotto che incanta, come l’isola che lo ospita: Pantelleria, luogo già famoso per il Passito, oggi è impegnata a diventare una “smart city”, ecologica e sostenibile

L’incontro con Pantelleria e la scoperta di un’isola da anni impegnata a diventare una “smart city”, ecologica e sostenibile, è avvenuto al Taste di Firenze. Complici nel far nascere un amore sono stati i capperi, uno dei prodotti di punta di quest’isola insieme al famoso vino passito.   “10.000 alberi per Pantelleria: per non dimenticare l’incendio 2016”  Risale allo scorso anno il devastante incendio doloso – 3 giorni e 3 notti di roghi – che ha distrutto quasi il 10% della superficie totale dell’isola. A seguito di questo disastro ambientale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella istituì il 28 luglio 2016 il Parco Nazionale di Pantelleria. Pochi giorni fa è sta ufficialmente presentata la più importante raccolta fondi mai realizzata in Italia a sostegno dell’ambiente e che si concluderà a Marzo 2018: si tratta della campagna straordinaria di crowdfunding “10.000 alberi per Pantelleria: per non dimenticare l’incendio 2016” ideata e realizzata dal Comitato Parchi per Kyoto, in collaborazione con il Comune di Pantelleria, Federparchi-EuroParc Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo e il Dipartimento Scienze Agrarie e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo.  L’intervento consisterà nella ripiantumazione di specie autoctone nelle aree degradate privilegiando le specie rare o minacciate, come il pino di Aleppo, il pino marittimo, lecci, piante e arbusti caratteristici della macchia mediterranea.  Il progetto è sostenuto in partnership con PlanBee, la prima piattaforma web dedicata alla raccolta fondi per opere civiche in Italia, soprattutto di natura ambientale. Al link PlanBee-10.000 alberi per Pantelleria tutte le informazioni e i dettagli per contribuire e per approfondire il progetto.

Dammusi, auto elettriche e energia pulita

Veri esempi di ecosostenibilità, i “dammusi” sono abitazioni tipiche dell’isola, costruite dagli arabi fra il VI e il VII secolo d.C. Realizzate sfruttando i materiali disponibili sul territorio, ancora oggi queste strutture si distinguono non solo per l’aspetto estetico: la cupola bianca, che caratterizza il paesaggio, è infatti frutto di una sapiente architettura che sfrutta le condizioni climatiche dell’isola creando un ambiente con temperature ottimali per chi lo abita oltre a servire da collettore delle acque piovane, raccolte poi nella cisterna sotterranea. Un modo intelligente, dunque, e non solo un vezzo da turista, quello di vivere l’isola e capirne la storia, scegliendo di spendere la propria vacanza in un dammuso. Se i dammusi si vedono, altri interventi invisibili o quasi ma non meno importanti caratterizzano il percorso verso la trasformazione in isola sostenibile che Pantelleria ha intrapreso: di recente Citroen Italia ha stipulato un accordo con il Comune, offrendo in comodato d’uso veicoli elettrici e promuovendo così la mobilità sostenibile, mentre con Terna e la società S.Med.E. sempre il Comune ha avviato un progetto per la diffusione delle energie pulite, riducendo al contempo l’impiego delle fonti fossili, per la produzione dell’elettricità e considerando come prioritarie per l’installazione di impianti fotovoltaici le aree industriali e quelle degradate o da recuperare 

Il cappero pantesco

È un bocciolo compatto, piccolissimo, che si caratterizza per compattezza, profumo e uniformità al punto da essersi guadagnato il marchio IGPnonché l’inclusione nell’Arca del Gusto di Slow Food. A spiegarci cosa rende così speciale il cappero pantesco è Gabriele Lasagni, titolare de La Nicchia di Pantelleria, azienda specializzata nella produzione e lavorazione del cappero. Innanzitutto precisa che la pianta del cappero di quest’isola è una pianta diversa dalle altre, che si è sviluppata e selezionata naturalmente negli anni. Quindi sottolinea l’importanza del terroir: “ come per il vino, anche per il cappero il territorio è fondamentale. Infatti, proprio grazie alla conformazione chimica del territorio dell’isola nel cappero si sviluppa una sostanza zuccherina, la glucocapparina, che conferisce ai nostri capperi la tipica dolcezza che altri prodotti – sia pur di qualità – non hanno. A concorrere invece alla profumazione intensa è la forte escursione termica che sviluppa molto i profumi nel cappero e nell’uva.”

Qualità intrinseche della pianta e del fiore a parte, c’è poi un altro elemento molto importante a rendere il cappero pantesco unico: “per tradizione, Pantelleria è un’isola di agricoltori e non di pescatori, i quali hanno sviluppato capacità e competenza uniche nel far maturare il prodotto. In generale, infatti, i capperi dopo la raccolta vengono lasciati maturare in salamoia, al fine di far perdere loro l’amaro e renderli commestibili. Ma storicamente a Pantelleria non c’è acqua, per cui vengono maturati direttamente sotto sale. In questo modo il prodotto non viene diluito ma l’acqua che si crea è l’acqua di vegetazione e il cappero matura nella sua stessa sostanza.”

I capperi vengono infatti messi in piccoli tini stratificando i boccioli con sale, una percentuale di circa il 40%, e vengono fatti riposare per circa 10 giorni rimescolando spesso per evitare fermentazioni. Passato tale periodo viene fatta un’altra salatura, diminuendo la quantità di sale, e il procedimento continua per altri 10 giorni. Importantissimo è il calibro del sale: se troppo fino si scioglie subito, se troppo grosso può danneggiare il cappero stesso. Alla fine dei 20 giorni i capperi sono maturi, termina il lavoro dell’agricoltore e inizia quello delle aziende, che commercializzano il prodotto.

Le foglie e il sale di cappero

Non solo capperi, verrebbe da scrivere, guardando ai prodotti della Nicchia tutti in direzione di valorizzare ogni parte del cappero, eliminando gli sprechi. E dunque ecco che fra i vari prodotti sul mercato hanno portato anche le foglie di cappero in salamoia, poi l’intuizione: riutilizzare il sale di maturazione.

“È un sale che prende l’aroma del cappero, e che finora dopo il periodo di salamoia veniva scartato. Uno spreco incredibile di una sostanza che invece, fatta asciugare dagli umori, diventa un condimento di eccellenza, ricchissimo di profumo. Non è un sale al cappero, ovvero dove al sale sono mescolati i capperi. Ma un sale di cappero, ed è un prodotto che ottimizza e valorizza così anche questo delicato e importante passaggio della produzione pantesca.” Provare per credere… noi lo abbiamo assaggiato e vi garantiamo che è una prelibatezza.

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi