Top

Italian ghost towns

di Ilaria Jovine

 

Non sono solo gli arroccati centri montani. Non sono solo Moncenisio, in provincia di Torino, Monterone in provincia di Lecco, Pedesina di Sondrio o Briga Alta, in provincia di Cuneo. Sono più di mille i paesi di cui vogliamo parlarvi. E la cifra è destinata ad aumentare sempre più. Sono i paesi fantasma. Colpiti da uno spopolamento che, iniziato decenni fa, sembra inarrestabile: dal 2011 al 2016, infatti, ben più della metà dei 5.570 piccoli centri ha perso abitanti. Paesi concentrati soprattutto nella cosiddetta Italia interna, che rappresenta il 60% della superficie nazionale dove risiede il 22% degli Italiani. Per lo più al Centro Sud, ma non solo. Borghi in cui vivono poche centinaia, a volte poche decine di persone, spesso per lo più anziane. I quattro paesi appena citati non arrivano ai 40 abitanti.

La dinamica è sempre la stessa, ovunque: muoiono più abitanti di quanti ne nascano e i pochi giovani scappano, verso le città, verso la costa, e ultimamente all’estero, per trovare un posto di lavoro e costruire un futuro. Senza nuove famiglie, chiudono prima le scuole e poi una dopo l’altra tutte le attività commerciali. Oltre l’aumento del tasso di mortalità, che nel passato anche recente è stato spesso causato da epidemie, cause di abbandono e spopolamento sono: gli eventi naturali (come accadde a Frattura Vecchia, nel comune di Scanno, abbandonato dai pochi superstiti del terremoto del 1915; o a Roscigno Vecchia abbandonato per la franosità del terreno e al borgo di Romagnano che venne definitivamente distrutto dal terremoto del 1980 dopo anni di attività sismica); le guerre (il borgo di Gessopalena Vecchia fu distrutto con cariche di dinamite il 1º gennaio 1944 dai nazisti, trovandosi sulla linea Gustav); il sistema stradale e ferroviario che in parecchi casi, soprattutto sulle tratte minori, prevede vie di comunicazione “razionalmente” pensate per aggirare i paesi piuttosto che per collegarli; e infine scelte politiche ben precise, totalmente prive di visione e di prospettiva (in Irpinia, dopo il sisma del 1980, piuttosto che ricostruire alcuni vecchi centri storici si è preferito costruire nuove città non troppo distanti).

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi